Intervista a Mr Rain: «Non ho rimpianti né rimorsi. Il primo singolo con una major? Lo dedico a mia madre»

Il suo ultimo singolo, quello con cui debutta in Warner Music, si intitola I grandi non piangono mai, ma Mr. Rain un segreto ce lo svela subito: «In verità, anche i grandi piangono, solo non si fanno vedere, soprattutto dai bambini». Il pezzo a cui il rapper bresciano affida l’esordio mainstream è un faccia a faccia tra generazioni, la risoluzione di un percorso attraversato da errori e redenzioni, un dialogo con la madre a cui doveva il primo brano ufficiale con una major.

Tra la lettera di scuse e il ringraziamento di chi è cresciuto prendendo pugni dalla vita, I grandi non piangono mai è un brano di risoluzione, di pacificazione – con se stesso e con il mondo – raggiunta con la consapevolezza che ogni sbaglio è stato pagato senza finire in prescrizione, ma scontato fino in fondo per liberarsene e ripartire.

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Dopo il successo di Carillon, che ha orgogliosamente raggiunto il Disco d’Oro da indipendente ed è passato in tv come colonna sonora di uno spot (qui la nostra precedente intervista a Mattia), oggi l’artista entra nel roster Warner con l’ambizione di fare sempre meglio. Di quello che ne sarà non si cura troppo, perché l’importante è «fare canzoni, il resto viene dopo».

Solo qualche mese fa ci hai raccontato l’orgoglio per Carillon scelto per uno spot tv e in questo inizio 2017 ti ritroviamo in una major: che cosa è successo in questi mesi?
Innanzitutto ho raggiunto il Disco d’Oro da indipendente per Carillon e di questo sono super soddisfatto anche perché credo di essere uno dei pochi a esserci riuscito. Dopo di che, è nata la collaborazione con Warner per la quale sto lavorando a un nuovo album; non so ancora quando uscirà ma ho scelto di anticiparlo con il singolo I grandi non piangono mai perché è un brano dedicato a mia madre. Era quello a cui tenevo di più e quindi l’ho voluto come primo estratto.

Con quale spirito affronti questo salto mainstream e come ha reagito la tua fanbase alla notizia?
Io penso a fare canzoni, il resto viene dopo. Faccio quello che mi piace, poi se le canzoni piacciono a tal punto da arrivare in uno spot o altro ben venga. I miei fan sono sempre super attivi e mi danno pieno supporto.

Credi che il passaggio della tua musica in tv abbia fatto crescere il tuo pubblico?
Beh, prima ero seguito da persone più piccole rispetto a ora. Adesso ho un range che va dal ragazzo quindicenne al trentacinquenne, è un pubblico più vario. Più che per la tv, secondo me era solo una questione di tempo: i singoli sono riusciti a trovare il loro canale per girare e arrivare a tutti.

Torniamo a I grandi non piangono mai, un pezzo estremamente personale come debutto in una major…
Sì, assolutamente, però devo dire che quasi tutte le mie canzoni sono personali: parlo spesso, se non sempre, di me e di ciò che mi capita. Avevo anche altri brani molto validi ma ho deciso per I grandi non piangono mai perché mia madre mi ha cresciuto e mi ha insegnato tutto, le dovevo il primo singolo con una major.

Quindi i grandi non piangono però si emozionano!
Più che altro i grandi piangono, eccome, e soffrono ma non si fanno mai vedere dai bambini.

Nel brano, il mondo dell’infanzia e quello degli adulti sembrano incontrarsi nel ritornello. Che cosa rappresenta il coro di bambini?
Ho pensato al titolo, da cui sono partito per scrivere tutta la canzone; una frase nata dal nulla mentre stavo lavorando alla base. Da lì, mi sono accorto che potevo far cantare l’inciso come fosse un bambino che si rivolge al genitore. Una buonanotte al contrario.

Nel testo racconti un percorso fatto di cadute e momenti in cui ti sei rialzato: c’è qualcosa che non rifaresti mai?
No, perché sono convinto che tutte le cose avvengono per un motivo e ogni situazione contribuisce a farti diventare la persona che sei oggi. Quindi, non cambierei nulla: non ho rimpianti né rimorsi.

Ci racconti come è nata l’idea del videoclip girato a New York?
Fin da quando ero piccolo ho sempre sognato di prendere un volo e partire per NY; dopo anni ci sono riuscito. Ho avuto la possibilità di andare negli USA e ho sfruttato questo viaggio per lavorare a una parte dell’album registrando anche il videoclip del primo singolo. L’abbiamo realizzato a Times Square nel novembre scorso: per una notta intera io e un mio amico videomaker siamo stati in giro per la città e solo verso le quattro della mattina siamo riusciti a trovare un quarto d’ora in cui la piazza era abbastanza libera. Abbiamo subito girato tutte le scene, alla fine ero distrutto.

Che cosa hai portato a casa, musicalmente, da quella vacanza?
Ho sentito molti rapper e molti gruppi di strada; è un posto che ti influenza un sacco, una fonte d’ispirazione importante.

L’esperienza in tv, invece, che segno ti ha lasciato?
Ero partito con l’idea di farmi un po’ di pubblicità, ma poi ho capito che non era la scelta giusta e ho deciso di prendere la mia strada, che è poi quella che mi ha portato qui, oggi. Volevo fare quello che mi piaceva e non cantare quello che mi davano altri.

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A proposito di influenze musicali, quali sono state le tue?
Ascolto molto Eminem – è lui che mi ha portato in questo mondo – e Mackelmore, ma devo dire che seguo la musica in generale, dal pop alla drum and bass al rock, qualsiasi cosa. Tra gli italiani, invece, seguo solo Fibra e Salmo.

E come avviene generalmente il processo creativo da cui nascono le tue canzoni?
Innanzitutto io scrivo solo nei giorni di pioggia, da qui il mio nome d’arte. Compongo sempre a casa e scrivo in macchina, registrando al cellulare mentre sono in giro.

Hai accennato a un album in lavorazione, che cosa puoi anticipare?
Posso solo dire che sto lavorando un sacco e ci saranno dei featuring. Sta venendo veramente bene.

Da Brescia a Milano: come vedi la scena Hip Hop di provincia?
La scena è molto meno viva rispetto a Milano. Io sono partito da Brescia ma è stata molto dura emergere perché eravamo davvero pochissimi; nascere in una situazione più vivace facilita un artista, mentre in provincia devi fare il doppio della fatica per arrivare. Non c’è ancora una vera cultura Hip Hop; forse, ecco, sta arrivando ora. Credo che prima o poi mi sposterò a Milano anche se per adesso sono fisso a Brescia.

Sul versante live, che programmi ci sono?
Il momento più bello del mio lavoro sono i live perché riesco davvero a entrare in contatto con il mio pubblico. Sono in tour da gennaio 2016 e ho notato un forte incremento della gente ai miei live. Ora farò una pausa per finalizzare il nuovo progetto e poi sarò di nuovo in giro con l’album.

Ma qual è stato, finora, il momento più bello di questi dodici mesi sul palco?
A un mio concerto ho visto un gruppo di persone, sotto il palco, che si sono commosse: ecco, quel momento mi ha proprio segnato.

Dal passato al futuro: cosa ti auguri?
Beh, spero di raggiungere il Disco di Platino, aprire una mia etichetta e magari collaborare con artisti internazionali, a partire dai già citati Mackelmore ed Eminem. Sono positivo e spero vada sempre meglio: sto lavorando molto e vedo che il prodotto sta salendo di livello quindi, anche se non ne ho la certezza, so di avere per le mani del materiale valido. Sarà un bell’anno.