Intervista a Laioung tra musica, multiculturalismo e nuove geografie: «‘Ave Cesare – Veni, vidi, vici’, da schiavo a imperatore»

In generi come l’Hip Hop, il Rap e la Trap far parte di una crew è molto più che essere in una compagnia di lavoro; il gruppo diventa famiglia, scuola, riconoscimento identitario, sulla strada, e nella vita. Questo a maggior ragione vale se a farne parte sono tutti ragazzi che condividono l’esperienza di essere italiani di seconda generazione in una Milano che cresce ma, in fondo, rischia di rimanere sempre la stessa.

Venerdì 21 aprile viene pubblicato il nuovo album solista di Laioung, Ave Cesare – veni, vidi, vici (Sony Music), che non a caso apre anche la via all’uscita del progetto della sua crew RRR Mob atteso per giugno 2017. Giuseppe Bockarie Consoli – questo il nome all’anagrafe dell’esplosivo trapper – ha nelle vene il multiculturalismo, una ricchezza che, però, troppo spesso porta sulla pelle troppi pregiudizi, altrui ovviamente. E con molti di essi anche Consoli ha dovuto confrontarsi.

Laioung ave cesare

Incrocio vivente tra Africa ed Europa, nato a Bruxelles e vissuto nel capoluogo lombardo ma anche a Parigi, Londra e in Canada, Laioung si presenta ufficialmente al pubblico italiano con un doppio album che include tracce che hanno già raggiunto milioni di views in rete e che si sono conquistate la stima di tycoon musicali come Fabri Fibra (che lo ha voluto anche nel suo ultimo lavoro Fenomeno) e Guè Pequeno. E a introdurre il progetto discografico è stata proprio Vengo dal basso, la traccia in collaborazione con l’artista dei Club Dogo che prende vita in video attraverso la telecamera di Angelo Guarracino che riprende la cinematografia alla Taratino unita a una strenua, quanto liberatoria, voglia di farcela.

Ritorni sulle scene con una major come Sony Music che distribuisce il tuo nuovo (doppio) disco solista: come nasce questo album e come si è sviluppata la sua lavorazione?
Per me sono come due album in uno. Il mio primo disco è uscito da indipendente e l’ho registrato tutto a Toronto ma è stata la pubblicazione del brano Giovane Giovane a far aumentare l’interesse verso quel progetto, il mio primo vero biglietto da visita. La seconda parte di Ave Cesare – Veni, vidi, vici è stata, invece, interamente registrata a Milano e quindi questo è un album fatto da Toronto a Milano. Da indipendente avevo ottenuto riscontri molto positivi e con Sony Music abbiamo deciso di fare le cose per bene facendo riuscire Ave Cesare con l’aggiunta di Giovane Giovane e un ulteriore CD con le tracce milanesi.

Fin dal titolo, Ave Cesare – Veni, vidi, vici, il disco mette in luce la voglia di un’affermazione artistica e personale che è propria di chi può dire e mostrare di avercela fatta. Quanto senso di rivalsa e di riscatto ci sono in questo lavoro?
Da quando ho 12 anni vado avanti, senza fermarmi, come un treno e oggi che ne ho 24 continuo a farlo. Mi sono sempre soffermato su ogni problema lavorandoci sopra. Artisticamente mi ha fatto evolvere molto e se oggi le cose iniziano a funzionare è perché, dopo anni di duro esercizio, il lavoro ha mostrato la sua efficacia: metto del mio in tutto, dalla scrittura e composizione alla definizione di un’identità musicale fino alla voce e al mixaggio.

Da ingegnere del suono so che cosa voglio sentire e per questo mi piace curare io stesso tutti i dettagli; l’esperienza paga sempre, basta concentrarsi e lavorare, soprattutto sui punti in cui siamo meno forti. Il problema dell’essere umano è che, ascoltando chi dice che non può farcela, finisce per crederci anche lui. Invece, bisogna impegnarsi proprio su quello, senza lasciarsi scoraggiare solo per il fatto che un altro non ce l’ha fatta.

Beh, questo è un insegnamento che va al di là del solo ambito musicale e non è certo facile acquisire questa consapevolezza…
È quello che sto imparando anche io. Ho trascorso tutta la mia adolescenza immerso nella musica e di questo sono contento, così come sono felice del fatto di non aver avuto attorno amici che mi abbiano messo in giri strani ma che mi abbiano permesso di concentrarmi su ciò che amavo. Ho avuto questa fortuna, che mi ha tenuto in vita: oggi ho finalmente un’identità musicale che riesce a farmi trasmettere emozioni personali.

