Intervista a Guglielmo Scilla, protagonista maschile di ‘Grease’: «Il mio Danny Zuko tra divertimento, energia e sensibilità»

Dal 9 marzo al 30 aprile 2017 il Teatro della Luna di Assago (MI) ospita il musical dei musical, Grease, che festeggia i vent’anni dal debutto sui palcoscenici italiani. La nuova versione che la Compagnia della Rancia presenta è un’edizione 2.0 dello spettacolo che conferma l’energia e la freschezza di sempre con un cast rinnovato capace di riaccendere la greasemania.

E questo show, di manie, se ne intende, protagonista come pochi altri di un vero e proprio fenomeno di costume; brillantina alla mano, giacche di pelle e borchie, Danny, Sandy & Co. tornano a  incarnare quello spirito giovanile di qualche decennio fa che si più che apprezzare anche oggi.

grease

Con la regia di Saverio Marconi, l’allestimento 2017 prevede una band dal vivo, una scenografia a mezz’aria completamente rinnovata, una canzone nuova inserita nello spettacolo e, soprattutto, nuovi attori protagonisti. Nei panni di Danny Zuko c’è Guglielmo Scilla, personaggio noto della rete, della radio e della tv, al cui fianco recita la biondissima Lucia Blanco (Sandy), mentre Riccardo Sinisi interpreta Kenickie ed Eleonora Lombardo è la ribelle Rizzo.

Attorno a loro ruotano i T-Birds (Giorgio Camandona Roger, Gioacchino Inzirillo Doody, Luca De Gregorio Sonny), le Pink Ladies (Roberta Miolla Marty, Federica Vitiello Jan) con tutti gli studenti dell’high school di Rydell. A Nick Casciaro, infine, il doppio ruolo di Vince Fontaine e Teen Angel mentre Ilaria Amaldi torna nel cast, dopo l’edizione del 1997 e questa volto nel ruolo di Miss Lynch. Abbiamo incontrato il protagonista Guglielmo Scilla dopo le anteprime al Teatro La Fenice di Senigallia e ci ha raccontato qualcosa in più sul debutto teatrale e sul suo personaggio.

Dopo YouTube, radio e cinema approdi in teatro: con quale approccio hai affrontato questa nuova esperienza?
Quando mi è stato chiesto di fare i provini per Grease, la mia prima reazione è stata mettermi a ridere! Il musical è qualcosa che ho sempre apprezzato e ne ho visti parecchi, soprattutto all’estero, a Londra e New York. La cosa strana è che, quando ho incontrato Saverio Marconi, ho affrontato i cinque provini che mi ha fatto molto tranquillamente, nel senso che, non avendo studiato come performer teatrale né come ballerino, non avevo da dimostrare niente se non far vedere quello che avrei fatto io con un personaggio come Danny Zuko. Quella è stata la mia fortuna, forse: il regista si è trovato a lavorare con una tavolozza bianca non imbastardita da cose che potevo aver già visto o già fatto. Per me non è qualcosa di tirato a lucido ma di completamente nuovo.

Danny Zuko e i T-Birds in una scena di Grease / Ph. Cr.: Francesco Prandoni

Danny Zuko e i T-Birds in una scena di Grease / Ph. Cr.: Francesco Prandoni

E che tipo di Danny Zuko è il tuo?
Mi baso un po’ su quello che mi è stato detto: è un personaggio comico, nel senso che io mi sono sempre divertito a far leva sugli stereotipi e mi sono trovato ad avere per le mani un personaggio attuale sotto diversi aspetti. Da un lato, il concetto di machismo è l’altra faccia del femminismo e la convinzione che per dimostrarsi uomini non bisogna essere emotivi e sensibili, provare sentimenti, piangere o cambiare i pannolini al figlio rispecchia quello che molti pensano adesso. Dall’altra parte c’è invece questo ragazzo che, nei confronti di una ragazza semplice quanto lui, crolla, diventa goffo ed emotivo. Questa dicotomia, raccontata con sincerità, fa ridere, o almeno è quello che ho percepito. E poi diverte me in primis: sul palco porto un Danny divertito ancor più che divertente, perché mi diverto io stesso.

