‘Il secondo cuore’ di Paola Turci vive di emozioni e consapevolezza: «Oggi mi sento più forte e leggera, in equilibrio»

La vera Donna – si, con la maiuscola – del Festival di Sanremo 2017 è stata lei, Paola Turci, che ha fatto del palco dell’Ariston lo scenario perfetto di un ritorno che ha il sapore della ripartenza. Femminile, grintosa, seducente e sicura di sé, la cantautrice ha mostrato una nuova veste, personale e musicale, con il brano Fatti bella per te, un vero e proprio inno alla consapevolezza e all’amor proprio.

Perché amare se stessi non è mai facile e non si tratta solo di imparare ad apprezzare i difetti che si hanno, ma di convivere con ogni nostra debolezza o presunta tale trasformandola in un punto di forza imprescindibile. È quello che la Turci testimonia ne Il secondo cuore, album in uscita il 31 marzo per Warner Music con la produzione di Luca Chiaravalli; undici tracce che raccontano con energia una rinascita musicale e soprattutto personale con cui riaccendere il motore del cuore.

Paola Turci - Il secondo cuore COVER

E Paola nella sua vita, fatta di cadute e risalite, ha mantenuto sempre fede al proprio di cuore, quello organico e quello rappresentato dalla musica, àncora di certezze in un mare di inquietudine. Ma come dopo la tempesta arriva il sereno, la cantautrice romana approda a un progetto nato in maniera spontanea e ispirata, un porto sereno a testimoniare una ritrovata pace con sé e con gli altri.

Ma non pensiate a un disco che suoni come ripiegamento riflessivo su stessi: la vena  di intimismo  c’è, eccome, ma è vibrante di incanto ed è estroflessa a guardare il mondo, dentro e fuori, con occhi lucenti. Contagioso e determinato, Il secondo cuore travolge mente e anima con suoni elettronici che conservano rotondità grazie alle grintose chitarre elettriche e a una tinta folk senza tempo.

Questo album nasce innanzitutto da un incontro, quello con Luca Chiaravalli: come avete lavorato insieme?
È stato uno degli incontri più felici che potevo fare, anzitutto dal punto di vista umano: Luca è una persona vera con cui ho condiviso un percorso di vita. Anche lui ne ha passate molte e ha una gioia di vivere rara; in lui mi sono specchiata, mi ci sono buttata dentro. La prima cosa che mi ha colpito è stata la sua dirompente energia. Per lavorare insieme ci siamo venuti incontro: lui ha una forte personalità, molto riconoscibile artisticamente, e io ho i miei gusti, per questo motivo abbiamo parlato a lungo prima di cominciare l’album. Volevo un disco potente, pregno della vitalità che sento dentro di me soprattutto in questo momento. Conoscevo Luca come produttore di successo, come musicista e autore vincente, ma non oltre. Volevo che fossero le canzoni a essere vincenti. Mi ha conquistato di persona e ci siamo adorati da subito. È nata una sintonia di cui siamo entrambi molto felici.

Questo tuo nuovo album arriva dopo la raccolta antologica Io Sono del 2015 e uno spettacolo teatrale molto importante: serviva quel passo riassuntivo per aprire una nuova pagina anche in termini di attitudine personale?
Sembra un tratto di strada breve, eppure a me pare lunghissimo perché sono successe un sacco di cose. Il libro che ho scritto mi ha aperto un prospettiva nuova, a partire dal monologo che ho portato in teatro: è stato un inizio mentre il disco con Federico Dragogna mi è servito per riprendere in mano le mie canzoni e riattualizzarle, sentirle con orecchio nuovo. La voce allora era al centro del progetto, questa volta – con Luca – è la vocalità che si esprime al meglio.

Ph. Cr.: Luisa Carcavale

Ph. Cr.: Luisa Carcavale

In questo disco esplori tonalità per te inconsuete: che tipo di lavoro hai fatto in quel senso?
Dall’ultima traccia è nata la voglia di centrare il disco sulla vocalità. Luca ha rialzato tutte le tonalità in modo che esprimessero pienamente le energie dei pezzi ed è stato lui a guidarmi verso una nuova vetta. Inizialmente, Fatti bella per te era in una tonalità più bassa ed è stato lui a farmela cantare più alta; ammetto di essermi spaventata inizialmente ma Luca mi ha tranquillizzato e, a mano mano, che la provavo quasi per magia l’ho sentita perfettamente adattata alla mia voce, senza alcuno sforzo.