Laioung

E a proposito del titolo così come dell’iconografia imperiale, che cosa ci racconti?
Mi sono ispirato molto agli antichi romani e all’Egitto, reinterpretando anche il mio profilo un po’ da Faraone e trasferendolo verso un ideale di imperatore romano. Ho voluto così esaltare il contrasto che vive la nuova generazione, quella che oggi ha la parola rispetto alla precedente, ma anche c’è anche il contrasto fra stili e generi diversi e quello di emozioni e sentimenti. È tutto un intreccio, come lo sono io.

Non solo hai origini multietniche che affondano le radici in Africa ed Europa, ma sei anche cresciuto in una famiglia di musicisti. Quanto questi intrecci hanno segnato anche la tua stessa formazione musicale?
Credo che ognuno di noi abbia una grande personalità dentro di sé e nel mondo di oggi ci sia la tendenza a far credere che, se non siamo in un certo modo, non siamo fighi. Questo ci fa dimenticare di concentrarci su noi stessi per scoprire quello che siamo davvero e il mondo in cui viviamo. Ci fa scordare di conoscere noi stessi attraverso il mondo, viaggiando, incontrando culture diverse e confrontandoci con culture che non c’entrano niente con noi o magari c’entrano tutto. Abbiamo tutti del talento e ciascuno deve scoprire quello che ama dandogli valore.

Personalmente, ho sempre dato valore a quello che facevo, dal minimo al massimo, e penso che ciascuno debba avere il modo per esprimersi e trovare la propria strada. Sono sempre andato alla ricerca di me stesso confrontando culture diverse e la cosa più importante per me è solamente avere la forza di chiudere gli occhi, non pensare a niente e creare con la voglia di andare oltre sé. Per distinguere il positivo dal negativo, cercando di comunicare sempre il primo rispetto al secondo.

Come i tuoi compagni di crew sei un italiano di seconda generazione: in confronto ai tuoi genitori che tipo di difficoltà hai affrontato nella Milano che hai vissuto tu? In che cosa siete stati facilitati e quali pregiudizi, invece, persistono o magari sono nati ai giorni nostri?
Due cose. Innanzitutto, noi di seconda generazione siamo molto più numerosi dei nostri genitori, con tutte le nostre passioni; coltiviamo l’amore per la musica, per la fotografia, per la moda, insomma per qualsiasi cosa abbia a che fare con la creatività e ci sono anche tanti nuovi artisti che stanno emergendo. In secondo luogo, siamo nel 2017 e con internet si può imparare qualsiasi cosa: la persona che non impara dalla rete oggi è perché non ha voglia di imparare. Rispetto al passato, non ci sono più scuse per gli scansafatiche e sento come dovere personale quello di dare il massimo di ciò che conosco, tecnologicamente e culturalmente. In questo senso, le seconde generazioni possono esprimersi molto più facilmente rispetto ai genitori; per questo non tollero quelli che rifiutano di rappresentare la sofferenza dei loro antenati e dimenticano, così, le proprie origini.

Sei cittadino del mondo ma quella canti in questo disco è soprattutto Milano: quali sono i luoghi della tua città?
La mia Milano è quella degli amici: insieme facciamo casino, ma soprattutto tanta musica! La città che conosco, e che spero di far scoprire anche ai miei ascoltatori, è una nuova Milano che ho costruito in studio di registrazione ed è fatta dei moltissimi artisti che oggi vengono da tutta Italia qui. Ci sono tanti giovani che ho creato e prodotto come fossero i miei Frankestein, esperimenti di laboratorio, e cito Isi Noise con cui da direttore artistico ho lavorato a lungo; lui, artisticamente, si era scoperto fino a un certo punto e io l’ho aiutato a trovare una voce nuova, ma anche a confrontarsi con culture urbane moderne, nuove, americane che il mercato italiano ancora non ha approfondito. L’onda della cosiddetta Trap arrivata da Chicago, senza entrare nei dettagli, ovviamente ci ha facilitato al giorno d’oggi.

Direi che la mia Milano non è fatta di luoghi singoli o persone ma è vista nel suo insieme, con lo stesso amore; per questo non ho problemi a passare da una zona all’altra. Ho la coscienza pulita, voglio rappresentare le seconde generazioni mettendoci la faccia e voglio parlare coi fan o con chi ha un problema. Ci metto il cuore e non capisco come mi si possa andar contro quando voglio unire tutti per fare in modo che, finalmente, possiamo farci sentire nella maniera giusta. Ogni volta che hanno voluto rappresentare le seconde generazioni lo hanno fatto per comodità o con scopi politici mentre noi vogliamo solo fare musica e amare questa città per quanto lei ci possa ricambiare attualmente.

