Bouchra porta in musica il multiculturalismo 2.0: «Il mio messaggio d’integrazione attraverso la spontaneità». Intervista

La spontaneità e un pizzico di graziosa timidezza non intaccano per nulla lo spirito volitivo che la giovane Bouchra ha già dimostrato di avere, non solo sullo schermo. Marocchina ma livornese d’adozione, classe 1994, con due singoli per Universal all’attivo e una manciata di cover su YouTube la ventiduenne sta muovendo i primi passi nel rutilante mondo musicale.

Guardando i suoi videoclip quello che emerge è un piglio internazionale che, non a caso, guarda a star come Beyoncé, Rihanna e Sia mettendo in luce una sacrosanta ambizione a raggiungere obiettivi importanti. In Bouchra Occidente e Mondo Arabo convivono e si fondono come un auspicabile ideale di integrazione che non dimentica nessuna delle due anime ma sa cogliere da ciascuna la forza per diventare unica. Abbiamo chiacchierato con l’artista in questo inizio 2017 che promette di essere un anno di grandi impegni.

Blanc ou noir bouchra

Sei giovanissima e sei fresca di debutto con i tuoi primi due singoli: come sei arrivata alla musica e qual è stato il tuo percorso?
Sono marocchina ma vivo in Italia da quando ho tre anni. Ho sempre avuto una forte passione per il canto e la musica e ho deciso di concretizzare quest’attitudine verso i 16 anni attraverso YouTube. È stato lì che ho caricato le mie prime cover: il primo pezzo è stato nello specifico Price Tag e, siccome il riscontro da parte del pubblico è stato super positivo, mi sono sentita incoraggiata a continuare lungo questo percorso. C’è poi stato un incontro assolutamente casuale che mi ha portato oggi qui in Universal: ero a un concerto a Milano e ho incontrato una persona della discografica. Da quel momento è iniziato tutto.

Sei appassionata di musica fin da bambina, hai seguito dei corsi di canto o suoni strumenti?
Non ho mai fatto corsi perché, purtroppo, non ho mai potuto permettermi di prendere lezioni di canto ma ne sto prendendo un po’ ora. E devo dire che è molto bello perché, da autodidatta riesci a costruirti completamente come vorresti tu e con il tuo stile; poi le lezioni aiutano a perfezionare le caratteristiche personali. Spero di migliorare e correggere ciò che è da correggere.

C’è stato un momento in cui hai capito o deciso che la musica sarebbe diventata il tuo lavoro?
Forse quando ho visto per la prima volta il mio video, Blanc ou Noir, in televisione: è stato talmente grande l’impatto emotivo che mi sono detta “è quello che voglio fare”. Fino a quel momento la musica era una fortissima passione ma, fino a che non ho visto risultati concreti, non ne ero del tutto sicura. Non è facile fare della propria passione un lavoro e fino a quando non ne sei certa tendi a tenere basse le aspettative, magari prepari anche un piano B. Se, però, il risultato arriva ed è positivo allora prendi la decisione con più convinzione.

A proposto di YouTube, con quale criterio sceglievi i brani da registrare come cover?
Sono una che ascolta molto le parole, che dà peso al significato dei testi e canto solo quello che rispecchia ciò che penso io. Per esempio, Price Tag è un brano che, se avessi avuto la testa di Jessie J, avrei voluto scrivere. Quindi, nel momento in cui mi ritrovo in un pezzo, cerco di riadattarlo per la mia voce in modo da poterlo cantare e comunicare anche io il suo messaggio.

yallah bouchra

Tra le cover in rete c’è quella di Wake Me Up che ha oltre 400mila views: ma che cosa ti aspettavi quando hi caricato quel video?
Il mio pensiero allora non era di arrivare al pubblico o fare qualcosa solo per moda; volevo fare qualcosa che mi piacesse. Ed è lo stesso spirito che ho oggi, anzi penso che sia il modo migliore per riuscire a fare per bene le cose e trasmettere una passione agli altri. Amo la spontaneità.

Musicalmente quali sono gli ascolti che ti hanno influenzato maggiormente? E cosa ascoltavi da bambina?
Sicuramente Stromae è uno dei miei artisti preferiti, anche perché porta in musica tematiche molto serie e difficili da trattare, eppure riesce a metterle in forma di canzone facendo arrivare ogni emozione e pensiero. Poi, tra i miei preferiti ci sono anche Michael Jackson, Amy Winehouse, ultimamente tantissimo Beyoncé e Sia: sono tutti artisti che affrontano tematiche importanti in maniera appetibile artisticamente. Una canzone di quando ero bambina? Amavo molto Habibi Arab (Aah W Noss) di Nancy Ajram: lei era il mio idolo e cantavo sempre quel pezzo.

