«Tiziano Ferro ha mantenuto la promessa»: quando la scrittura è passione e bisogno. Intervista a Emanuele Dabbono

C’è nome che unisce come un filo rosso i brani Incanto, Il conforto, Valore assoluto e Lento/Veloce. “Facile, Tiziano Ferro” direte voi, ma non è la (sola) risposta esatta. Dietro queste tre canzoni, infatti, c’è un’unica firma, quella del cantautore e polistrumentista genovese Emanuele Dabbono, unico autore a contratto con l’artista di Latina.

Classe 1977, una partecipazione a X Factor Italia alle spalle, svariate collaborazioni, due libri (Genova di spalle, Mursia e Musica per lottatori, Albatros Il filo), un EP e quattro album: queste le credenziali di un passaporto artistico quanto mai poliedrico e sfaccettato. Ma è stato l’incontro con Ferro a segnare per Emanuele l’inizio di un percorso autoriale più che mai proficuo, non solo in termini di Dischi d’Oro e di Platino, ma anche e soprattutto sul piano umano e professionale. In fondo, non lo si trova tutti i giorni un boss come Tiziano.

Emanuele Dabbono

Abbiamo rivolto a Dabbono qualche domanda sulla nascita dei pezzi per l’album Il mestiere della vita (uscito il 4 dicembre 2016 per Universal Music) ma anche qualche curiosità…

Emanuele, sei cantautore e musicista, ma il tuo nome è di recente salito agli onori delle cronache musicali in qualità di autore per Tiziano Ferro: come è nata questa collaborazione e in che modo Ferro si è messo in contatto con te?
Io e Tiziano ci conosciamo dal 1998, da quando entrambi fummo scartati in finale all’Accademia di Sanremo, la competizione che consentiva l’accesso al festival nei giovani. In quella stessa occasione, però, entrambi fummo essi sotto contratto da Alberto Salerno e cominciammo a lavorare ai nostri rispettivi progetti con Michele Canova. Poi lo rincontrai in finale a X Factor: lui aveva co-scritto Non ti scordar mai di me con Roberto Casalino per Giusy Ferreri e io arrivai terzo. In quell’occasione mi disse che mi avrebbe tenuto d’occhio; cinque anni più tardi, mantenne la promessa e diventò il mio editore.

 Quale è stata la tua reazione quando, la prima volta, vi siete sentiti e visti? Che cosa hai pensato?
Conoscendoci da vent’anni l’ho potuto “vivere” in un modo diverso dall’entrare in contatto con lui quando ormai era famoso. Credo che anche per lui avere vicino qualcuno che lo conosceva da prima significhi tanto. È un legame importante con chi eri. Vonnegut diceva: “Più vai avanti con gli anni più sentirai bisogno di tenere vicine le persone che ti conoscevano da sempre”.

Il primo frutto di questo sodalizio è stato il brano per Michele Bravi Non aver paura mai seguito da Incanto, per lo stesso Tiziano e, ad oggi, sei l’unico autore a contratto con Ferro. Come si svolge il tuo lavoro? Per la tua esperienza, avviene più spesso che brani ti vengono commissionati o sei tu che scegli quali tracce proporre all’artista?
Lavorare con lui è un autentico privilegio, ma non mi scordo che ci ho impiegato 18 anni di gavetta, è stata dura. Adesso compongo testi, musiche, arrangiamenti e insieme li sistemiamo. È lui poi a scegliere cosa sente più adatto, per sé o per altri, a poter essere usato in un disco. Non so mai per chi scrivo. Ma questo lavorare “alla cieca” mi stimola a cercare il brivido e la bellezza piuttosto che l’abito magari pure stretto per questo o quel cantante.

Ne Il mestiere della vita (Universal Music) uscito il 4 dicembre 2016 sono ben tre le canzoni che portano la tua firma – Valore assoluto, Lento/Veloce e Il conforto. Ci racconti come sono nate queste tracce?
Sono tre canzoni molto diverse. Valore assoluto come scrittura è precedente persino a Incanto e credo possa avere una vita radiofonica importante. Il conforto è quella più profonda e sono davvero felice del riscontro che sta ottenendo, soprattutto dal punto di vista testuale: stampa, radio e pubblico la stanno amando e il merito va alla fusione epica tra le voci di Tiziano e Carmen. Lento/Veloce è una polaroid estiva dalla melodia forte con inciso potente e strofe urbane molto RnB.

