Sanremo 2017, Nesli e Alice Paba: «Al Festival con uno spirito naif. Nella musica s’incontrano i nostri mondi». Intervista

Nesli e Alice Paba: sulla carta sembrano non azzeccarci nulla l’uno con l’altro, eppure parlando con loro e guardandoli scherzare l’affinità e la sintonia emergono con una spontaneità che fa crollare ogni pregiudizio di costruzione a tavolino. Se per il primo quello sul palco del Teatro Ariston è un ritorno, quasi la chiusura di un cerchio aperto nel 2015, per la giovane vincitrice di The Voice of Italy si tratta invece di un debutto assoluto.

Do retta a te è il duetto che Nesli e Alice portano a Sanremo e che fa parte dei rispettivi nuovi album. Venerdì 10 febbraio esce, infatti, Kill Karma – La mente è un’arma, capitolo di chiusura del percorso che Tarducci ha inaugurato con Andrà tutto bene e che più che come trilogia si compone di due progetti discografici con un’appendice di nuovi inediti a coronare un cambiamento giunto al capolinea. Da qui si parte per un nuovo inizio.nesli alice paba

Nello stesso giorno la Paba pubblica il suo primo disco, Se fossi un angelo, che come quello di Nesli è prodotto da Brando per GoWild Music su distribuzione Universal Music Italia. Menzione speciale è da riservarsi alla cover che la coppia presenta nella serata del giovedì; eh sì, perché la loro versione di Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano suona rispettosa dell’originale, ma insieme ridipinta di fresco con una firma inconfondibile.

Come vi siete preparati al palco del Festival e quali sono state le impressioni fin dalle prime prove all’Ariston?
Alice È la mia prima volta a Sanremo e per quanto mi riguarda sento un’energia abbastanza positiva; questo è molto bello, mi sento tranquilla e serena, non so se è perché ho vicino Francesco che mi aiuta tanto e mi mette a mio agio, ma mi sento bene. Dopo le prove ho fatto un altro passetto avanti e mi sono messa l’anima in pace: ora sono consapevole di come è strutturato il tutto e anche l’ascolto mi ha dato tranquillità.
Nesli E pensare che di solito dicono che io metto ansia… (sorride, ndr)! Le prove a Sanremo sono andate bene e abbiamo trascorso tre giorni, due di prove e uno off. Nel 2015 avevo fatto tutto in un giorno e mi aveva lasciato l’impressione di un mostro ancora più grande, tra stanchezza e adrenalina, una centrifuga. Stare lì con più calma ha cambiato tutto e se due anni fa la difficoltà sembrava enorme, quest’anno è differente. In verità, credo, ero diverso io: oggi sono più consapevole, un po’ più grande anche perché in questi due anni mi sono successe davvero tantissime cose a livello lavorativo con tre dischi, due libri, un tour e un programma tv (Celebrity Masterchef, in onda durante la primavera 2017, ndr). Due anni che valgono quanto sei normali! Questa volta vado a Sanremo più preparato, con una corazza più robusta e meno incoscienza.

Un ritorno a Sanremo e un debutto: come è nata la vostra coppia artistica?
N È nata in maniera del tutto casuale e spontanea; finora non ho mai fatto duetti, perché non ne ho mai sentito l’esigenza e a volte servono a defibrillare uno dei due in un pezzo. Per fortuna godo di buono salute e non ho mai avuto bisogno di essere defibrillato o farlo ad altri; penso anche che il duetto è bello se è così come ci vedi – noi sembriamo due amici che si conoscono da una vita – altrimenti è forzato e opprimente. Tanto più in un contenitore come quello di Sanremo. Sono capitato in studio mentre Alice stava registrando il suo album con il nostro produttore, di cui ho molta stima; ho sentito tre brani e mi è piaciuta subito. Ci siamo conosciuti un po’ di più durante una cena al volo e da lì l’idea di provare a incidere insieme. Il tutto è stato facilitato anche dalla coincidenza di tempi per entrambi.

Come è nato il brano Do retta a me?
N Avevo già in mente un’idea del ritornello e della melodia, diciamo che il pezzo stava nascendo quando ho incontrato in studio Alice. Abbiamo provato a cantarlo insieme e il risultato ci è piaciuto subito, quindi abbiamo messo in piedi la collaborazione in vista del Festival. Mi sono messo a scrivere tutto il testo per bene e abbiamo prodotto il brano proprio con l’intenzione di Sanremo. Era l’occasione per dare vita e morte a una sola canzone, senza per forza la continuità di un album intero, ed era funzionale sia a me sia ad Alice.

Quale spirito o attitudine portate sul palco?
N È uno spirito un po’ naif, di spontaneità nata dalla musica stessa prima che da un’amicizia. Parliamo la stessa lingua. Se per me si chiude un cerchio per Alice si apre ed è qualcosa che sulla carta non s’incontra affatto, s’incontra solo nella canzone. C’è un denominatore comune che ci avvicina ovvero un certo lato dark, dannato.
A Ci siamo incontrati nella musica. Abbiamo in comune un modo di pensare affine ma soprattutto la scrittura e le canzoni.