Dopo i primi esperimenti via web, c’è un incontro che ha inciso molto nel tuo cammino artistico, quello con Francesco De Benedittis e Antonio Toni. Come sono nati i progetti insieme?
Ci siamo messi a lavorare insieme dopo una certa titubanza iniziale da parte loro: capisco, infatti, che un prodotto che viene da YouTube non ha la stessa tecnica che, invece, può avere un professionista. Dopo aver visto i miei video, però, si sono entusiasmati e mi hanno trasmesso quell’energia che mi ha spinto a essere più positiva e leggera. Il primo frutto di questa collaborazione è stato Blanc ou Noir, un successone per quanto mi riguarda perché non mi aspettavo certo oltre 1,2 milioni di views, i passaggi in radio e tv: un sogno a occhi aperti.

Un primo singolo in francese, un secondo in inglese con inserto in arabo: ti presenti con una carta d’identità musicale internazionale. Quanto il tuo essere multiculturale anche nelle origini è un punto di forza, di riconoscimento nel panorama artistico?
Al di là del gusto personale, ho scelto di esprimermi in più lingue anche perché voglio mandare un messaggio di integrazione e uguaglianza tra le varie culture ed etnie. Per me tutto il mondo è paese e voglio trasmetterlo agli altri.

bouchra

Arriveranno anche canzoni in italiano?
Assolutamente sì, voglio cantare anche in italiano. Quindi arriverà qualcosa…

Entrambi i tuoi singoli raccontano una ragazza forte, coraggiosa, libera sicuramente volitiva. Sei così nella vita? Come ti descriveresti?
Io, come un po’ tutte le persone, ho combattuto contro le mie insicurezze. È quello che racconto in Yallah, in cui canto di me stessa in un momento di riflessione su certe mie fragilità che, a volte, mi hanno portata a non raggiungere il risultato che volevo. Mi sono resa conto che quelle insicurezze dovevano sparire e su questo dovevo lavorare: nel brano racconto questa evoluzione mentale, a partire dalla consapevolezza di avere una forza interiore da sfruttare anche per aiutare gli altri.

Nel videoclip di Blanc ou Noir si incontrano e si confrontano due Bouchra… da questo confronto quello che emerge è ciò che porti scritto sulla maglia, “Yourself”: è il messaggio che volevi mandare?
Il brano parla di un’ossessione verso un amore che sfugge nonostante l’inseguimento, mentre nel videoclip ho dato un’altra sfumatura, quella di una ricerca che è innanzitutto di se stessi. A volte si cerca di capire cosa siamo, verso cosa siamo più portati e che cosa ci fa stare bene: il senso del video è, dunque, quello di una persona che cerca se stessa.

Ma chi vedi oggi nello specchio?
Oggi se mi guardo nello specchio vedo una persona molto più soddisfatta , che sta facendo del proprio meglio per crescere giorno dopo giorno e sta riuscendo in quello in cui ha sempre creduto.

A proposito di specchio, quello magari della tua camera, come è il tuo rapporto con lo specchio? Che look ami?
Amo i trucchi, penso come ogni donna, e il disegno, l’arte in generale, e mi piace portare anche queste passioni nell’ambito del lavoro. È anche un modo per comunicare agli altri i gusti personali, lati del tuo carattere. Per quanto riguarda la moda mi piace mischiare le cose e seguo tantissimo Rihanna perché il suo stile è esattamente quello che vorrei adottare io, magari in un futuro prossimo.

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A dicembre 2016 sei stata il volto femminile del progetto televisivo di Real Time #AdessoParloIo, in cui ti sei fatta portavoce nel raccontare storie di vittime di bullismo. Che tipo di esperienza è stata e qual è l’insegnamento più prezioso che ti ha lasciato?
Quando mi è stato proposto il programma ne sono stata subito entusiasta avendo vissuto quell’esperienza sulla mia stessa pelle; in un certo senso, proprio per aver subito atti di bullismo, mi sentivo di poter dare una mano a chi li sta vivendo oggi. Dopo aver parlato con i dieci protagonisti di Adesso Parlo Io ho scoperto quante diverse sfaccettature possa assumere il bullismo: conoscevo la mia esperienza personale e, paradossalmente, non ho mai pensato in grande e ho scoperto che davvero si può essere bullizzati per i motivi più diversi ma l’unica soluzione è trovare il coraggio di parlarne.

Che consiglio daresti a chi ne è vittima o ha accanto a sé amici bullizzati?
Il bullo costringe le sue vittime a chiudersi a riccio, a non parlare, a sentirsi quasi in vergogna nell’ammettere certe cose; per questo il messaggio che io e Leonardo Decarli abbiamo voluto mandare è quello di parlare di qualsiasi situazione di disagio possa accadere. E anzitutto bisogna parlarne con un adulto da cui ci sente compresi, che sia un insegnante, la preside o un genitore. E agli adulti dico: siate disponibili all’ascolto e comprensivi.

A quando il prossimo singolo, ma soprattutto a quando un album?
Posso dire solo una cosa: sto lavorando a un album dalla scorsa estate e ci saranno otto pezzi. Contiamo di pubblicarlo entro l’anno e poi speriamo di organizzare un tour o una serie di instore che mi permettano di incontrare tutti i miei fan che mi seguono sempre con affetto.