Tra i pezzi che il pubblico e la critica hanno finora apprezzato di più c’è proprio Il conforto in cui Tiziano duetta con Carmen Consoli. Ti aspettavi questa collaborazione? Quanto ha valorizzato il brano originale?
Farne un duetto è un’idea di Tiziano, che con Carmen hanno impreziosito il brano. Diversamente non sarebbe la stessa cosa. Credo abbiano raggiunto uno dei vertici fra i duetti italiani: le loro voci hanno un amalgama fluido ed emozionale. Ti stanno raccontando una storia tra calore e disperazione. Stupendo.

Prima che co-autore sei stato autore per te stesso: cambia l’approccio alla scrittura nel caso in cui tu debba scrivere per te stesso piuttosto che per altri? E in che modo adatti parole e note secondo la tua sensibilità in modo che siano coerenti e credibili anche con la voce di un altro interprete?
Ormai ho smesso di trovare la differenza. Ascolta Certe piccole luci (abbiamo anche girato un video su YouTube): se hai un’urgenza emotiva e stai parlando a qualcuno, se hai qualcosa di reale da dire, si percepisce e la musica viene da sé. Non mi preoccupo poi di radio, canoni, mode, ma solo di essere vero, come se qualcuno ascoltando un brano sentisse che si stesse parlando di lui. Sentimento da riconoscimento.

Come protagonista in prima persona sul palco hai alle spalle esperienze sia in gruppo sia come solista e collaborazioni importanti: ci racconti il tuo percorso artistico?
Ho suonato con tanti artisti (alcuni di fama mondiale) come John Legend, Avril Lavigne, Black Eyed Peas, Francesco Renga, Nomadi. Ho pubblicato 5 album e due libri, un tour meraviglioso negli USA suonando la mia piccola musica a New York, ma l’esperienza che più mi ha regalato dal punto di vista umano e alla quale sempre attingo per il mestiere di scrivere è la gioia di essere diventato padre. Ho due bimbe, Anna di 1 anno e Claudia di 5 che sono le mie vere ispirazioni.

Come sei arrivato, invece, a stare dietro il palco e dietro le canzoni?
Ho scritto 1592 canzoni, le catalogo. Mi è sembrato naturale cominciare a proporle, a vedere se potevano avere un senso anziché lasciarle a prender polvere nei cassetti e negli hard disk. A giudicare dai risultati, è andata bene. Sono grato perché mi ricordo ogni giorno quanta fatica ci ho impiegato e che poteva anche non succedere mai.

Nel panorama italiano e internazionale, per chi altri ti piacerebbe scrivere? Perché?
Amo Springsteen, Van Morrison, Joni Mitchell, Jackson Browne, insomma il rock d’autore americano. Mi piacerebbe scrivere un brano per Elisa in Italia, se mai lo volesse. All’estero collaborare a un disco di alcuni fra i miei miti, tipo Ryan Adams, Damien Rice o i Counting Crows.

Oltre che come autore musicale, hai firmato finora anche due romanzi: quando le parole sono diventate così importanti per te?
Mio padre lavorava in una fabbrica che stampava i libri di Asterix. Tornava a casa con gli errori di sistema: libri perfettamente rilegati ma dalle pagine bianche. Fin da prima di saper scrivere giocavo a riempirlo di scarabocchi, disegni, lettere dell’alfabeto senza senso e giravo col libro sotto braccio per casa mia fingendo di aver scritto Moby Dick. Poi li ho riempiti di storie, poesie, canzoni, sempre parole ma meno alla rinfusa. Un bellissimo gioco, mai solo una passione. Sempre un bisogno.

Per quanto riguarda i tuoi progetti discografici in solo, hai qualcosa di nuovo in cantiere?
Il mio prossimo album sarà scarno, acustico, ma avrà un titolo monumentale, perché dovranno parlare le melodie e le frasi: si chiamerà Totem.