I Pooh salutano il pubblico con gli ultimi show, un libro e un album live: «Portiamo la nave in porto con tutte le luci accese»

L’ultimo saluto. Suona così l’incontro stampa con cui i Pooh, dopo un anno di celebrazioni con la fortunatissima Reunion a cinque, annunciano gli ultimi progetti di gruppo prima di chiudere 50 anni di musica. Pionieri in Italia anche nell’ambito della multimedialità – a partire dal primo CD-rom interattivo lanciato nel 1996 fino alle innovazioni negli show dal vivo – gli Amici per sempre della discografia italiana gettano l’ancora dopo aver veleggiato nei mari di tutto il mondo, portando alto il vessillo tricolore.

Ritirando il Disco di Platino FIMI per le oltre 50mila copie certificate del cofanetto Pooh50 – L’ultima notte insieme (Sony Music Italy), Roby, Dodi, Stefano, Red e Riccardo guardano alla nuova stagione con un misto di malinconia e serenità che li fa arrivare alla meta comune con la piena consapevolezza di aver portano a compimento un percorso bello e intenso. Condiviso con milioni di fan.

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A testimonianza dei dodici mesi nei quali si sta consumando il lungo commiato il 1° dicembre esce  nelle librerie il volume fotografico Pooh50Verona (ed. Contrasto), una sorta di summa cartacea per immagini delle emozioni dei tre concerti sold out all’Arena di Verona. L’obiettivo di Alessio Pizzicannella ha immortalato retroscena, momenti on the road e attimi sul palco che riportano sulla pelle tutte le sensazioni live. Il fotografo ha, infatti, seguito i cinque “ragazzi” per la tre giorni veronese vivendo insieme tutti gli attimi di un tour, dagli spostamenti in van alle soste in autogrill, dalle prove alle pause nel backstage con familiari, assistenti e amici.

Ma c’è un ultimo capitolo ancora aperto, le cui pagine si fanno via via più esili: quello dei live. I Pooh, dopo una manciata di date in USA e Canada, si preparano al rush finale italiano che culmina il 30 dicembre a Bologna con l’ultimo concerto, una vera festa per tutti i fan del Belpaese. E per chi non può partecipare fisicamente allo show nella città in cui l’avventura della band cominciò anni orsono c’è la possibilità di assistervi nei cinema italiani.

I Pooh. L’ultimo concerto viene, infatti, trasmesso nei cinema in diretta via satellite grazie a Nexo Digital in collaborazione con F&P Group e RTL 102.5 a partire dalle 20.30 (l’elenco delle sale è su nexodigital.it e le prevendite aprono il 9 dicembre; il prezzo è ridotto per gli spettatori che si presentano in sala con il biglietto di uno dei concerti dell’ultimo tour).

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Le dichiarazioni dei protagonisti: emozioni e ricordi

Roby Facchinetti: «Siamo partiti da San Siro e a quella prima data si sono aggiunti i palazzetti; devo dire che ogni concerto è stata una bella botta per i nostri cuori grazie a tutto quello che il pubblico ci ha dato. Ogni sera è stata per noi tutti un’emozione fortissima. Ma abbiamo promesso che la reunion sarebbe stato il nostro ultimo viaggio è così sarà: partiamo per gli USA e il Canada, per salutare il pubblico americano, poi ci saranno gli ultimi concerti in Italia fino alla chiusura di Bologna.

Come possiamo sentirci? Personalmente incomincio a intravedere l’ultimo porto e non è una bella sensazione… Ogni sera è come un conto alla rovescia e ne sento un po’ il dolore. È una chiusura, che deve esserci e questo non significa certo cancellare 50 anni insieme.

Se penso a questo tour, San Siro resterà sicuramente nel cuore perché è un concerto che abbiamo sempre sognato a lungo e la reunion ha fatto anche il miracolo di vedere il Meazza tutto esaurito, un’emozione che non morirà mai. Ma un altro miracolo è stata anche la percezione che il pubblico e la stampa si siano davvero accorti di tutto quello che i Pooh hanno fatto in 50 anni. Molti giovani si sono avvicinati alla nostra musica, anche grazie al contributo dei media. È stata una bella rivincita per noi.