Il secondo cuore, titolo del progetto, nasce quasi paradossalmente da un verso dell’unica traccia che non hai scritto tu. Come è arrivato questo brano e quale forza vi hai trovato tanto da trarne il titolo del disco?
Quello con Enzo Avitabile è stato un incontro casuale, per quanto alla fine niente lo sia mai veramente. Ci conosciamo da quando ero piccola e iniziai a cantare, ma per lungo tempo ci siamo persi di vista, non l’ho più seguito. Ascoltando la colonna sonora del film Indivisibili ho scoperto che era un autentico capolavoro e ho reagito d’istinto: ho scritto un commento a Enzo su Twitter e lui, poi, mi ha cercata.  Abbiamo iniziato a sentirci periodicamente finché gli ho proposto di fare qualcosa insieme. In particolare, gli ho chiesto un testo di cui avrei composto la musica e dopo due giorni mi ha mandato Nel mio secondo cuore. In quell’espressione ho trovato tutto: è il posto in cui voglio stare, la definizione ideale di musica come casa, un posto con delle profondità ancora più eloquenti. È diventato il titolo del disco, è il mio album, la mia musica.

Quale Paola Turci comunica questo album e che cosa rappresenta per te questo nuovo traguardo discografico?
Il disco ha rinnovato una consapevolezza raggiunta. L’incidente ha interrotto il sogno della recitazione, che è rimasto lì appeso e ho scritto di quel periodo a vent’anni di distanza; quindi, un regista l’ha voluto mettere in scena coinvolgendo proprio me sul palco ed è stato qualcosa di incredibile per come è successo. In fondo io volevo solo raccontare la mia storia senza insegnare niente, volevo liberarmi dalle mie paure e dal mio nascondermi continuamente ma in quel momento ho capito che stava succedendo qualcosa. Mi ha dato una vitalità incredibile, è stata la prima presa di coscienza da cui sono arrivate tutte le altre fino a questo album attraverso una serie di combinazioni felici e piccole che mi fanno pensare che ci sia una riconferma, quella di non essere soli.

Ph. Cr.: Luisa Carcavale

Ph. Cr.: Luisa Carcavale

Tra le suggestioni che tornano in questo album ci sono da parte il bisogno di difendere se stessi (Ci siamo fatti tanti sogni) e dall’altra invece la determinazione di affermarsi (Fatti bella per te). Qual è tra le due la sensazione che vorresti fosse percepita di più anche come messaggio?
Vorrei che arrivassero entrambe le sfaccettature, ma ce ne sono anche più di due. Per esempio c’è una morbidezza che è consapevolezza e serenità: ho cantato Nel mio secondo cuore con un filo di voce, ovvero con la mia spontaneità senza forzature. Ci siamo fatti tanti sogni invece è un pezzo struggente, malinconico, e ricordo ancora il pianto che ho fatto dopo averla incisa; mi ha dato molta emozione cantarla anche se poi racconta l’illusione di una storia d’amore.

Per ogni canzone penso anche a una postura diversa, quella più determinata e quella più raccolta: io sono entrambe le cose. Certamente oggi sperimento anche la postura determinata, senza la chitarra che mi è sempre stata compagna e coperta di Linus; salire sul palco senza di essa è come mostrarmi in tutta me stessa, dalla voce al corpo. Per anni ho suonato sul palco, mentre agli esordi cantavo e basta e ricordo che mi muovevo in continuazione, non ero mai ferma; oggi, invece, sento questa forza da ferma che mi travolge, mi spinge verso il pubblico. Questo mi piace da morire e non vedo l’ora di esprimere questa forza dal vivo.

Fra le tracce più particolari c’è Ma dimme te, la canzone da cui è partito l’intero progetto e che vede la collaborazione con Marco Giallini: ce la racconti?
È un pezzo completamento in romanesco, che io e Giulia Ananìa abbiamo scritto in un’ora e mezza prendendo spunto da donne forti come Anna Magnani e Chavela Vargas. Giunte alla fine, volevo che la canzone avesse in chiusura la risposta dell’uomo; inizialmente avevo registrato io la parte maschile e sembravo Califano, giuro! (sorride, ndr) Poi ho pensato a Marco Giallini per voce ed espressività; l’ho rintracciato e, dopo avergli fatto ascoltare la canzone, ha accettato. È un uomo bello con la voce che ti stende e la furberia di colui che ti dice di essere fedele ma non puoi mai esserne certa. Perfetto per il brano.

