‘I muri di Berlino’: paure, speranze e dolori nel nuovo album di Maldestro. «Ciò che conta è l’esigenza di scrivere»

La sua voce e la presenza a tratti timida, dimessa, come di una persona che vive ogni istante gustandolo con lo stupore che si riserva a un regalo inatteso hanno reso Maldestro uno dei giovani più interessanti tra le Nuove Proposte di Sanremo 2017. E sul palco del Festival Antonio ha lasciato una traccia facendo incetta di premi con la sua Canzone per Federica: perché se è vero che, in termini di classifica conta il secondo posto raggiunto, i riconoscimenti ricevuti hanno (forse) un peso specifico ancora maggiore.Maldestro

E allora vale la pena citarli: Maldestro sono, infatti, stati consegnati il Premio della critica ‘Mia Martini’, il Premio Lunezia, il Premio Enzo Jannacci, il Premio Assomusica e, dulcis in fundo, il Premio Miglior Videoclip conferito dalla Regione Basilicata. Un gran bel palmarès. Per portare a frutto questo esordio corposo arriva, esce venerdì 24 marzo, l’album I muri di Berlino (Arealive / Warner Music) che in dieci tracce segna un viaggio nell’umanità di oggi.

Ogni canzone segna il passo di un itinerario personale e sociale che, attraverso una riflessione lieve eppure densa, vorrebbe portare all’abbattimento di ogni barriera, ogni muro, ogni ostacolo che l’uomo finisce per erigere prima di tutto dentro di sé. Paura e speranza, attualità e immigrazione, amore e mafia: attorno a questi poli si aggrovigliano i testi di Maldestro che ne scioglie i fili per guardare con maggior speranza al domani.

Partiamo dal titolo e da uno dei temi ricorrenti di questo album: quali sono i muri di cui canti? Sono muri esterni o interiori?
In questo album cerco di raccontare i muri interiori, la paura, la noia ma anche la speranza; ci sono tutti quei muri che se non abbattiamo dentro di noi, poi, fanno sì che quelli esterni vengano costruiti. Direi che, da questo punto di vista, I muri di Berlino è un disco di sentimenti umani sinceri e quotidiani.

E quali  vedi, invece, oggi come muri attorno a noi?
Beh, i muri di oggi vanno da quello che sta facendo Donald Trump in America ai fenomeni migratori e poi possono esserci muri anche nel lavoro e nelle scuole. Per esempio, la cattedra di un insegnante se non è usata in maniera giusta rischia di rovinare uno studente.

Sulla copertina de I muri di Berlino campeggia una serie di elementi simbolici: ce li spieghi?
La cover è opera di Aria Carelli, una mia fan che una volta mi mandò un suo disegno. Da lì mi è venuta l’idea di fare la copertina del disco come fosse un acquerello con un disegno fantastico: ci sono i muri, chiaramente, ma anche la speranza, rappresentata da un cappello che supera quegli stessi ostacoli a terra, e poi c’è il gomitolo che crea un filo, unisce tutto.

In questo tuo lavoro c’è almeno un altro tema che si presenta in più passaggi, quello del tempo: rapporto hai con esso?
Raramente quando scrivo una canzone torno su di essa a modificarla, quindi se ci sono parole che ritornano spesso è perché sono immagini o sentimenti che più o meno vivo oppure rubo negli occhi degli altri, sempre perché le ho vissute. Credo che abbiamo tutti problemi con il tempo; per me è qualcosa di fondamentale anche se a volte non lo vivo a pieno; per esempio, ho paura delle buone notizie e della felicità, perché non le so gestire e non ne conosco la durata. Spesso finisco per viverle con l’ansia della loro fine e, così, mentre mi preoccupo, sono già passate.maldestro Cover I MURI DI BERLINO+

Canti spesso anche i difetti e la bellezza di saperli apprezzare: che cosa rappresenta l’imperfezione per te?
Credo sia facile amare i pregi di una persona o le cose belle che accadono; è più difficile amare i difetti e i dolori ma è quando si arriva a quella completezza che si raggiunge un livello alto nei sentimenti. Il dolore non va respinto, debellato o anestetizzato, piuttosto va consumato, fatto proprio, vissuto. Fa parte di te e se lo respingi, prima o poi, tornerà.

