Sanremo 2017, Braschi: «‘Nel mare ci sono i coccodrilli’ è un acquerello di fotogrammi. Il mio disco? Onesto»

«Fortunato in mezzo alla vita che passa»: così si definisce il giovane cantautore Braschi, che al Festival di Sanremo edizione 67 porta sul palco Nel mare ci sono i coccodrilli. Tra le Nuove Proposte 2017, il musicista, diviso tra Italia e USA, si esibisce con un brano in cui la profondità – nelle tematiche sociali – è stemperata dalla leggerezza di certi momenti d’ironia pacata.

Lo sguardo umano di Braschi è empatico e consapevole, non conosce destra o sinistra cosicché l’Occidente e l’Oriente di cui canta da fatto di cronaca diventano presupposto di una riflessione più ampia senza pretese didascaliche o moralistiche. E il racconto si svolge su una linea musicale vivace e moderno, che risolve anche l’ossimoro tra cantautorato e pop 2.0.

Braschi sanremo 2017

Con un videoclip girato a New York e in uscita il martedì della settimana sanremese, il pezzo fa parte dell’album Trasparente (iMean Music & Management / Artist First) la cui pubblicazione è prevista per venerdì 10 febbraio. Delle dieci tracce in tracklist, otto inediti e due bonus tracks, Nel mare ci sono i coccodrilli funge quasi da chiave di volta, incastonata al centro dell’intero filo di canzoni. Abbiamo fatto due chiacchiere con Braschi, tra un pranzo al volo e le prove generali all’Ariston.

Arrivi al Festival attraverso la selezione di Area Sanremo: che tipo di percorso è stato per te e quando hai deciso di tentare questa carta?
Ho deciso di partecipare su consiglio delle persone che lavorano con me, perché fondamentalmente, per indole, io credo poco nelle competizioni anzi ammetto che le gare tendono a far emergere il lato peggiore del mio carattere! Quindi hanno dovuto convincermi ma devo dire che è stato un percorso molto bello, una scalata intensa, ricca di emozioni e di pathos. Sono contento di essere arrivato fino in fondo ed essere qui oggi.

C’è stato un momento in cui hai capito o hai avuto la percezione che saresti arrivato fino alla fine e che l’Ariston ti avrebbe aperto le sue porte?
No, non me lo aspettavo. È stato forse più bello proprio non aspettandomelo.

Nel mare ci sono i coccodrilli è un pezzo in cui si stratificano, si guardano, diverse prospettive culturali e personali. Dal titolo sembrerebbe quasi una storiella ma è tutt’altro che un brano semplice. Come hai costruito il testo?
Il testo ha esattamente il focus che hai detto e vorrei che canzone arrivasse proprio come un acquerello di varie foto. Il brano parla di quanto mi senta fortunato a essere qui, adesso, in questo Paese rispetto alla parte opposta del mare e insieme di quanto tutto questo sia casuale.

E sul piano musicale quali sono le intenzioni del brano?
Musicalmente, il punto di partenza di due anni fa – quando abbiamo iniziato la pre-produzione del pezzo e dell’album – era prendere la canzone d’autore e darle una chiave di lettura spendibile anche in radio e che suonasse contemporanea. Sono un cantautore ma con un muro di suono alle spalle al pari degli altri.

BRASCHI - LOW

La canzone si ispira all’omonimo libro di Fabio Geda: che cosa ti ha colpito del volume?
Si tratta di un libro che mi ha colpito molto e mi è piaciuto citarlo nel titolo perché lo sfondo del romanzo è lo stesso che compare nel mio pezzo: gente che attraversa il mare su un gommone o su una barca, di notte per non farsi vedere dalle vedette, e in quell’imbarcazione mette tutto quello che ha, destino e sogni compresi.

Il romanzo di Geda è catalogato come narrativa per ragazzi: qual è invece il pubblico a cui ti rivolgi con la tua musica?
Ti dico la verità: mi piacerebbe avere la consapevolezza del mio pubblico ma la verità è che non lo so! Ho sempre scritto e composto canzoni per una necessità personale quasi fisica, senza preoccuparmi di ciò che succede dopo. Forse è una mia mancanza, ma ad oggi non ho idea del tipo di pubblico.

Il disco si intitola Trasparente: c’è stato un momento in cui la tua vita, invece, non lo è stata? E che cosa vorrebbe raccontare, allora, questo album?
Finalmente esce questo lavoro, che ha avuto una gestazione davvero davvero lunga. Contiene otto inediti e due bonus tracks, ovvero la versione orchestrale del pezzo di Sanremo e l’altra è Santa Monica, un brano che ho registrato nel 2013 con i Calexico, una band che ascoltavo moltissimo durante il liceo. È un disco di canzoni e storie, che definirei onesto.

Per un titolo “trasparente” hai scelto, invece, una copertina cromaticamente molto forte, rossa: perché?
Innanzitutto volevo un titolo di una sola parola, che fosse folgorante e rappresentasse quella che reputo essere la mia vita nell’ultimo anno e mezzo circa. È un percorso che, autocitandomi anche se non piace farlo, è “una linea della vita in evidenziatore”, come se fosse segnata in questo momento preciso, quindi trasparente e intellegibile nel suo destino prossimo. Hai detto bene sulla copertina, che è un po’ il contrario: non è trasparente per niente, ma una macchia rossa intensa voluta per giocare su questo aspetto. Volevo fosse quasi flashante, folgorante.

BRASCHI 3

Hai presentato in anteprima il tuo album negli USA: come è nato il tuo legame con l’America e quanto c’è di italiano e quanto di matrice anglofona nella tua musica?
Il disco è interamente registrato in Italia, solo il mastering è stato fatto a Miami ma il mio rapporto con l’America è un filo diretto. Ho iniziato ad andarci gli ultimi anni del liceo ascoltando qualche discografico, abbastanza stanco di fare il suo lavoro, che mi consigliava di farlo; mi dicevano che in Italia le possibilità per un musicista erano inferiori rispetto all’estero e in quel momento ci ho provato. Però mi sono accorto che quelle parole non valevano niente: i pro e  contro sono più o meno gli stessi e quindi sono rientrato felice di tornare. Ho deciso di improntare qui tutta la mia vita e il mio lavoro, anche se il rapporto con l’America resta molto importante; ne è prova il fatto che siamo appena tornati dopo aver presentato il disco a Manhattan e Brooklyn e abbiamo anche girato il nuovo videoclip.

E dopo Sanremo quali sono i prossimi appuntamenti?
Spero, e mi auguro, che ci sia un lungo periodo di concerti perché quella è la dimensione che più mi appartiene, quella più congeniale alla vita di un musicista. Spero ci sarà la possibilità di suonare dall’estate sino alla fine dell’anno, vedremo che cosa ci riserverà il destino.