Ritornando, invece, al disco: il primo singolo estratto è Vengo dal basso con Guè Pequeno: come mai hai scelto proprio questo pezzo per introdurre l’album e come è nata l’idea di un videoclip cinematografico?
Credo che questo pezzo sia all’altezza di rappresentare come mi sento personalmente anche attraverso le sue immagini; alla fine ho voluto regalare più immagine che Hip Hop, più musica che Hip Hop. È un film alla Quentin Tarantino in cui racconto visivamente il mio passato, da schiavo a imperatore, dalla sofferenza al raggio di sole. Il video mi rappresenta pienamente anche se i fanatici di Hip Hop non hanno visto una grande strofa accanto a quella di Guè; piuttosto è un’emozione, un urlo, un pianto, un sentimento di orgoglio in una vittoria personale. Tutta la mia musica si basa su quello che sento: non sarò un genio lirico ma mi esprimo musicalmente per dare un’emozione. E il disco è tutto questo.

In rete ho trovato il video di una tua cover di John Legend, che non appartiene strettamente al mondo della Trap. Come mai lo hai scelto?
È un artista che fa parte del mio repertorio musicale insieme a tanti altri; amo la musica in generale e quando il giro di accordi mi prende io mi ci ritrovo subito, al di là dei generi. In più, mi ritrovo un po’ anche nella voce di John Legend e soprattutto, per quanto riguarda il pezzo Everybody Knows, condivido il verso And I hope one day you’ll see nobody has it easy: “spero che un giorno capirai che per nessuno è facile”. È un gran bel pezzo, di cui condivido le parole; per questo ho deciso di cantarlo.

Che cosa hai pensato quando hai avuto tra le mani la prima copia fisica di Ave Cesare – Veni, vidi, vici?
Allora, è un sentimento abbastanza grande da incassare. Non riesco ancora del tutto a connettere che sulla copertina sono proprio io! Ho inserito il CD in auto e mi sono sentito come un bambino, con  un altro sogno realizzato. Ormai ne sto accumulando un po’ e, quindi, cerco di spalancare per bene gli occhi per apprezzare questi momenti, che rappresentano davvero tanto: dormivo su un tavolo e ora pubblico un doppio album con una multinazionale che vuole lavorare come in una famiglia. È un grande traguardo.

Oltre alle date instore, ci sono progetti live in arrivo per l’estate?
Sarò al MI AMI con la mia crew RRR Mob e poi forse arriveranno altre date ma onestamente voglio prima fare dei bei video all’estero nei posti che sono andato a scoprire, come le cascate del Niagara o certi angoli di Africa. Vorrei tornare in tanti bei luoghi per farli vedere anche in Italia, ora che ne ho l’opportunità: voglio mostrare un bel pezzo di mondo e dare emozioni.

Di seguito la tracklist di Ave Cesare – veni, vidi, vici: CD 1 1. Giovane Giovane Ft. Izi, Tedua (Prod. Laioung), 2. Senza Nessun Dubbio (Prod. Laioung), 3. Petrolio (Prod. Laioung), 4. 6.000 € (Prod. Laioung), 5. Poco Ma Sicuro (Prod. Laioung), 6. Don Vito (Prod. Larry Joule & Laioung), 7. La Nuova Italia (Prod. Laioung), 8. Quanto Ci Tieni (Prod. Laioung), 9. Veri Per Sempre (Prod. Laioung); CD2 1. Vengo Dal Basso Ft. Guè Pequeno (Prod. Laioung), 2. Quello Che Voglio (Prod. Laioung), 3. Gente Sveglia (Prod. Laioung), 4. 48 ORE Ft. Momoney e Sedrick (Prod. Laioung), 5. Fuori! (Je So Pazz) (Prod. Laioung), 6. Andrea Bocelli (Prod. Laioung), 7. Milano City Gang feat. Isi Noice (Prod. Laioung), 8. Porta Venezia (Prod. Laioung), 9. Soluzioni (Prod. Laioung).

Laioung incontra il pubblico in una serie di date instore secondo il seguente calendario: 21 aprile Torino, Mondadori ore15.00; 22 aprile Verona, Feltrinelli ore 15.00 e Padova, Mondadori ore 18.00; 23 aprileMilano, Mondadori via Marghera ore 15.00; 26 aprile Brescia, Mondadori ore 17.30; 27 aprileGenova, Mondadori ore 17.30; 28 aprileRoma, Discoteca laziale ore 15.00 e Napoli, Feltrinelli ore 18.30; 29 aprile Bologna, Mondadori ore 15.00; 2 maggioVarese, Varese Dischi ore 15.30 e Como, Frigerio ore 18.00.