Tra essere e apparire: «Andiamo più a fondo per conoscerci. E innalzarci». Izi presenta ‘Pizzicato’

Quella che Izi, al secolo Diego Germini, racconta nelle sue canzoni è una tempesta interiore in cui i marosi dell’anima si infrangono contro quelli di una società esterna che pare diventare sempre più sterile. Ed ecco, allora, nel momento in cui i flutti si intrecciano, emergere in superficie tutta quella ricerca di senso, di valori e di pienezza di cui l’album Pizzicato porta il segno.

Le tredici tracce che Izi raccoglie in questo suo secondo progetto discografico mettono a nudo demoni e rabbie, libertà e abitudini, riflessione personale davanti allo specchio e sguardo a ciò che gira attorno. Attraverso un linguaggio schietto e diretto su note melodiche che miscelano rap, trap ed elettronica, il rapper genovese testimonia un percorso di evoluzione ma soprattutto di indagine propositiva.

cover album pizzicato

Ad anticipare questo itinerario esistenziale sono stati il brano Pianto e lo street single 4GETU, mentre dal 5 maggio – giorno di pubblicazione dell’album (Sony Music) – è in radio anche Tutto torna, terzo estratto dal progetto che contiene anche svariate collaborazioni con alcuni dei nomi più notevoli del panorama italiano. In un crossover tra la nuova e la “old school”, nella tracklist si ritrovano, infatti, Fabri Fibra,  Caneda, Enzo Dong, Tedua e Vaz te’.  Abbiamo incontrato Izi alla vigilia dell’uscita di Pizzicato; ecco la nostra chiacchierata.

Partiamo dalla copertina del tuo nuovo album: black & white, iperpopolata e, in mezzo alla folla, tu. Che cosa racconta l’immagine del disco che contiene?
La copertina esprime in forma di disegno esattamente quello che avevo nel cervello e lo fa con un’immagine quasi dantesca e infernale. A dominare sono le gabbie, quasi i peccati in cui inciampiamo in continuazione all’interno di un mondo magico, metafisico e trascendentale; a popolarlo sono personaggi di diverse classi, anche molto discussi – dagli sbirri ai politici –, ma tutti sono imprigionati dal caos e scacciati dalle loro bestie. Io sono in mezzo a quella folla ma mi innalzo verso qualcosa di più puro e più vero.

Pizzicato esce a un anno di distanza dal precedente lavoro: che tipo di percorso artistico racconta?
Pizzicato esce come mio secondo disco ufficiale dopo Fenice ed è un disco più personale, più interiore, in cui ho voluto parlare di tutte le gabbie in cui siamo finiti in questa società. Il titolo ha diverse valenze per me e, per prima cosa, è sinonimo di infastidito; è la sensazione che provo di fronte a questa società senza ideali e parlo soprattutto in riferimento ai giovani (ma non solo). Ormai interessa più apparire che essere, conta essere sempre al centro dell’attenzione piuttosto che conoscere se stessi e avere contatto anche con una certa spiritualità. Ognuno di noi, sicuramente, ha dei difetti, nessuno è perfetto e tutti, io in primis, dovremmo cercare di analizzarci in maniera più profonda per staccarci certi marchi di dosso.

Quali altre sfaccettature ha Pizzicato?
Il secondo significato di “pizzicato” per me è quello di pizzicato dall’alto, come se fossi uno dei prescelti per parlare alla gente e far ascoltare le mie esperienze per far conoscere il modo in cui ho lavorato su certe cose. Questo secondo lavoro è molto cupo perché scrivo di getto, col cuore, e da un anno a questa parte ho passato tante situazioni che non potevo trattare con leggerezza. Solo due pezzi danno più aria all’ascolto; per il resto è un disco da ascoltare in cambretta, con le luci soffuse per buttarsi completamente dentro il viaggio. Sono cervellotico e anche l’album è molto denso, ma mi auguro possa dare una sveglia rispetto a quello che è l’andamento generale oggi.

izi 4

Rispetto a Fenice si avverte una notevole crescita: è una maturità solo musicale o anche personale?
È stato un anno che mi ha fatto crescere tanto, come persona e come personaggio. Io non mi invento mai cose non imi appartengono nei testi a costo di apparire debole pur di essere vero, anche ammettendo i miei limiti ed errori per lavorarci sopra. C’è anche da dire che dodici mesi fa ho dovuto chiudere il disco in pochissimo tempo mentre questa volta ho potuto contare su alcune tracce già pronte, che ho raccolto come fossero poesie, e mano a mano ho riflettuto anche sui miglioramenti da portare, sia nei testi sia nei suoni. Mi sono sentito molto più libero in questo album e, a sua volta, mi ha aiutato tantissimo crescere.

Musicalmente, invece, che tipo di lavoro hai fatto?
Ho cercato di fare qualcosa di particolare perché volevo creare suoni sperimentali che non avevo mai usato insieme ad arrangiamenti a volte classici su alcune tracce; ci sono parti più melodiche e, addirittura, in Pizzicato e Come me ci sono elementi orchestrali. L’obiettivo è arrivare a un pubblico più esteso proprio per far riflettere le persone. In questo album son c’è solo trap e io non sono un trapper.