L’ironia come trova spazio in tutto questo?
A me piace prendere in giro soprattutto me stesso, perché non mi è mai piaciuta la serietà: va bene essere seri ma non seriosi. La musica è un gioco serio, anzi  credo che l’ironia salverà il mondo. Per questo io prendo i miei difetti e li distruggo, per non viverli male.

Geograficamente e simbolicamente due sono gli assi lungo i quali si muove questo album, Berlino e Napoli: come vivi queste due città?
Berlino è una città pazzesca, c’è tutto il mondo lì; e bella, c’è integrazione, ed è un luogo in cui un giovane può davvero realizzare i propri sogni perché gliene vengono dati gli strumenti. Mi è rimasta dentro quindi è stato bello omaggiarla in questo disco. Napoli, invece, ha molte contraddizioni ma conserva anche tante cose chiare ben radicate in sé; è una città di mare e nel nostro DNA “importare ed esportare” umanità. Credo, anzi, che sia una delle città più accoglienti d’Europa.

In verità, ci sarebbe un’altra città nel tuo percorso artistico recente, Sanremo: qual è il bilancio della tua esperienza al Festival?
Partiamo da un presupposto, ovvero che la musica per me è gioco e per questo motivo non ho mai avuto alcun tipo di pressione sul palco, neppure all’Ariston; in fondo andavo là per cantare una canzone, non a fare la guerra. Certo, i premi che sono arrivati sono una grande soddisfazione, ma il mio primo obiettivo era emozionare le persone. Oggi, ecco, mi fermano lungo la strada per una foto, ma anche questo lo vivo come un gioco e mi distacco di un centimetro da tutto per non farmi risucchiare dal meccanismo, cerco sempre di essere me stesso. In questo, credo, mi abbia aiutato anche il teatro.

Quello di cui parli è un modo molto maturo e consapevole di vivere la popolarità che non è esattamente da tutti…
Diciamo che questo distacco mi permette di vivere meglio le cose, con una certa consapevolezza perché so che domani potrebbe accadere che nessuno mi fermi più o che non ci siano contratti da firmare. Ma la mia preoccupazione vera è che anche domani io senta l’esigenza di scrivere; questo sta sempre al centro, è il mio modo di liberarmi e mi viene naturale. Cerco solo di dare valore a ogni cosa e seguo una ma massima di Troisi: “Il successo è una cassa che amplifica: se uno è già imbecille diventa imbecillissimo, se uno è umano diventa umanissimo.

A proposito di artisti che hanno segnato la tua formazione e la tua crescita: chi sono stati quelli più significativi per te?
In assoluto Ivano Fossati, è per lui che faccio questo mestiere e giocosamente dico che lui mi ha rovinato la vita. Ricordo ancora che, quando ero piccolo, mi guardavo allo specchio e canticchiavo le sue canzoni dicendomi che da grande avrei voluto essere come lui. Ho cominciato poi ad ascoltare tutti i grandi cantautori italiani seguendo molto, per esempio, Giorgio Gaber per la sua capacità di far convivere musica e teatralità: se un giorno dovessi fare anche solo il cinque percento di quello che ha fatto lui con il suo teatro canzone sarebbe tantissimo. E poi c’è Massimo Troisi, che è stato un grande maestro, un filosofo, un padre putativo che mi ha insegnato tanto.

