Sanremo 2017, Clementino: «La speranza nasce se ci metti determinazione, piedi a terra e testa alta». Intervista

È il decimo campione a salire sulla giostra di questo 67° Festival di Sanremo nel corso della prima serata, martedì 7 febbraio 2017; Clementino torna, infatti, all’Ariston per il secondo anno consecutivo portando un brano che, senza retorica ma con tanta poetica, tratteggia il disagio sociale di una (forse più) generazione. A firmare Ragazzi fuori è lo stesso interprete che come pochi altri sa toccare temi sociali con una riconoscibilità unica per stile e sensibilità.

Primo tassello del nuovo album di inediti, Vulcano, che è atteso nel corso della primavera, l’inedito sanremese è un ritratto in divenire di una redenzione, di una salvezza, di una rinascita. Un io e un tu al centro della trama che incarnano chiunque viva in prima persona la difficoltà e chi vi assiste al suo fianco.

clementino 2017

Ti stai affezionando al Festival, ammettilo…
Beh, sì, è una bella avventura.

Nell’edizione precedente, fin dalla prima esibizione, il pubblico dell’Ariston – che notoriamente statistico – ha risposto bene con un notevole coinvolgimento: senti questa volta la sensazione di dover rispondere ad aspettative alte proprio in virtù del successo precedente o vivi questo bis senza questo tipo di responsabilità?
L’emozione c’è sempre perché anche lo scorso anno, salito sul palco, ero convinto di aver fatto tutto e pensavo “ho fatto concerti ovunque, figurati se mi fa paura l’Ariston”. Invece, boom: l’emozione mi ha fregato con la voce che tremava. Il discorso è poi cambiato con la cover Don Raffaè, che ha vinto tra l’altro il Premio De André –.

Rispetto all’anno scorso, affronti il palco con uno spirito diverso?
Quest’anno torno sapendo che mi posso emozionare da un momento all’altro. La sto vivendo più tranquillo con la concentrazione giusta che forse lo scorso anno non avevo.

Come si comprende e quanto coraggio serve per imboccare la giusta via?
Lì viene per lo più dalla propria testa, poi viene il supporto della famiglia e dei (pochi) veri amici che uno ha. Trovare la retta via è difficile ma si può arrivare.

Ragazzi fuori presenta due nuclei tematici principali, speranza e riscatto: che cosa rappresentano per te?
Riscatto è una parola che mi appartiene molto; sono nato in provincia di Napoli, dove è difficile diventare qualcuno. Arrivare a Milano, il Festival e l’incontro con Pino Daniele sono una forma di riscatto, non solo mio ma di tanti ragazzi che vengono dalla provincia. Vuol dire che c’è speranza, da qualsiasi parte arrivi puoi arrivare dovunque a patto di metterci testa e determinazione. Piedi a terra e testa alta.

Dalla pagina Facebook di Clementino

Dalla pagina Facebook di Clementino

In un mondo in cui abbiamo tutto, da dove nasce la noia?
Dal fatto che abbiamo troppo. Ora andiamo a cena in otto e sul tavolo ci sono otto cellulari; ogni tanto buttiamolo via! In Ragazzi fuori parlo di questa generazione e anche un po’ del mio percorso e credo che il rap debba affrontare il tema del disagio sociale; penso che molti giovani si rispecchieranno in questo testo perché, vista la tanta crisi attuale, è facile entrare nella noia e questa può portare a fare sciocchezze. Solo poche persone, poi, riescono davvero a darti a una mano, bisogna stare attenti; anche io, in passato, sono stato un ragazzo fuori a tutti gli effetti, tra serate e discoteche. All’inizio, poi, non sono stato del tutto capace di gestire la fama: credevo di avere tutto ma in realtà non avevo niente. Ho scritto questo pezzo con il cuore, prima di pensare a Sanremo.

Quando è cambiata la tua vita?
Quando mi sono scocciato di tornare a casa alle 6 del mattino: ora guardo la luce, vedo i colori e ho gli occhi aperti. Ho vinto il mio Sanremo personale. Per me non contano i like, ho fatto una gavetta per cui davvero ho potuto contare un fan dopo l’altro, singolarmente. Sfogliando il libro di Pino Daniele, ho trovato una nostra foto: questo non ha prezzo. A quel punto cosa contano migliaia di like? Posso anche avere dieci mi piace e non 100mila, ma quella cosa va oltre.

Il brano si apre rivolgendosi a un “tu”, chi è l’interlocutore a cui intoni questi versi?
In realtà parlo della gente che sta al fianco di chi soffre, e quello è molto importante; quindi, la frase di apertura è rivolta da una persona vicina a chi sta soffrendo come per dire “riprendiamoci, continuiamo a camminare”. Nella prima strofa sembra che a parlare sia una persona che si rivolge a chi sta male mentre nella seconda strofa c’è la risposta; a parlare può essere un padre, un fratello, un figlio, un amico. Con un senso di condivisione.

Dalla pagina Facebook di Clementino

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Dopo Don Raffaè di Fabrizio De André, per la serata delle cover hai scelto Svalutation Celentano; due artisti e due canzoni molto diverse. Perché questa scelta?
Sono innamorato di Celentano da sempre, poi era un po’ scontato portare un pezzo napoletano per l’ennesima volta. Ho pensato, allora, al primo rapper italiano e non poteva che essere Adriano.

A marzo esce il nuovo album, annunciato via Facebook nientemeno che insieme a Maradona: che cosa ha da raccontare questo Vulcano?
Vulcano sono io, perché sono pieno di fuoco dentro e mi serviva un titolo adatto. Esce a fine marzo e sono una serie di tracce che ho scritto tra Cuba, Maldive, Napoli, Amsterdam perché mi piace molto scrivere fuori. E poi sto registrando qualcosa anche a Sanremo nello studio mobile della mia stanza d’albergo.