Intervista a Roberta Giallo: «Quando all’amore chiedevo la tempesta. Il mio anno zero senza lieto fine»

Un concept album sull’amore. In questi tempi di uscite discografiche pre-sanremesi suona quasi come un azzardo presentare un progetto in cui il tema centrale sia quel sentimento tanto usato, abusato, scomposto e straziato, eppure Roberta Giallo getta il suo guanto di sfida.

E il coraggio la premia. Sì, perché L’oscurità di Guillaumeuscito il 20 gennaio – è un album che più personale di così non potrebbe essere: l’artista bolognese, infatti, regala un viaggio inedito tra realtà e sogno calandosi nell’amore come muovendosi attraverso un paesaggio dell’anima “in un ‘Medio Evo Post-Atomico’”.

Copertina L'Oscurità di Guillaume roberta giallo

Suoni sospesi tra il presente e il passato, tra la fiaba moderna e il mito antico, fanno da tessuto musicale a testi le cui storie sembrano oniriche eppure del tutto concrete, come già suggerisce un’immagine di copertina che ricorda il mondo visuale di Tim Burton. Incuriositi dalla sua arte, abbiamo rivolto qualche domanda a Roberta. Ecco la nostra chiacchierata.

Il 20 gennaio hai pubblicato il tuo nuovo album, L’oscurità di Guillaume. Chi è, innanzitutto, Guillaume?
È un ragazzo francese per cui ho perso letteralmente la testa. L’ho conosciuto anni fa, tra noi è poi partita una lunga e ossessiva corrispondenza via mail…  è il protagonista dell’album nel senso che mi ha fornito l’ispirazione necessaria per scriverlo.  A un certo punto, però, si è letteralmente smaterializzato… perdendosi nel suo mistero, ad oggi irrisolto. Resta il disco. Da qui il titolo dell’album, un album onirico, sospeso tra realtà e illusione, tra esaltazione e dramma.

Come è nata in te l’esigenza di dedicare un intero album all’amore? E come si snoda questo sentimento nelle varie tappe rappresentate dalle canzoni?
L’esigenza è nata perché ho vissuto una storia d’amore che mi ha scosso; è stata un po’ l’anno zero delle mie esperienze sentimentali fino ad allora vissute. Ho sempre raccontato la mia vita attraverso le canzoni e anni fa sono stata letteralmente inghiottita dall’“oceano Guillaume”, dal suo e dal mio amore per lui. Sono precipitata dentro un sogno, e di quel sogno, misto a realtà, ho voluto raccontare.
Le canzoni di questo album rappresentano i capitoli di questa storia d’amore travagliata e trasognata, da quello più roseo a quello più macabro, perché in questa storia c’è anche il lato drammatico. Non posso dirvi quello che succede, lo scoprirete ai miei concerti, ma posso dirvi che non è previsto il lieto fine

Nei testi delle tue canzoni realtà e sogno sono due piani che finiscono per toccarsi se non addirittura intersecarsi: quanto la fantasia può essere una forma di protezione? Cosa rappresenta per te?
La fantasia è uno strumento meraviglioso, ma come tutti gli strumenti non è né buono né cattivo: dipende dall’uso che se ne fa, e soprattutto, va sa saputa utilizzare. Finché si è consapevoli di sognare lo si può fare all’infinito… il problema è quando si rischia di vedere nella realtà le cose che non sono e convincersene. A volte, però, non si tratta solo di fantasia, ma delle illusioni regalate da chi è intenzionato a farci sognare a tutti i costi, anche mentendo sulla propria identità…
Poi, da un altro punto di vista, la fantasia può essere uno “strumento” di cura e protezione dalla bruttura e dalla violenza della vita reale. Per questo mi piace creare/immaginare, per concedermi il lusso della bellezza ogni volta che mi va, l’arte salva.

Ph. Credit: Mattia Pace

Ph. Credit: Mattia Pace

Sulla copertina del disco compare il tuo volto in un contesto che, nelle scelte grafiche, rimanda a una certa iconografia fiabesca (un po’ Alice nel Paese delle Meraviglie, un po’ Biancaneve, un po’ Mago di Oz…): come avete elaborato la cover e quanto rappresenta visivamente il mondo che racconti nei tuoi testi?
Sono io affacciata sull’universo infinito della mia anima, un paesaggio collocato fuori dal tempo e dallo spazio, che tuttavia si può guardare ad occhi chiusi. Per leggere la propria interiorità non servono gli occhi, serve sentire, così come non servono occhi per ascoltare la musica. Questo è un disco dell’interiorità, ispirato e senza tempo, un disco delicato, ma allo stesso tempo potente perché ispirato.