Ad anticipare il tuo disco è stata Fatti bella per te, che fin dal prima esibizione a Sanremo è diventata un inno per moltissime donne: te lo aspettavi?
È stato bellissimo e del tutto inaspettato! Quando scrivo, parto sempre da me e non penso a mandare messaggi a chi mi ascolterà, è la canzone stessa che li manda. Io non ho fatto altro che mostrare il mio sentire e, probabilmente, il pubblico ha recepito la credibilità della storia, mia e della canzone. Non ho mentito, non ho confezionato nulla. Quest’anno a Sanremo non volevo lasciare che la paura mi giocasse brutti scherzi; ci sono tornata dopo sedici anni e ho voluto affrontarlo con la massima concentrazione per trasmettere questo mio momento di equilibrio, mi sento più a fuoco ora. A quasi cinquantatré anni sono più forte e leggera di prima, mi permetto di pensarmi anche più giovane che in passato.

A breve sarai sul palco insieme a Paolo Fresu per un concerto benefico a sostegno della Fondazione Rava e poi partirai in tour: che cosa stai preparando?
Innanzitutto, ho conosciuto la Fondazione Rava grazie a mia sorella che vi opera da diversi anni e mi ha portato più volte ad Haiti. Se posso fare qualcosa per aiutare quella gene, lo faccio davvero il massimo piacere. Lo scorso anno anche Paolo Fresu è venuto con noi e quel viaggio ci ha segnato molto. Quattro ani fa ci siamo esibiti insieme a fine benefico a Firenze; allora, siamo saliti sul palco improvvisando ma, questa volta, pur lasciando spazio alla jam session avremo un canovaccio. Il repertorio comprenderà brani da questo mio disco ma anche pezzi che vanno da Cohen a Modugno. C’è davvero una grande operosità e un serio impegno dietro ogni attività.

Chiudiamo così: che cos’è, per te, la bellezza?
Di questo tempo sembra difficile definirla, ma per me sta nella forza di reazione, nell’essere più bella delle cicatrici e nella capacità di sorridere davvero dopo un dolore, trovando la forza di rialzarsi. Per me, ad esempio Lucia Annibali è bellissima così come apprezzo Anna Magnani che è stata un donna dall’attitudine rock che esprime la mia vita e rimanda alle donne che ho amato, ammirato, della mia famiglia. Il mio ideale di bellezza è quello di una donna forte e fragile insieme. Dopo l’incidente, banalmente, la cosa più difficile da fare è stata togliermi i capelli dal viso ma, dopo aver compiuto quel gesto, ho promesso di non dirmi più che sono una cessa: la bellezza la senti dentro e la vedi oltre lo specchio.

A partire dal giorno di pubblicazione dell’album, Paola Turci incontra i fan durante un instore tour nelle principali città. Questi gli appuntamenti: 31 marzoRoma (Feltrinelli, Via Appia Nuova, 427 – h. 18.00); 1 aprile Firenze (Feltrinelli Red, Piazza della Repubblica – h. 17.00); 2 aprile Bologna  (Mondadori, Via Massimo D’Azeglio, 34,a – h. 18.00); 3 aprileTorino (Mondadori, Via Monte di Pietà, 2 ang. Via Roma – h. 18.00); 4 aprileMilano (Feltrinelli, Piazza Piemonte, 2 – h. 18.30); 5 aprileNapoli (Feltrinelli, Piazza dei Martiri – h. 18.00); 6 aprileBari (Feltrinelli, Via Melo, 119 – h. 18.30); 7 aprilePalermo (Mondadori – Via Ruggero Settimo, 16 – h. 18.00).

Dopo l’appuntamento solidale insieme a  Paolo Fresu, l’11 aprile al Teatro Manzoni a Bologna per la Fondazione Francesca Rava NPH Italia, da maggio, l’artista è in tour secondo il seguente calendario: 6 maggioTodi, Teatro Comunale (data zero); 9 maggio – Roma, Auditorium Parco della Musica; 16 maggioFermo, Teatro Dell’Aquila; 17 maggioTrento, Auditorium Santa Chiara; 22 maggioMilano, Auditorium La Verdi – Fondazione Cariplo; 23 maggioReggio Emilia, Teatro Valli; 24 maggioVicenza, Teatro Comunale; 2 luglioTorino, Festival d’Estate c/o Piazzetta Reale; 11 agosto Marina di Pietrasanta (LU), Teatro La Versiliana.