Nella serata delle cover portate il brano Ma il cielo è sempre più blu: come mai questa scelta?
A Abbiamo rispettato il brano, senza stravolgerlo più di tanto e non ci sono stati inceppi durante la lavorazione. Questa canzone è come se fosse nostra. Eravamo indecisi con un altro pezzo di Rino Gaetano, Aida, e qualche altra alternativa ma a convincere tutti è stata Ma il cielo è sempre più blu. In questa canzone cantiamo insieme completando i nostri mondi.
N Hai detto una gran verità: la nostra cover rispetta l’originale ma è un’altra cosa. Ci siamo trovati in mano questa canzone che in studio ha preso forma con una vita propria, naturalmente: abbiamo iniziato a lavorarci perché si deve portare una cover al Festival e alla fine ci siamo trovati un pezzo che è una bomba. È bella come fosse un inedito e come tale la cantiamo. Questo, per esempio, non mi era successo nel 2015 con Mare mare perché avevo fatto più fatica a entrare in quel brano. Ma il cielo è sempre più blu ha anche un altro merito, quello di mettere d’accordo i nostri mondi musicali.

Francesco, questo tuo ritorno a Sanremo rappresenta la chiusura di un cerchio, che si era aperto con Andrà tutto bene nel 2015 e ora si completa con l’album Killa Karma – La mente è un’arma. Che tipo di percorso è stato e che cosa ha rappresentato per te?
N Faccio un passo indietro. Il vero secondo album dopo Andrà tutto bene è Killa Karma – La mente è un’arma, in uscita il 10 febbraio; quella del 1° luglio 2016 è stata un’uscita alternativa, quasi fosse un concept street album distribuito con i mezzi mainstream, un’edizione limitata non annunciata con un piccolo book di poesie che non ci sarà più. Ora arriva l’album definitivo, con sedici brani tali per cui gli undici di Kill Karma segnano proprio il momento di passaggio, di cambiamento, e i sei pezzi in più raccontano un altro Nesli. Ci sono tutte le facce del prisma per raccontare il percorso che ho fatto.

E se dovessi raccontare questi due album più appendice con un aggettivo o una frase, quale sarebbe?
N La difficoltà maggiore che incontro io nello spiegare questo progetto, e forse anche chi ascolta nel capirlo, è data dal fatto che sono uno dei pochissimi casi in Italia che viene da un genere e poi ha cambiato, ha fatto altro. Dovevo raccontare questo viaggio: mentre compivo questo percorso e ve lo raccontavo, io stesso mi stavo spostando, traghettando da una sponda all’altra. Vi ho fatto vedere e sentire il cambiamento.

Quindi sei cambiato tu?
N O siete cambiati voi che ascoltate? Non lo so, è una bella domanda. Non credo di essere cambiato tanto, ma ho avuto la fortuna di poter spiegare il mio lavoro con meno caos grazie anche alla mia produzione, un interlocutore che mi capisce e sostiene. Oggi sono qui, inizia una nuova storia.

nesli paba

Alice, il 10 febbraio pubblichi il tuo album di debutto: come hai lavorato e quali influenze musicali raccoglie?
A Questo è il mio start. Mi reputo fortunata per aver incontrato Brando, musicista anche lui come me e che, anche per questo, mi ha capito subito. Io ho tanta voglia di esprimermi: scrivo, suono la chitarra, ci dedico davvero tanto tempo e vorrei che questo arrivasse. Musicalmente ho vissuto tanti passaggi e più vado avanti più voglio inserire influenze diverse in quello che faccio. Quando ho iniziato a suonare, per esempio, mi ispiravo tanto a De Gregori, De André, Branduardi, Rino Gaetano; poi, per una ricerca interiore, mi sono spostata verso il rock, l’heavy metal e l’hard core, e poi ancora mi sono avvicinata all’indie rock. Credo che questo album, pur essendo il primo, ha una forte identità personale, sono io, c’è il mio stampo; è la cosa che più rende felice perché mi hanno dato spazio e ne hanno fatto arte.

In pochi mesi la tua vita è profondamente cambiata: da The Voice of Italy all’Ariston. Un anno fa lo avresti mai pensato?
A La mia esperienza a The Voice mi ha cambiata tanto perché ho dovuto affrontare anche il contesto di Amici; mi ero accorta subito che non era il mondo per me. Ero, quindi, partita negativamente, ho avuto una caduta e mi sono messa in discussione io in prima persona; se il mondo della musica era quello, allora non mi apparteneva. Con The Voice ho riscoperto me stessa ed è stato un percorso interiore più che la costruzione di una carriera. Mi ha fatto crescere pian piano grazie a Dolcenera che ha creduto in me e al riscontro positivo da parte della gente. Da lì ho annusato un altro ambiente.

Qual è stata la difficoltà maggiore che ti sei trovata ad affrontare dopo The Voice?
A Dopo The Voice ho vissuto quello che capita a tutti i concorrenti di un talent, ma per me è stato pesante perché nella vita sono una persona abbastanza confusa. Se non trovo uno scopo ogni giorno divento matta: quindi immagina dopo la fine di un programma come quello… non sapevo di che morte morire!

Quale augurio fareste l’uno all’altra?
N Le auguro di sfondare, di svoltare in tutto e per tutto, e sono sicuro che ce la farà. Ora è nel trip per cui è convinta sia solo una botta di fortuna. Ha avuto fortuna, certo, ma la fortuna capita a chi se la merita; quindi le dico sempre che si merita tutto questo. È brava, ha tanti mondi dentro ed è giovanissima.
A Io gli auguro di rimanere quello che è.

Avete qualche portafortuna o rito scaramantico?
A Io no.
N No, e tra l’altro rispetto ad altri cui si chiude lo stomaco, noi mangiamo sempre, senza sensi di colpa.