Sanremo 2017, Alessio Bernabei: «Al Festival come a Woodstock: porto me stesso per farmi capire di più», Intervista

Tre anni di Sanremo per Carlo Conti, ma tre anni di Festival anche per Alessio Bernabei che in questa 67° edizione torna all’Ariston con il brano Nel mezzo di un applauso firmato da Casalino, Faini, Casagrande. Con un album a fine lavorazione e un libro autobiografico già sugli scaffali delle librerie, il giovane artista si presenta sul palco con il piglio di chi vuole dimostrare di essere ben più di un ciuffo o di un fenomeno attira-ragazzine.

Accattivante, energico e adrenalinico, l’inedito ha un sapore romantico ma non sdolcinato, iperuranico e terreno, tra l’onirico e il realistico. E per la serata delle cover giovedì 9 febbraio, Bernabei ripesca tra i successi della canzone italiana Un giorno credi dall’album di debutto di Edoardo Bennato nel 1973. Quando si dice generazioni a confronto. Abbiamo incontrato Alessio a poche ore dal debutto sanremese e ci ha raccontato il suo Festival, ma anche qualcosa in più sul nuovo album. E sul suo pubblico…

Bernabei_Nel mezzo di un applauso_45 cover

La cover del vinile 45 giri, in edizione limitata, che contiene “Nel mezzo di un applauso” e la cover “Un giorno credi” di Edoardo Bennato

Alessio, torni sul palco del Teatro Ariston per la terza volta in tre anni, hai fatto l’en plein!
Mi sto affezionando a Sanremo, si vede? Tutti gli anni mi trovate qua insieme ai gabbiani (sorride, ndr).

Beh, vorrà dire che ogni anno le canzoni che presenti convincono Carlo Conti e il suo team…
Ma sì, in realtà porto brani che mi rappresentano e la verità poi convince sempre chi ti deve selezionare; quindi, se un pezzo ti rappresenta è un vestito perfetto per te e secondo me questo ti porta a essere scelto. A Carlo Conti non dispiaccio, ecco; in fondo i suoi tre anni di direzione e presentazione del Festival sono anche tre anni di Alessio Bernabei. Lo stesso Conti mi ha detto che lo seguo sempre, tre anni insieme; e questo è bello.

Come è cambiato il modo di affrontare il palco?
Non è cambiato molto, magari c’è più consapevolezza perché ogni anno un artista cresce e fa delle esperienze che riversa anche sul palco di Sanremo: è un po’ come la partita finale di campionato, in cui ti chiedi che cosa hai imparato durante l’anno. Questa volta sicuramente ci sono l’energia di sempre, la tensione e l’adrenalina ma anche più consapevolezza, cosa che non guasta mai.

Che clima generale hai respirato fin dalle prime prove?
Il clima è molto acceso e caldo anche perché Carlo non si risparmia mai sul cast e costruisce una squadra sempre fortissima; mi sento circondato da tante “bestie da palcoscenico”, mostri sacri della musica e quindi sto coi piedi ben piantati a terra.

Alessio Bernabei 2017

Ph. Credit: Riccardo Ambrosio

Ci racconti la canzone che porti in questo 2017, Nel mezzo di un applauso?
È una canzone che parla dell’amore inaspettato nei piccoli particolari e la metafora centrale è quella di un universo che dall’alto applaude la festa d’amore sulla Terra. Quindi è una visione onirica, un po’ fantastica, dell’amore, che mi piace molto. Della serie più alla Tim Burton che alla Spielberg.

Ma cosa provi tu, Nel mezzo di un applauso vero, da parte del pubblico?
L’applauso è il pane quotidiano per noi artisti, è la prova dell’emozione che arriva al pubblico. Vivo di applausi e, allora, perché non parlarne anche in una canzone?

Qual è la paura più grande prima dell’esperienza sanremese e quale, invece, la cosa che ami di più?
La tensione più grande è non riuscire a essere completamente me stesso verso il pubblico, a non compiere una performance a pieno delle mie potenzialità: temo, per esempio, anche solo un piccolo calo di voce perché vorrei fare un’esibizione impeccabile come fosse un album e come già è stata nelle prove. La cosa, invece, che mi piace di più – e che poi è anche un desiderio – è la possibilità che Alessio Bernabei diventi un cantante più conosciuto e un po’ più capito dal pubblico. Non solo sono il bel faccino con il ciuffo, ecco: Alessio è un artista che ha qualcosa da dire e riesce a emozionare comunicando con le sue canzoni.

Nel 2016 di fronte alla tua attitudine all’Ariston avevo twittato così “Alessio Bernabei sul palco del Festival come all’Alcatraz”: anche questa volta lo spirito è quello?
Secondo me l’essenziale è essere te stesso, a Woodstock come all’Ariston; perché trasformarsi a Sanremo? Devi essere te stesso, anche perché è quello che poi esce da un tour o da un album e dai live al di fuori di quel teatro. Secondo me, sei vincente quando porti quello che sei e secondo me, per dire, Il Volo in giacca e cravatta, tutti precisi a sparare i loro acuti, sono stati davvero loro e hanno vinto perché sono stati loro stessi e hanno convinto il pubblico perché sono stati veri. Per quanto mi riguarda sono vero, piaccio a chi piaccio ma c’è inevitabilmente una parte di pubblico a cui posso non piacere anche perché magari preferisce le ballad. Sanremo resta una grande vetrina e poi vada come vada.

A proposito di pubblico, è cambiato il tuo in questi anni?
Nel mio percorso artistico sì, perché ho cominciato che eravamo quasi una boyband in passato che ha attirato soprattutto teenagers. Cambiando direzione, dallo scorso anno, come solista un po’ il range si è allargato: ci sono parecchie mamme, trentenni e quarantenni. E poi ci sono i gruppi over che sono molto attivi sui social, sono fighissime! E questo mi fa capire che la musica si rivolge a un pubblico più esteso e non solo ai ragazzi.

Hai un album in uscita a primavera e da poco hai pubblicato il libro Jack è uscito dal gruppo: com’è questo inizio 2017?
L’anno è partito alla grande! Jack è uscito dal gruppo sta andando molto bene tanto che è arrivato al terzo posto nella classifica dei libri più venduti in Italia; anche se la mia carriera è breve ho voluto raccontare in un libro autobiografico le poche emozioni che ho vissuto finora. Per quanto riguarda l’album, devo completarlo subito dopo Sanremo: quindi dopo questa settimana, mi chiudo in studio a finirlo. Sarà un disco molto importante perché ci sarà il 90% del mio cuore all’interno.

E il restante 10%?
Diciamo che è lo zampino di altri autori che hanno collaborato con me.

Infine arrivano gli appuntamenti live…
Esatto, ci sono due anteprime del tour il 10 maggio all’Alcatraz di Milano e il 13 maggio all’Orion di Roma. Sono aperte le prevendite e le mie fan già scalpitano; sono molto felice di questo perché non vedo l’ora di fare concerti, è la cosa più bella che c’è.