Benvenuti a CasaMika su Rai2: «Siete ospiti del mio house party surreale in cui tutto può succedere»

In una mite serata novembrina, lo storico Palazzo Turati in Milano apre le sue porte e introduce idealmente in un’altra abitazione, un po’ folle, stramba, di certo inconsueta e surreale. Benvenuti a CasaMika, «una casa in cui gli ospiti entrano ed escono e non serve chiedere permesso». Ambienti colmi di oggetti, appunti, ricordi, colori e soprattutto idee; tante, insolite e geniali come il padrone di casa, Mika, che debutta su RaiDue con il suo one man show martedì 15 novembre 2016 in prima serata (produzione Ballandi/Multimedia).

Stasera CasaMika sarà un varietà della vecchia scuola, oltre 100 minuti di spettacolo – per quattro appuntamenti – nei quali le stanze senza tempo di un appartamento che non ha coordinate geografiche accolgono amici e compagni di viaggio tra sketch e performance. Al centro, sottolinea Mika, sempre la musica, il vero filo conduttore non solo di questo progetto ma di tutto il percorso di un artista eclettico.

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«Mi sono preso un rischio. – dichiara l’artista in conferenza stampa – Prima di X Factor avevo paura di fare tv, tanto che avevo rifiutato offerte precedenti. Poi ho accettato, ho imparato la lingua e mi sono messo in gioco: tutto ciò mi ha preparato a questo show. Dopo tre anni, belli, a X Factor ho sentito che qualcosa era finito e che volevo fare altro. In quel momento mi sono arrivate delle richieste, tra le quali anche quella della Rai: questa mi ha convinto ad abbassare le difese per portare molto di me in un contesto popolare televisivo. Mi sono detto che quello che avevo iniziato a X Factor e a The Voice mi aveva investito di una certa responsabilità; gli italiani mi hanno fatto entrare nei loro salotti e forse era giusto che continuassi a esserci, creando qualcosa di intimo e grande insieme, ma con il romance vintage degli Anni ’60. Ho preso la parte più sacra della vita quotidiana della gente: la fine della giornata.»

Ma da buon cuciniere di stili, Mika ha contaminato la suggestione originale di uno «show musicale partito dall’idea di varcare una porta ed entrare in una casa in cui tutto puoi succedere» con una serie di influenze che nascono dalla sua stessa formazione. Racconta la popstar: «Sono il prodotto di tutto quello che ho visto anche in tv. Se non avessi avuto questo sogno dal primo programma che avevo guardato non sarei arrivato al punto di aprire i Brit Awards. In Stasera CasaMika ci saranno i grandi show di Mina, che quando era davanti alla telecamera esisteva solo per il pubblico, ma anche quelli di Carpenter in Francia e il varietà di Renzo Arbore. Ho costruito una casa in cui posso esprimermi senza paura»

E, tra un aneddoto e un ricordo d’infanzia, Mika continua la presentazione dello show mettendo in luce quella cristallina creatività con qui ha plasmato ogni suo progetto: «Volevo far passare l’idea che la tv non sia sporca e, per prima cosa, volevo divertirmi: ma non sapevo che il divertimento potesse essere così stancante! Stiamo lavorando davvero tantissimo e lo abbiamo fatto per tutta l’estate ma ho con me una squadra fortissima, dagli autori agli scenografi ai costumisti.

Volevo mescolare più cose ed è nato un mix anche tra persone con creatività diverse che ha contribuito a creare uno show con la giusta energia. Cuore ed emozione sono stati gli ingredienti più grandi che ho avuto a disposizione. È un progetto impegnativo, ma credo che si debba fare tutto con il cuore perché non è detto che la stessa opportunità si ripresenti.»

Che cosa succede a CasaMika? Risponde l’artista: «Ci sono sketch, tanti duetti, performance ed esterne girate in Italia. Ogni stanza è un capitolo, non come una sit-com ma come rappresentazione di un’idea di casa, del sentirsi a casa. Ed è una casa un po’ fantastica, folle. Il pubblico è ospite di un house party surreale, in cui gli ospiti entrano ed escano in modo sorprendente; ci sono artisti che io ho chiamato personalmente ma anche ospiti virtuali che avrei tanto voluto avere, a partire da Dario Fo, con cui avevo collaborato in passato. Fo non c’è ma ci sarà, come Tognazzi: sono dappertutto.»

Ph. Credit: Francesco Prandoni

Ph. Credit: Francesco Prandoni

Il mondo del cinema, della musica e della televisione si ritrova nel salotto (ma anche nella cucina e nella camera da letto) di Mika e tra gli ospiti annunciati vi sono Malika Ayane, Francesco Renga, LP e Benji & Fede, ma anche Renzo Arbore, Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi e una Monica Bellucci «che si presenta per la prima volta in modo divertente. Ho chiamato persone famose che hanno per me un fascino incredibile; alcuni si sono prestati al gioco altri mi hanno guardato come se fossi matto! Ma va bene così…», confessa sorridendo l’artista.

Due le presenze fisse: la coinquilina Sarah Felberbaum e la vicina di casa Virginia Raffaele della quale Mika rivela: «È molto strano lavorare con lei: non fa le prove e quando arriva in scena tutta truccata, vedendola per la prima volta, sorprende sempre. Certe volte si vede proprio che sono terrorizzato, le mie reazioni di paura sono verissime!»

Ph. Credit: Francesco Prandoni

Ph. Credit: Francesco Prandoni

Niente paura, invece, sull’impegno del geniale talento anglo-libanese sul versante delle sette note: «Fare tv non significa che io mi sia fermato con la musica. Ho terminato da poco un tour di 14 mesi e per me tutte le cose procedono insieme. Sono sempre stato una persona che fa quello che vuole fare e faccio musica da quando avevo undici anni come modo di esprimermi, di costruire qualcosa ma anche di scappare dall’idea di dover vivere in una scatola con un’etichetta. Questo è l’atteggiamento che porto in ogni cosa, anche in questo show, perché cerco sempre di fare qualcosa di diverso alla ricerca di un’evoluzione.»

Dopo le quattro prime serate, per non sentirsi improvvisamente orfani di questa casa tra l’incanto e la follia, la Rai manderà in onda, sotto Natale, il concerto che l’artista ha di recente tenuto a Bercy, omaggio a Parigi – e, in fondo all’Europa intera –. E Mika affida alle ultime parole della conferenza stampa la chiave di volta di un’intera carriera: «L’arte porta maggiore tolleranza anche attraverso l’assurdità». È questa la lezione più grande.