Spesso ci chiedono quali sia il segreto di questa carriera e io dico che in cinquant’anni abbiamo sempre condiviso tutto, ma anche  discusso e litigato tanto, a turno siamo andati in crisi ma la cosa che ci ha sempre salvato è la nostra storia. Questa è il nostro patrimonio più importante e davanti a essa ogni contrasto scompariva».

Dodi Battaglia: «Non è facile arrivare alla fine, ma devo dire che nel corso di questo periodo abbiamo perso due decisioni fondamentali. La prima è stata mettere insieme tante forze entusiasmanti per questo 2016 con cui abbiamo affrontato insieme tutto l’itinerario. La seconda, fantastica, è stata scegliere di continuare il viaggio nei palazzetti dopo gli stadi: non bastavano pochi live per salutare il nostro pubblico.

Il minimo comune denominatore della nostra storia di gruppo è stata la credibilità che ci siamo costruiti e guadagnati, ma una menzione d’onore va a Valerio Negrini: è anche grazie a lui che siamo riusciti ad arrivare in maniera popolare a così tanta gente portando messaggi forti, importanti.

Cosa ci ha tenuto insieme tutti questi anni? È tutta questione di chimica tra persone che si sono trovate insieme in un comune modus vivendi o modus suonando con grande sintonia, siamo parte l’uno dell’altro. Aggiungici anche un po’ di fortuna, del talento, molta costanza e tanta voglia di confronto anche per valorizzarci a vicenda. Un senso di vera unione. Il 30 dicembre? Sarà memorabile per tutti noi e siamo davvero molto emozionati.»

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Red Canzian: «Tutte le emozioni di questo anno sono raccolte in un libro che racconta anche le nostre riflessioni su questo momento e sul percorso che abbiamo compiuto, così come pensieri sulle persone che abbiamo accanto. Il momento è malinconico, certo, ma c’è anche tanto tanto orgoglio. Abbiamo portato in porto la nave, con le luci accese. Non è un’operazione facile, ma c’è un lato positivo: riprenderemo in mano la nostra vita chiudendo al massimo un capitolo bellissimo.»

Stefano D’Orazio: «Scendiamo dal palco con le luci accese e il viaggio è stata un’emozione ogni sera. Ci sembrava  già tanto fare gli stadi, invece il nostro popolo è molto più grande di quanto pensassimo: è stata una meraviglia. Siamo stati la colonna sonora di tante persone, per più o meno tempo, e vorrei vedere questo nostro saluto in maniera serena e positiva. Ci siamo divertiti, commossi, emozionati, a chiedere di più si sarebbe avidi. Alla fine siamo in porto con la soddisfazione di essere arrivati sani e ed più importante che scendere dal palco con il rammarico di non farcela più. Quando avevo lasciato il gruppo in passato ho impiegato tre anni a convincermi della scelta, ma cambiare è anche stimolante. Non è stato traumatico allora anche perché i miei amici per sempre mi hanno capito, anzi è stato più faticoso il ritorno, quasi fosse tradire una decisione già metabolizzata.

Oggi c’è una sensazione di smarrimento perché non si sa cosa succederà dopo, il calendario si svuota. Improvvisare la giornata e capire che si può anche non fare niente è una sensazione tutta nuova pere noi, da recuperare. Ci dobbiamo abituare al nostro secondo tempo. Personalmente ora guardo avanti… C’è altro oltre i Pooh.

Riccardo Fogli: «È una sensazione strana, con questi quattro ragazzacci ho fatto un viaggio lungo portando anche allegria. Ogni concerto ha in sè la sensazione dell’ultimo, in un concentrato di emozioni, una sensazione elettrizzante non un limbo. Quindi, non posso che ringraziare tutti. Dopo il 30 dicembre torniamo serenamente a casa.»
Salutiamo i Pooh con la consapevolezza che, ange grazie a loro, nessuno fermerà la musica.