‘Terza Stagione’ per Emis Killa: «Un album non pettinato in cui ho scritto di ciò che respiro, vedo o vivo»

La musica è autobiografia”. Sta forse qui il nodo centrale del racconto di Emis Killa, che nel suo nuovo album Terza Stagione (Carosello Records) non teme di gettare in faccia a chi ascolta una vita (la sua) in cui oggi e ieri si guardano senza sosta, non raramente un po’ in cagnesco. Lo sguardo al passato è quello di chi, partito Dal basso, si è spellato ginocchia e cuore per salire la china, senza nulla di regalato per cui quello che ha se lo è sudato.

Così, nella carta d’identità rap di Killa trovano spazio l’orgoglio di un ragazzo che guarda dal traguardo le invidie di chi si è lasciato alle spalle; la consapevolezza che i sogni non sono nulla se non si versa sangue per realizzarli spazzando via ciò che Non era vero; il ricordo dei Vestiti sporchi di un’infanzia in cui la strada ha insegnato tutto; la rivendicazione di chi si sente un Sopravvissuto e non è disposto a tornare al punto di partenza ma non sa scordare Quello di prima; ma anche un certo rimpianto di valori, miti ed eroi Cult che la prima giovinezza ha trattenuto con sé.

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E in questa girandola di sentimenti interviene tagliente l’amore, da quello autentico a quello più carnale (Su di lei) fino a quello, pallido pallido, che fa rima solo con soldi, fama e sesso o che assume la delittuosa piega di persecuzione (3 messaggi in segreteria). La denuncia della violenza sulle donne, di una gioventù spenta che non comunica se non con il wi-fi e di un mondo in cui il rispetto va polverizzandosi non la si legge solo tra le righe, ma grida forte a chi quelle strofe sa ascoltarle davvero.

Allora, anche un linguaggio che può suonare di spocchiosa ostentazione o volgarità rivela tutta la propria verità schietta testimoniando disillusione, tormento, coraggio, ribellione, maturità e ironia. Quella di chi ha “ancora fame per mangiar[s]i il mondo”.

Partiamo dalla copertina: ci spieghi il colore rosa?
È stata una scelta casuale, non strategica. All’inizio il disco era stato concepito attorno al tema del CULT, come il primo singolo inteso come concept anche nelle foto del booklet. Quindi, abbiamo usato vari colori di prova come sfondo per le foto, di quelli pastello di certe auto anni Ottanta. Alla fine, non avendo usato quel titolo per l’album, abbiamo deciso di prendere un rosa più forte virando il senso del disco stesso in modo che fosse ugualmente d’impatto e con un contrasto che facesse interrogare chi lo guarda.

Quella che racconti nel disco è una Terza Stagione artistica: come la descriveresti?
Una volta scelta la copertina, abbiamo pensato al titolo. È quasi metaforicamente la ripresa di una serie televisiva, come fosse la nuova stagione di una serie TV personale. Avevo anche pensato come titolo a Emis Killa 3 – che si legge sul dorso del booklet – ma mi sembrava banale, fin troppo diretto. L’idea di saga, anzi, è nata dalla cover che sembra quasi la locandina di un film d’azione o una serie. Più che un film, questo album è proprio un insieme di tante canzoni come gli episodi di una serie tv.

Sul piano dei suoni, che tipo di influenze sono entrate nell’album e come vi hai lavorato anche in termini di produzione?
A differenza di quanto ho fatto in L’Erba Cattiva e Mercurio, in cui Big Fish ha curato l’intero progetto dal punto di vista sonoro, in Terza Stagione lui si è occupato della direzione artistica ma ha coprodotto solo alcuni pezzi per amalgamarli al resto. Il fatto che ci siano produttori diversi e collaborazioni con altri artisti fa suonare il disco come più vario, magari meno omogeno o pettinato, ma come fosse quasi una compilation. Tutte le basi sono state scelte a istinto, alcune mi sono piaciute da subito altre, invece, dopo vari ascolti e Marco Zangirolami ha mixato tutto. Sono molto soddisfatto del risultato.

Che tipo di pezzi e quale sound sono confluiti in questo disco?
Alcuni pezzi sono molto più vecchi mentre altri più nuovi. In generale, non ho voluto impacchettare un suono secondo un criterio particolare , ma ho cercato di fare tutto quello che mi piace; ci sono brani come Italian Dream che ricordano il rap classico con un coro bambini, ma anche influenze trap o suoni che rimandano alle produzioni di Mercurio. C’è tutto quello che mi sento di poter fare, mi astengo dallo sperimentare cose che non mi competono; sicuramente, ho voluto dare grande importanza al suono.

Terza Stagione contiene rimandi al tuo passato e alle tue origini, attraverso uno sguardo al presente che non dimentica ciò che sei stato. Ma quanto sei cambiato in questi anni?
Mi sento sempre la stessa persona, certo più matura, ma la mia vita è inevitabilmente cambiata, anzitutto sul piano materiale. Di certo il fatto di vivere un sogno andato ben oltre le aspettative mi rende felice e mi fa sentire realizzato; d’altra parte, la popolarità porta con sé una maggiore responsabilità perché ogni cosa viene sempre amplificata. Oltre a questo, non mi piace nemmeno il fatto di avere dei tempi e delle scadenze, è qualcosa che mescola arte e lavoro. Ma io, ripeto, come persona non mi sento cambiato e continuo ad andare al bar in piazza con gli amici di sempre. Non mi sono sofisticato, ecco.