Ma quali sono stati i tuoi ascolti di bambino?
In casa ho sempre ascoltato musica interessante, dai cantautori ai padri del rock, e ho tanti ricordi fin dall’infanzia: sono cresciuto con i dischi di musica classica e con Gaber, Johnny Cash, Depeche Mode, David Bowie. Sicuramente, però, Fabrizio De André è l’artista che mi ha scosso di più insieme a Vinicio Capossela; anche il jazz mi ha arricchito molto e di recente ho iniziato ad apprezzare Stromae e Zaz. Ecco, nel mio piccolo vorrei riportare un po’ di interesse anche per ciò che è stato prima nella nostra musica e nella tv, arrivando a proporre uno spettacolo completo sul palco.

Tornando all’album, Pizzicato contiene quattro collaborazioni importanti…
Nessuno dei featuring è frutto di marketing, voglio chiarirlo, e ho voluto lavorare per dare una buona pasta al disco. Lavorando con Shablo alla produzione artistica, ho sentito che avevo bisogno di  un certo feat per un certo pezzo; le diverse scelte hanno dato vita a brani diversi fra loro. Per esempio, c’è la traccia più legata alla mia zona, con la mia crew, mentre la collaborazione con Caneda ha dato il risultato forse più inaspettato di tutto album. Ero in dubbio se inserire Bad Trip nel disco, perché suonava ancora più prepotente e ignorante di Come me feat. Enzo Dong; io e Marco Zangirolami abbiamo rilavorato a lungo la traccia e ne è uscita una bomba cupa che fa riflettere. Caneda ha aggiunto una strofa molto sentita.

IZI 2017

E con Fabri Fibra, invece, come è nato il featuring?
Dopo  esco è, forse, la collaborazione più inaspettata da parte del pubblico ed è un brano molto particolare. Al primo ascolto può sembrare che l’argomento principale sia il fumo ma non è così; con i versi di questa canzone mi rivolgo a Dio perché mi faccia assaggia un po’ di verità e saggezza, di purezza, per fare capire la verità. Senza demonizzare il fumo, dico solo che anche io non capivo la differenza tra uso e abuso e penso che i ragazzini abbiano bisogno di qualche informazione in più; io dico, analizziamo gli aspetti buoni e cattivi del fumare da cui poi racconto quello che ho capito. Ci sono momenti in cui si fuma, e va bene, ma non si può non essere lucidi tutti il giorno, quando si entra nella vita vera bisogna lavorare sul serio.

Fra i tredici brani, ce né uno a cui sei particolarmente legato? Perché?
Oltre a Bad Trip, la traccia a cui sono più affezionato è Pizzicato: crea un mondo parallelo e sembra colonna la sonora di un film di Tim Burton. Vorrei riuscire a esaltare questa atmosfera anche nei video, come fossero pellicole cinematografiche.

A proposito di cinema: che tipo di insegnamento ti ha lasciato recitare nel film Zeta?
Ha influito soprattutto sulla mia visione dei videoclip, che ora intendo curare con attenzione insieme al regista: d’ora in poi scriverò sempre gli script. Della cinematografia mi è rimasta la passione per il bello e le immagini fotografiche ma recitare è stato interessante anche sul piano interiore: prima di queste esperienze ero un guscio chiuso, completamente un’altra persona, timida e introversa. Quando sono entrato nel mondo musicale all’inizio mi ero anche perso, non sapevo gestirlo perché non ero pronto personalmente.

Solo dopo sono riuscito poi a riallineare tutto, separando la persona dal personaggio anche attraverso l’esperienza dell’interpretazione. In fondo, siamo una sola persona ma, insieme, siamo mille personalità ogni secondo e il pensiero cambia in continuazione. Recitando sono riuscito a riunire un po’ di sfaccettature personali e il cinema mi ha fatto capire quanto posso tirare fuori di me stesso.

Hai accennato a un ideale di spettacolo che vorresti portare on stage: ci sono date in arrivo prossimamente?
Dopo il tour instore, da giugno partiamo per tutta Italia, non ancora sappiamo le date; e dopo una breve pausa è prevista anche una tranche invernale. Mi piacerebbe davvero portare la band con me: è vero, faccio rap, ma è comunque musica e vorrei dei musicisti sul palco, anche solo una batteria per aumentare l’energia. Col tempo, poi, vorrei dare al live un’impostazione che preveda delle parti recitate. Nello scorso tour non ho avuto il tempo di preparare lo show per bene e non ho avuto la possibilità di dimostrare quello che so fare: questa volta voglio che sia tutto diverso.

Con la pubblicazione del nuovo album, Izi incontra i fan nelle principali città italiane in occasione del Pizzicato instore tour. Di seguito gli appuntamenti: 5 maggioGenova; 6 maggioMilano e Como; 7 maggio Stezzano (BG); 8 maggioVarese e Paderno Dugnano; 9 maggioVicenza e Mestre; 11 maggioFirenze e Lucca; 12 maggio Roma e Latina; 14 maggioNapoli e Caserta; 15 maggio Casamassima (BA) e Brindisi; 16 maggioTorino.