Al Festival per realizzare un sogno, Ron si racconta: «Non mi sono accontentato e porto a Sanremo il progetto per AISLA»

Il suo debutto al Festival di Sanremo risale a quando aveva soli 16 anni e quello stesso palco lo vide trionfare nel 1996 in coppia con Tosca con il brano Vorrei incontrarti fra cent’anni. In questo 2017 Ron torna all’Ariston con L’ottava meraviglia, una ballata in cui l’amore è forza, coraggio, dolcezza e continua ripartenza.

Firmato insieme a Mattia Del Forno, Francesco Caprara ed Emiliano Mangia de La Scelta, il brano fa parte dei due inediti contenuti nella speciale riedizione dell’album La forza di dire sì, attesa per il 10 febbraio in formato fisico e digitale. Figlio dell’omonimo progetto pubblicato nel 2016, questo repack contiene anche la traccia Ai confini del mondo oltre ai 24 duetti del cd originale.

Copertina_RON_La forza di dire si_Sticker

Che l’artista tenga particolarmente a questo lavoro lo si evince dall’affetto, dalla dedizione e dall’entusiasmo con cui Cellamare ne parla, sottolineando lo spirito di squadra che il mondo della musica italiana ha saputo mettere in campo, a cuore aperto. E proprio il palco ligure diventa una cassa di risonanza per il progetto al fine di dar voce soprattutto ai suoi beneficiari, i malati di SLA.

I proventi dalla vendita dell’album, infatti, sono destinati interamente ad AISLA (l’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) alla quale vengono devoluti anche i ricavi derivanti dai biglietti per lo speciale concerto-evento al Teatro degli Arcimboldi il 6 marzo. Annalisa – in duetto con Ron anche a Sanremo, nella serata delle cover –, Luca Barbarossa, Loredana Bertè, Luca Carboni, Elodie, Giusy Ferreri, La Scelta, Nek, Francesco Renga e Syria sono solo i primi ospiti annunciati al fianco di Ron per la serata milanese che inaugura il tour dell’artista.

Ron, torni a Sanremo con una canzone d’amore. Ma qual è, oggi, la forza di questo sentimento nella musica?
La sua forza nasce dal continuo bisogno d’amore che abbiamo, non possiamo farne a meno. In fondo, ci sentiamo sempre soli e abbiamo costantemente necessità di condividere ma anche di avere accanto qualcuno che ci sorregga. In un mondo come quello vediamo in questo momento attorno a noi il fulcro resta la persona che si ha a fianco. La sua presenza diventa irrinunciabile.

Come è nata L’ottava meraviglia?
La canzone è arrivata senza neanche cercarla troppo; Mattia mi ha portato un inizio interessante sui cui abbiamo lavorato insieme a tutto il gruppo de La Scelta. Mi piace lavorare con loro, quando ci mettiamo a suonare insieme nasce sempre qualcosa di bello, un’idea da cui nasce una canzone.

Nel testo del tuo inedito risuonano America e Oriente: cosa rappresentano per te?
Per chi vuol fare arte l’America è stata e resta il sogno, fin da quando ci sono andato a 17 anni e ho cantato al Madison Square Garden. Certo, la parola Trump oggi è ingombrante, come lo è lui, ma bisogna cercare anche di lasciarlo fare, solo per un attimo non tanto di più eh. L’Oriente, invece, ha il fascino di un qualcosa che quasi non c’è; quando ci vai entri in una magia.

Ph. Credit: Alessio Pizzicannella

Ph. Credit: Alessio Pizzicannella

Quali sono le emozioni di questo ritorno all’Ariston?
Le emozioni sono diverse rispetto al passato. La mia prima apparizione è stata nel 1970, a 16 anni; avevo tante ragazzine al seguito e io ero una ragazzino fresco della scuola, entrato a Sanremo con una forza spaventosa. Tutti gli altri Sanremo hanno viaggiato insieme a me nel mio iter musicale, via via più responsabile.

