Intervista ai La Rua: Sanremo, il pubblico e i live in arrivo. «La canzone ha lottato per noi. La nostra formula? Il gruppo»

Se c’è una dimostrazione di quanto anche una sconfitta possa diventare il vero motore di un percorso evolutivo, beh, questa la si può trovare nell’esperienza dei La Rua. Grandi esclusi dalla gara tra le Nuove Proposte, sono diventati i protagonisti del Festival di Sanremo 2017 a furor di popolo.

Non solo i fan, ma un intero esercito di spettatori e la stampa stessa ne hanno acclamato la presenza in Liguria suggellata dalla promessa di Carlo Conti, che ha mantenuto la parola data convocando al Dopo Festival i ragazzi di Ascoli Piceno. Non solo in trasmissione durante la puntata di venerdì 10 febbraio, ma colonna sonora dell’appuntamento fisso in seconda serata con il singolo Tutta La Vita Questa Vita.

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È un Sanremo diverso da quello che pensavate di vivere quando vi siete presentati mesi fa. Come si sta rivelando quest’esperienza?
Non ci aspettavamo tutta questa grandissima attenzione. L’esclusione ci ha sostanzialmente incluso in quel mondo nel quale ancora non stavamo arrivando: stiamo passando in radio, stiamo facendo apparizioni televisive, quindi nel male dell’esclusione stiamo trovando un gran bene.

Non siete concorrenti di questo Festival, ma ne siete parte integrante a furor di popolo: come lo state vivendo?
L’eliminazione è diventata un diverso tipo di vittoria, la canzone ha lottato per noi ed è arrivata in posti in cui non eravamo ancora riusciti ad arrivare. Noi ci siamo fermati prima, lei è andata oltre.

Però credo che anche lo spirito di gruppo che portate nella vostra musica, rispetto a band in cui prevale un leader, vi abbia premiato…
Ecco, questa è una cosa che noi vogliamo proprio sottolineare. Nella nostra attività cerchiamo la collettività, non cerchiamo affatto l’individualismo e siamo votati alla famiglia musicale; è qualcosa di molto difficile ma che alla lunga dà grandi risultati sia a livello artistico sia a livello umano.

Ritornando alla serata fatidica di Sarà Sanremo: la reazione alla vostra eliminazione è stata immediata da parte del pubblico come della stampa. Ma ve lo sareste aspettato?
Assolutamente no, certamente ci fa piacere perché vuol dire che il brano è forte e il progetto sta arrivando. Significa anche che la gente sta iniziando a capire quello che abbiamo iniziato a fare nel 2009. Noi, quella sera, fuori da villa Ormond ci sentivamo già fuori e stavamo con le lacrime agli occhi chiamando amici e parenti. Avevamo vissuto male quell’eliminazione perché alla fine dell’esibizione c’era stato un applauso corale, un bel momento, che ci aveva dato l’impressione di essere dentro. Poi però sono venuti a chiamarci e ci hanno riferito che in trasmissione si erano levate proteste.

E quanta forza vi ha dato questo supporto?
Ci ha sicuramente fatto riflettere molto su ciò che stiamo facendo, ci ha fatto credere ancora di più in noi stessi e nelle canzoni che stiamo scrivendo. Ci ha dato più forza sull’autorato per comunicare i messaggi che vogliamo mandare.

Quanto dovete, invece, a Carlo Conti?
Dobbiamo assolutamente ringraziarlo, visto che ci sono anche altri cinque ragazzi che sono stati esclusi come noi e per i quali i riflettori, invece, si sono spenti per quest’anno. Non possiamo che essere grati per quello che ci sta avvenendo. Conti ci aveva promesso la sigla del Festival ma anche la presenza al Dopo Festival è oro per noi che eravamo, a livello di gara, esclusi.

Da una sconfitta è nata una vittoria, che forse è andata oltre rispetto alla stessa partecipazione sul palco dell’Ariston: può anche essere un messaggio non solo per la musica. Che senso ha avuto per voi? Qual è il bilancio complessivo?
Il bilancio è che tutto è sempre in crescita. Inizialmente abbiamo avuto paura di non essere abbastanza, come credo si un sentimento che muove internamente tutti gli artisti Adesso stiamo comprendendo che quello che stiamo facendo rispecchia noi perché arriviamo al pubblico per quello che siamo e ci piace molto che quando le persone parlano di noi utilizzino aggettivi in cui ci riconosciamo noi stessi.

Che cosa vorreste che passasse di voi al pubblico sanremese?
Vorremmo che passasse questo messaggi: in un’epoca dove ci sono individualismo e in cui il singolo vince su tutto perché è più facile in un’epoca di crisi economica rispetto a muoversi insieme, noi portiamo invece la formula gruppo con sincerità artistica, autorale e testuale per cui se non c’è la canzone noi non ci presentiamo neanche. Quello che vogliamo portare sul palco è un messaggio ben più ampio della semplice esibizione.

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A proposito di esibizione, siete reduci da due date live che hanno raccolto grande entusiasmo: come sono andate dal vostro punto di vista e che cosa vi ha emozionato di più?
Ci siamo accorti che stanno cambiando le cose nel senso che la gente si è accorta di noi e sta cominciando a conoscerci, cosa che prima invece non faceva, vuoi perché non c’era l’esposizione giusta vuoi perché noi magari non avevamo ancora fatto capire quello che stavamo facendo. Adesso pian piano vediamo persone che arrivano nel nostro mondo e vanno ad ascoltare canzoni e testi.

Dopo Sanremo?
Il 3 marzo ci esibiamo a Sant’Egidio alla Vibrata (Teramo) in un live che chiude il cerchio iniziato con le due precedenti date (a Roma e a Milano, ndr) e poi lavoreremo ai concerti estivi. Vogliamo preparare un live bomba da portare in tutte le piazze d’Italia e parallelamente stiamo lavorando al nuovo disco. Noi scriviamo sempre.