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E della tua esperienza di attore teatrale cosa porti con te oggi?
Tutto. È stata fondamentale, ancora oggi onestamente mi manca molto, forse perché è ciò che mi rappresenta di più. Il teatro me lo porto nelle mie composizioni: tendo a scrivere per immagini, come fossero monologhi. Prima pensavo che fosse un limite ma è semplicemente la maniera più naturale che ho; facendo un paragone azzardato, anche il grande Lucio Dalla faceva così. Ecco, nel mio piccolo, vorrei riuscire a raccontare le cose con la sua semplicità unita a una poetica pazzesca molto teatrale.

Dopo il teatro, il cinema: Abbi cura di te fa parte della colonna sonora del film Beata ignoranza. Come è stato scelto il brano?
Il pezzo era pronto per il disco e l’arrangiatore, Maurizio Filardo, mentre lavorava al mio progetto era impegnato anche sulle musiche per Beata ignoranza di cui mancava proprio la canzone finale. Maurizio chiamò il regista proponendogli Abbi cura di te perché gli sembrava adatta; quando Massimiliano Bruno la sentì rimase folgorato e la volle nel film. Per me è un altro sogno che si avvera perché ho sempre desiderato scrivere musica per il cinema.

Con l’esposizione sanremese cosa è cambiato, anche nel tuo pubblico?
Il mio è sempre stato un pubblico attento, accogliente, sorridente ed educato che va dai 20 ai 60 anni, e credo che questa sia una vittoria. Direi che è un pubblico bello e variegato, che dopo Sanremo è aumentato. In generale sto incontrando tanta gente bella e nel mondo dello spettacolo è cosa rara perché rischi di trovare più personaggi che persone. Tanti stanno credendo in me a partire dal mio staff, che non posso che ringraziare.

E che rapporto hai con i social?
Uso poco i social ma quando lo faccio mi piace usarli in maniera giocosa, pubblicando clip ironiche in cui partecipano anche i miei collaboratori: è bello vedere come stiano tutti al gioco, come la musica si possa vivere in maniera rilassata. Io già sono fortunato perché mi posso svegliare la mattina sapendo di fare quello che amo. È qualcosa di clamoroso: che cosa volere di più?

Che cosa stai preparando per i prossimi live?
Stiamo preparando uno spettacolo in cui ci saranno anche interventi di prosa che racconteranno il disco e porteranno lo spettatore entro la dimensione ironica del progetto. Di mio immagino il live a teatro ma in estate saremo anche all’aperto e quello outdoor sarà uno show diverso, per rispetto al luogo e al pubblico. Il teatro ci ha insegnato il silenzio, la disciplina, la polvere e l’umidità; la piazza è un ambiente differente, non da monologo di dieci minuti in pieno agosto.

Maldestro presenta I muri di Berlino durante alcune date instore. Ecco il calendario: 24 marzoRoma, Feltrinelli Via Appia Nuova 427 (h 18,00); 25 marzoNapoli, Feltrinelli P.za dei Martiri (h 18,00); 26 marzoSenigallia (AN), Mondadori C.so II Giugno 61 (h 18,00); 27 marzoMilano, Mondadori Via Marghera (h 18,00); 28 marzoTorino, Mondadori Via M.te di Pietà 2 (h 18,00); 29 marzoBologna, Mondadori Via D’Azeglio 34a (h 18,00); 30 marzoFirenze, Galleria del Disco (h 17,30).

Dal 12 aprile al via, infine, il tour dell’artista con tappe in tutta Italia che porteranno Antonio sui palchi anche per tutta l’estate. Queste le prime date confermate: 12 aprile Bologna, Teatro San Leonardo; 13 aprileRoma, Auditorium Parco della Musica; 20 aprile Milano, Salumeria della Musica; 26 aprile Napoli, Teatro Bellini; 5 maggioRecanati, Teatro Persiani; 27 maggioVicenza, Festival; 25 giugnoMontesano sulla Marcellina (SA), P.za F. Gagliardi; 29 giugno – Salina, Salina Doc Fest; 15 luglio – Odolo (BS), Festival D-Skarika; 28 luglioSant’Anna di Centobuchi (AP), Piazza.