E cosa ti aspetti dall’edizione 2017?
Innanzitutto, c’è il grande piacere di andare a Sanremo con Carlo Conti e Maria De Filippi: sono due persone intelligenti, sanno ascoltare e parlare in maniera tranquilla. Questo già è invitante di per sé. Inoltre, partecipo con una canzone – selezionata fra le tre che avevamo inviato alla commissione – che si colloca bene in questo ambito e avevo ancora un sogno da realizzare completamente: il disco per AISLA. L’album ha richiesto sei mesi di lavoro, è stato un grande impegno, ma anche la più grande soddisfazione della mia carriera. Eppure ancora non ho consegnato ad AISLA un gruzzolo consistente. Per questo non mi sono accontentato e porto ancora questo disco, con due nuovi inediti, a una platea come quella del Festival. Credo proprio che senza questo progetto benefico non ci sarebbe stato neanche Sanremo.

Nella serata dedicata alla tradizione della musica italiana presenti una cover di Insieme a te non ci sto più in duetto con Annalisa: come mai questa scelta?
La canzone di Caterina Caselli l’ho amata fin da bambino, era un mio cavallo di battaglia nei primi concorsi e me la sono voluta riprendere in mano, mi è sembrata la scelta più onesta. Per quanto riguarda Annalisa, beh, lei è eccezionale, un’outsider, una protagonista della musica con tante idee che non si lascia influenzare facilmente. Credo che potrebbe diventare una stella in America.

Prima hai parlato di un’attitudine a stare sul palco fatta di forza e coraggio: vedi questo approccio anche nei giovani di oggi?
Beh, oggi moltissimi giovani arrivano dai talent e questi ragazzi sono quindi più abituati al palco e alla giuria. Questo li avvantaggia, ma è giusto così, e ci sono voci strepitose come quelle di Elodie, Giusy Ferreri, Marco Mengoni. Sono onorato di essere a Sanremo con alcuni di loro.

Ph. Credit: Alessio Pizzicannella

Ph. Credit: Alessio Pizzicannella

Ma, per te, Sanremo con quale immagine o canzone si identifica?
Torno indietro nel tempo: ricordo che rimasi catalizzato quando sentii Ancora di Eduardo De Crescenzo.

Il 10 febbraio esce la riedizione del tuo ultimo progetto La forza di dire sì, album a scopo benefico per AISLA nel quale hai coinvolto 24 artisti italiani: c’è un ricordo particolare legato alla lavorazione del disco?
I ricordi sono tanti, ma soprattutto credo che il progetto sia stato l’esempio di come l’Italia abbia una grande forza e grandi cuori, non solo musicali. Ho incontrato 24 cantanti totalmente a disposizione per un lavoro che non prometteva nulla di pazzesco, solo di cantare con me per lasciare un pezzo di sé in un progetto dallo scopo così grande. Ci siamo trovati in tantissimi e guardando i volti attorno a me vedevo sorrisi e anime nel canto: è ciò che succede quando si è consapevoli di ciò che sta facendo. Questa cosa si può ripetere, siamo forti insieme.

Come vedi la situazione del cantautorato italiano contemporaneo?
Sto seguendo tanti giovani artisti, mi piace per esempio Ermal Meta, mi ha molto colpito. Faccio ancora fatica, invece, coi rapper perché sto cercando di trovare un’armonia gradevole tra come cantano, cosa cantano e su quale musica. Sento ancora qualcosa che stride, ma anche in quel settore ci sono nomi di valore.

La nuova edizione del disco contiene anche l’inedito Ai confini del mondo: di cosa parla?
Il brano racconta la speranza e la voglia di ricominciare, uscire da un incubo per trovarsi a richiamare un nome che rimbomba dentro di sé.

Il 6 marzo sei protagonista di un concerto-evento con tanti ospiti: che spettacolo stai preparando?
Quello che porto agli Arcimboldi è l’allestimento del tour nei teatri che parte proprio da lì e sarà una serata di festa in cui ce la metteremo tutta per far venire più gente possibile; il ricavato sarà devoluto interamente ad AISLA e rientra nel progetto solidale avviato.

Che tipo di riscontro hai ricevuto per questo tuo impegno a fine benefico?
Mi fa piacere che la gente creda in questo progetto e compri il dico, ma i veri riscontri sono l’affetto e la riconoscenza dei malati di SLA. Per loro non ho voluto perdere tempo e ho ripreso in mano questo disco. Per lavorarci ancora di più.