Dalla frontiera all’arte dell’incontro: Mannarino parla agli studenti dell’Università di Milano-Bicocca

Tra un sold out e l’altro del suo Apriti Cielo Tour, Mannarino ha trovato il tempo di sedere alla cattedra dell’Aula Magna dell’Università Bicocca in Milano dove è stato ospite di un incontro in materia di Musica sulla frontiera. Più che in cattedra, per la precisione, l’artista ha propriamente infranto la barriera canonica docente/classe superando la “sottile linea rossa” dell’insegnante e sedendo direttamente di fronte all’uditorio. E ad accogliere il musicista, un pubblico nutrito di studenti – ma anche qualche adulto – che ha ascoltato con grande partecipazione il suo racconto insieme agli interventi di Emanuele Ferraro (docente dell’Ateneo) moderati da Marta Cagnola (Radio24).

Ph. Cr.: Ilaria Magliocchetti Lombi

Ph. Cr.: Ilaria Magliocchetti Lombi

Visibilmente emozionato, Mannarino ha preso posto davanti all’insolita platea regalando piccoli racconti della propria storia musicale e della propria esperienza personale e, da subito, è emersa un’apprezzabilissima sensibilità che, insieme alle competenze di antropologo e alla romanità di sangue, ha reso la “lezione” una sincera occasione di confronto. Al centro del dibattito è stato posto il concetto di frontiera, che tanta parte ha avuto anche nelle composizioni dell’artista ospite.

Sollecitato sull’argomento, Mannarino ha subito chiarito: «Ci sono frontiere personali e culturali da percorrere, non solo fisiche, a partire da quella che a molti sembra invalicabile, ovvero il filo spinato tra uomini e donne. La vita stessa è una frontiera: ogni giorno, la mattina, quando mi sveglio, passo tanti fili spinati e ogni persona, in fondo, è una frontiera. Ogni momento della vita rappresenta una nazione e l’importante è stare bene qui e adesso. Se uno vive la vita così, allora cade quella barriera mentre la diversità diventa ricchezza e ogni posto si fa occasione per conoscere. Rispetto alla musica, è stato l’incontro tra generi diversi a generare gli stili musicali più amati al mondo, a partire dal blues.»

Le parole del musicista sono accolte con calore dagli applausi degli studenti, ai quali Alessandro racconta con tenerezza anche i primi approcci alla musica, i viaggi giovanili e il proprio percorso musicale, dai primi ascolti fino alla genesi di album di successo come Al Monte e Apriti Cielo: «I primi ricordi musicali si legano alle ninne nanne che mi cantavano da bimbo, sono i primi suoni che un bimbo sente e si ancorano al midollo spinale. Quello musicale è un linguaggio che tocca corde ancestrali e va al di là di qualsiasi genere, solo dopo arrivano la cultura e la formazione; personalmente ricordo ancora i suoni del cortile in cui giocavo da piccolo, la voce di Gabriella Ferri  e la musicalità della poesia di Trilussa

Ed ecco allora, il superamento della barriera, di cui Mannarino si fa esempio vivente nella musica: «Ho ascoltato tanta musica brasiliana e capoverdiana perché m piace guardare al sud del mondo senza dovermi sentire provincia di uno stato più grande: oggi, musicalmente, sembra che dobbiamo essere la Numidia degli antichi Romani. Non è così. La musica è un linguaggio con regole e convenzioni ma è universale: se si incontrassero un australiano e un congolese potrebbero suonare insieme anche se non si capiscono. È l’arte dell’incontro e del superamento, proprio come la vita: che è anche capacità di rifiutare certe eredità.»

In questo, la donna – che Mannarino canta in svariati brani – diventa simbolo, quasi eroina, di un cambiamento possibile, oltre che auspicabile: «La ribellione oggi deve passare attraverso le donne. Per secoli è stata negata loro l’identità di essere umani, fin dell’antica Grecia su cui si basa il pensiero della società occidentale passato anche attraverso il cristianesimo. Abbiamo raggiunto risultati di tecnica sopraffina, ma umanamente come siamo messi? Questa è la vera frontiera.»

E la chiusura è affidata a un ritorno nell’alveo musicale, che raccoglie la sintesi di tutto l’incontro: «Apriti cielo è un disco di possibilità segnato da un cielo sempre uguale e insieme sempre diverso. In quest’ultimo progetto ho voluto costruire un paese in cui le melodie che trasmettono il vitalismo e la responsabilità della propria gioia. Perché è certo che l’uomo possa superare la frontiera.»