Cleò: celebra la cantautrice Valentina Giovagnini con Il Passo silenzioso della neve

Dopo la sorprendente versione di Brava di Mina solo piano e voce con l’accompagnamento del Maestro Daniel Bestonzo con cui la voce misteriosa del web continua a far parlare di sé in tutta Italia ottenendo lusinghiere recensioni da parte di critica e pubblico, Cleò torna a farsi sentire l’8 Marzo 2017, in occasione della Festa della Donna, con un altro intenso ascolto disponibile, come i precedenti, sul proprio Canale Youtube Ufficiale.

E lo fa con un motivo ben preciso: “Celebrare e omaggiare il talento di una grande artista italianache merita di essere più spesso ricordata a dovere. Ci sono infatti stelle che brillano per un istante marimangono per sempre. Come Valentina Giovagnini, toscana nativa di Arezzo, interprete e cantautrice raffinata scoperta da Pippo Baudo al Festival di Sanremo del 2002, in cui conquistò il secondo posto fra le Nuove Proposte. La prima cui va riconosciuto il merito indiscusso di aver introdotto nel pop italiano d’autore frammenti preziosi provenienti dalla cultura medioevale e dalla musica celtica, in un avvolgente percorso a ritroso alla riscoperta delle radici”, dichiara Cleò.

unnamedChe prosegue: “Nel suo breve passaggio terreno, Valentina ha lasciato in dote due album, ‘Creatura Nuda’ e il postumo ‘L’amore non ha fine’: in tutto 24 tracce che rivelano all’ascolto un esotismo di ricercanella scrittura di una tale sensibilità e delicatezza poetica che in Italia ho riscontrato solo nell’immensa produzione del grande Pino Mango”. Accostarmi con estremo rispetto e umiltà al suo più grande successo scritto da Davide Pinelli con l’ottimo paroliere Vincenzo Incenzo, Il Passo silenzioso della neve, che sul palco del Teatro Ariston valse a Valentina 15 anni fa anche il ‘Premio Miglior Arrangiamento’, è stato come cogliere all’istante un invito a riscoprire l’intimità della bellezza e della purezza del repertorio di un’artista che, come fata sospesa tra Trascendente e Immanente, ci riporta indietro nel tempo a suoni ancestrali, a mondi che evocano gli archetipi degli elementi primi del Creato, ad atmosfere lontane e primordiali, al senso della coscienza fino a cuore del respiro del mondo”, racconta Cleò.

Che ha riletto il brano in chiave moderna etno-pop ma nella stesura originale, muovendosi abilmente tra vocalità maschile e femminile, strizzando l’occhio al misticismo interpretativo di Elisa e alle raffinate armonie senza tempo di Enya, in una intensa trama di echi e rimandi suggestivi e ricchi di colore e pathos interpretativo in cui “l’impiego della ricerca dell’uso della voce come strumento si fa prima di tutto suono ancorchè significato”, puntualizza l’artista.