Cosa c’è e quanto c’è di Guglielmo in questo personaggio?
Ci metto innanzitutto tutta l’energia e la frizzantezza che ho! Una volta messo piede sul palco ne scendo con due chili e mezzo in meno perché non c’è un secondo in cui mi fermo, sono sempre attivo: appena si finisce di parlare c’è subito da ballare. Di mio, poi, per certi versi metto anche l’onestà che mi sono reso conto funziona tanto. È questa la cosa che YouTube mi ha insegnato: lì piaci davvero se veramente sei te stesso, non un personaggio costruito altrimenti rischi di non piacere per quello che non sei neanche. Tanto vale essere liberi anche sul palco e Grease è un’esperienza lenitiva: ne esci che ti senti meglio.

Fare un musical comporta una preparazione non solo attoriale ma anche fisica: come ti sei “allenato” per Grease?
Tu vuoi farmi ridere, eh (sorride, ndr)! A parte gli scherzi, è stato un lavoro davvero tosto e quello che ho fatto io è stato mettermi a lavorare da subito con una vocal coach che si occupa di musical. Il bel canto fatto su un palco davanti a un microfono è qualcosa di estremamente diverso dal cantare mentre salti e balli. Questo mi ha fatto capire quanto le varie discipline siano unite perché se canti in un certo modo non hai fiato per ballare e viceversa, in più devi essere sempre concentrato per essere il personaggio che stai interpretando. Diciamo che la cosa più importante su cui ci siamo concentrati è stata fare fiato, aumentando al massimo la stamina. Fisicamente c’è stata una preparazione tramite attività aerobiche – come corsa e camminata – e tanto stretching. E poi sotto con le prove giornaliere, che sono meglio della zumba! Prova costume? Già fatta, anzi per la prima volta andrò al mare con gli addominali.

Rispetto al tuo personaggio di Baciato dal sole, in quale ruolo ti sei sentito più libero? In tv o sul palco?
Quello di cui mi sono accorto è che ovunque c’è una gerarchia e chi pensa di uscire dal web per fare tutto quello che gli pare automaticamente, per certi versi, è destinato a fallire. Ogni storia e ogni mezzo hanno un proprio codice e bisogna piuttosto avere l’umiltà di impararlo. Con quest’esperienza mi sono reso conto che, mentre al cinema e in tv finisci per lavorare con un team ristrettissimo, a teatro invece non puoi basarti solo sulle tue forze. Quello che cambia davvero tanto è il ruolo della compagnia insieme a quello del pubblico: pensavo fosse una frase fatta ma non è così. Quando hai un momento di calo basta guardare gli altri e di riflesso, vedendo una persona che ride della tua battuta o un compagno ti dà una pacca sulle spalle dietro le quinte, sei capace di fare l’impossibile.

Hai iniziato a farti conoscere su YouTube nel periodo in cui non era ancora un fenomeno diffuso: credi che sarebbe stato diverso cominciare oggi? Che cosa è cambiato?
Sicuramente sarebbe stato diverso, a partire dal fatto di sapere che YouTube è uno strumento che permette di avere maggiori possibilità anche in altri campi, dall’editoria allo spettacolo. Io ho iniziato a usare quel mezzo con assoluta inconsapevolezza, che è poi quello che mi ha insegnato di più, mentre oggi vedo nascere personaggi già confezionati. Forse anche il web è cambiato, inizia ad avere i suoi codici e non più spontaneo al cento per cento.

Come si sopravvive al successo, spesso solo momentaneo, che la rete regala?
Partiamo da un presupposto: sono stato schifosamente fortunato perché ho avuto la possibilità di fare YouTube nel momento giusto. Certo, conta anche come lo fai ma ci sono tante persone capaci che, però, non hanno avuto la loro occasione. Detto questo, per due anni mi sono preso una pausa dal web ed è stato un periodo onesto tanto quanto i sette trascorsi online; per me YouTube è sempre stato un diario, non un lavoro, e quando non ho avuto più contenuti da dare mi sono fermato. Avevo bisogno di ritrovare me stesso perché stavo facendo troppe cose e troppo velocemente, non capivo più nemmeno cosa volessi.

Che cosa ti ha “salvato” in quel momento?
Ho tolto tutto di colpo per cercare di passare più tempo davanti allo specchio di quanto ne passassi davanti agli altri e ho capito che i maggiori momenti di crescita ci sono stati quando non mi sono chiesto che cosa gli altri volessero che io facessi. È stato importante saper dire no, cosa che da sempre ho cercato di fare. Ancora una volta, poi, sono stato fortunato che la Compagnia della Rancia stesse cercando un Danny che corrispondesse a me. C’è stata una dose di fortuna ma poi mi sono anche spaccato la schiena!