In questo disco ci sono collaborazioni ma non duetti: come mai?
Ho tentato varie collaborazioni con diversi cantanti, ma alla fine non c’è mai modo di concludere, per un motivo o per l’altro. E una traccia molto bella è rimasta fuori dal disco proprio per questo; ho cercato di chiuderla coinvolgendo varie cantanti italiane ma non c’è stato verso, proprio come mi era già successo col primo disco. E non si tratta solo di artisti che magari avrebbero guadagnato a comparire in un mio album, perché sono cantanti meno esposte per cui sarebbe stato un favore raggiunto. Tutto questo, non dico sia frustrante, ma certamente fa arrabbiare. Sembra che le cantanti italiane si sentano superiori e se la tirano un po’: non ci riproverò più.

Ph. Credit: Matti Zoppellaro

Ph. Credit: Matti Zoppellaro

Nei testi affronti temi diversi e molto forti, tra i quali la violenza sulle donne in 3 messaggi in segreteria. Da dove è nata in te l’esigenza di un racconto di questo tipo?
Non è una vera esigenza. Nel momento in cui ascolto una base e scrivo il testo mi lascio trasportare dalle cose che mi vengono in mente. In particolare, questo pezzo non è stato pensato fin dall’inizio come brano sul femminicidio; alla prima strofa era solo un brano d’amore ed è stato dalla seconda che ha preso quella piega. Il gusto amaro di alcuni versi mi ha fatto, poi, continuare in quella direzione anche nella terza strofa. Questa traccia mette in luce il fatto che, personalmente, per denunciare un certo fatto, credo non serva accusare puntando il dito – sarebbe banale e didascalico, scontato – ma faccia più effetto raccontare una storia per immagini e dare uno strattone forte. Sono uno specchio dello società e scrivo di ciò che respiro, vedo o vivo. Non possono non esserci lati grigi.

A proposito di tracce forti, innegabilmente Su di lei lo è: quando l’hai scritta non hai temuto che ti arrivassero critiche?
Sono consapevole che sia un pezzo molto forte, ma soprattutto lo è se non lo si ascolta davvero volendolo capire. Se mi si conosce, ci si trova anche una chiave ironica. La base era già stata usata, con un altro testo, nel mixtape Il peggiore; si intitolava Sexy Line ma nessuno la conosceva e quando la suonavamo dal vivo le madri ne uscivano sconvolte. Come dico sempre, a me non piace mostrarmi teen idol e, come posso dare strattoni sulla società, lo faccio anche per la mia stessa immagine. La passionalità fa parte anche del mio carattere e se un brano di questo genere per il pubblico suona come uno strattone, vuol dire che non mi conosce. E mi sono chiesto se i singoli mainstream non mi avessero ripulito troppo; così, ho voluto rimettere un piede nel fango e risporcarmi un po’, per non prendere in giro nessuno. Questa volta dico chiaramente “Mamme, non portate i figli ai live se prima non avete ascoltato il disco”.

Nell’ultima traccia, Vestiti sporchi, presenti il quadro di una gioventù parecchio arida e irrispettosa, il contrario di quella Vecchia maniera di qualche generazione fa. Come vedi i giovani di oggi?
A differenza di Su di lei, l’ultima canzone è nata proprio da una necessità, da un sentimento reale. Se una volta le cose mi scivolavano addosso ora mi toccano più da vicino, sono forse anche più intollerante. Sono sempre in contatto coi giovani, anche via social, e spesso mi sono trovato a interrogarmi su di loro: perché fanno certe cose, non hanno più rispetto e si stanno rimbambendo così? Da ragazzino mi sentivo a disagio nel rispondere alle persone più grandi, per esempio; oggi, se un ragazzino ti taglia la strada in macchina e gli dici qualcosa, quello ti fa il dito medio. Il web, forse, ha finito per avvicinare tutti, i più giovani e gli adulti, e questo ha portato a eliminare certe distanze. Questa non è libertà di pensiero, è libertà di far sapere a tutti quanto sei stupito. E poi vedo che i ragazzi sono demotivati, non hanno più la voglia di conquistarsi le cose con le loro mani, anche nel rapporto con le ragazze.

Storicamente quello di oggi è il periodo peggiore, secondo me, per l’intelligenza umana; una volta l’uomo era forse meno colto ma più intelligente. Se ci si pensa, le ultime vere scoperte sono degli Anni Novanta: a parte lo sviluppo della tecnologia, cosa è stato fatto di importante, che resti, negli ultimi anni? Avere tutto facilitato, con le istruzioni, anestetizza l’uomo. E sul lungo termine cosa succederà? Questo mi fa arrabbiare tantissimo perché mi piace imparare dagli altri ma vedo attorno a me una retromarcia continua. Questo Paese è bellissimo, i suoi paesani insomma…

Hai in calendario un instore tour e poi date live, a marzo 2017: hai già idea del tipo di show che allestirai?
Stiamo lavorando in questi giorni sulle prime grafiche e spunti iniziali, ma non so nulla di più. Sicuramente spero che sia una figata! Questo è l’importante perché è la parte più bella del lavoro. È tanto tempo che non vado in tour e marzo mi sembra lontano; avrei voluto fare qualcosa prima ma in realtà serve il tempo giusto per vender i biglietti e far ascoltare il disco alla gente. Non c’è cosa più brutta di esibirsi davanti a persone che non cantano! Quindi va bene così, ma speriamo che questi mesi passino il più in fretta possibile.

Le due anteprime del Terza Stagione Tour (produzione Massimo Levantini per Live Nation Italia ) di Emis Killa sono in programma il 20 marzo all’Alcatraz di Milano e il 27 marzo all’Atlantico di Roma. I biglietti sono disponibili in prevendita dalle ore 10 di martedì 18 ottobre su TicketOne e in tutti i circuiti di vendita autorizzati. Radio Italia è partner ufficiale.