Ho sempre amato le favole, ma non tutte hanno il lieto fine! Alice in Wonderland così come Oz mi piacciono particolarmente perché non sono favole scontate: ci raccontano delle insidie tese dal mondo, ma anche di quelle che noi tendiamo a noi stessi, del potere duale dell’immaginazione. Soprattutto il loro mondo simbolico è profondo e significativo. Ho disegnato la copertina e tutto il libretto, perché sono anche un’artista visiva e mi piace illustrare, quando possibile, ciò che narro. Anche se la musica, ripeto, non si guarda. Nell’assemblaggio dei disegni, e l’elaborazione digitale, sia del libretto che della copertina, sono poi intervenute le mani preziose di Mattia Pace, che ringrazio per il lavoro accurato, paziente e sentito che ha fatto, immergendosi anche lui nel mio mondo incantato e viaggiando con me.

Se dovessi associare a questo disco un paesaggio, come lo descriveresti?
Un onirico Medioevo-Post-Atomico.

Il nuovo estratto dall’album è In amore muoio di frontale, brano che definisce una visione dell’amore come “incidente distruttivo”: si può imparare a non farsi del male in/per amore?
In amore tutto ciò che si impara va imparato di nuovo! Non c’è una ricetta, non c’è un manuale d’istruzioni, non si arriva mai a capo; tuttavia, posso dire di aver fatto tesoro di un’esperienza che per me resta un monito, una testimonianza, e in un certo senso, mi ha anche insegnato a non incidentarmi più in modo tanto distruttivo e delirante! Questo, però, immagino dipenda anche da quello “che vado cercando ora”. Sono ormai consapevole di aver vissuto un’esperienza tanto devastante perché quello chiedevo all’Amore tempo fa: la tempesta! Adesso sono più tranquilla, però: non vi preoccupate!

Ph. Credit: Mattia Pace

Ph. Credit: Mattia Pace

Il tuo percorso artistico si svolge nell’Italia cantautorale più autentica: quanto Bologna e la sua “scuola” hanno segnato la tua identità di artista?
Profondamente. Amo Bologna con tutta me stessa, ogni angolo, ogni piazza, ogni vicolo. Mi ha regalato incontri magici e tante luci. Sparpagliati per la città ci sono tanti ricordi, è un po’ il mio diario segreto…

Durante la tua carriera hai lavorato con Lucio Dalla e Samuele Bersani e hai aperto i concerti di Alex Britti, Sting, Carmen Consoli… qual è il più grande insegnamento che ti ha lasciato l’incontro con questi artisti?
Ci vogliono tanta umiltà, consapevolezza, coraggio, apertura mentale, tenacia, pazienza e soprattutto essere se stessi. L’ultima frase sembra una banalità, ma sapere esattamente cosa significa “essere se stessi” è una grande cosa, un’immensa conquista, psicologica, artistica e spirituale.

C’è qualcuno che ancora non hai conosciuto ma con cui ti piacerebbe lavorare?
La sparo infinita: Tim Burton & Pharrell Williams! Poi, a parte gli scherzi, mi piacerebbe continuare a collaborare con Samuele Bersani, e fare qualcosa insieme a Raphael Gualazzi, artisti che stimo, ammiro e rispetto profondamente per la loro autenticità.

Nella generazione del successo musica via talent, sei quasi una mosca bianca: mai pensato di tentare la strada della tv per arrivare al grande pubblico?
Se uno riesce ad apparire in Tv in modo autentico, perché no? Non denigro la televisione in toto, è solo un contenitore, una scatola luminosa. Posso, però, dire che non mi sento tagliata per i reality/talent show, perché in quei casi devi adattarti e fare ciò che ti viene richiesto, devi servire alla macchina, al meccanismo imposto, rinunciando un po’ a te stesso. Non puoi fare proprio come ti pare, diciamo così…

Sei cantante, autrice e regista: c’è una veste nella quale ti riconosci di più? Perché?
È tutto abbastanza connesso, faccio fatica a trovare la definizione più azzeccata… ma semplificando, in questo momento, posso dire di essere innanzitutto una cantautrice.

A grande richiesta raddoppi la data bolognese con cui presenti il disco nella tua città: che tipo di spettacolo hai in mente di allestire per raccontare live un concept album come il tuo?
Sarà un concerto, un racconto, una festa, un happening, dove la musica sarà protagonista indiscussa. Sarà qualcosa di speciale, chi verrà vedrà! Sul palco con me ci saranno dei musicisti fantastici: Pietro Posani, Marco Paganelli, Enrico Dolcetto… Vi invito in massa a Bologna, al Bravo Caffè! Non ve ne pentirete, e soprattutto: ricorderete.

Questa la tracklist de L’Oscurità di Guillaume: 1. In amore muoio di frontale, 2. Con la fantasia, 3. Acqua di fiume, 4. Notte di luna senza stelle, 5. Amore Amor6. Giornata no, 7. Mon ange (l’amor vicino), 8. Non amarmi due secondi, 9. Io amo le cicale, 10. Nuvola, 11. Oz, 12. Gù.