‘Unici’, il nuovo album di Nek: «Sono entusiasta e consapevole. In studio mi sono divertito come un bambino»

Un album sull’essere unici, in una società che di modelli, ormai, ne confeziona quotidianamente creando spesso stereotipi da inseguire a ogni costo. Nek sceglie una strada diversa, personale e da percorrere in compagnia anzitutto di se stessi e delle persone più care; Unici, il suo nuovo progetto discografico in uscita il 14 ottobre per Warner Music, è una congerie di elettronica, energia, pezzi up e mid tempo su testi inanellato sul filo rosso della riflessione.

Le tracce scorrono con quella naturalezza di suoni di cui Filippo Neviani è maestro, con una dose di elettronica matura sulla scia del precedente disco Prima di parlare. Parti strumentali suonate dallo stesso Nek polistrumentista – tra chitarre, basso, batteria e piano – e l’energia ritmica dei beat electro rendono coerente il quadro di Unici.

Unici NEK 2014-12-18 SHOOTING COVER

Più che la fotografia dell’artista, un cortometraggio musicale che racconta «Filippo in continua mutazione. – spiega Neviani – Non è un concept album ma un viaggio pieno di energia dentro le sfaccettature della vita che rendono tutti noi unici, proprio come la parola slogan che dà il titolo a questo disco». Questa la carta d’identità aggiornata al 2016 del cantautore di Sassuolo.

Come nasce questo progetto?
Unici è un album che arriva dall’energia forte di Prima di parlare e ogni volta l’entusiasmo è sempre maggiore. È un entusiasmo che mi arriva dalla maggiore consapevolezza: sono sullo stesso treno di vent’anni fa ma oggi guardo fuori dal finestrino e riesco a dare un motivo a ciò che vedo. Sono entusiasta del paesaggio che mi circonda. Devo anche dire che il disco è nato in un periodo di lavoro intenso, in cui mi sono diviso tra Roma per Amici e Milano; sono molto contento del risultato.

Come si pone Unici rispetto all’ultimo lavoro post Sanremo?
È più elettronico del precedente disco ma non perde il suo lato umano ed è il frutto del mio bisogno di mettermi sonoricamente al passo coi tempi. Sono un nostalgico e insieme uno studente curioso e ho ascoltato tanto pop internazionale per capire come poteva vestiva la mia voce. Realizzare un disco non è mai semplice e io, poi, sono sempre autocritico. Questa volta, però, posso dire di essere contento e non posso che ringraziare per questo il team di lavoro che mi accompagna. Alla fine quello che parlerà davvero sarà il disco.

Titolo e cover sono intimamente legati, con una serie di immagini personali che si intravedono nelle lettere su fondo bianco: qual è il cuore di Unici?
Scegliere una tracklist non è mai facile, ma tra tutti i brani preparati quello che sembrava poter rimanere fuori da ogni contesto era Unici: è un vero slogan spiegato da una canzone che ne esplicita il senso. È una sequenza di dettagli della vita di ogni giorno; quello che cerco di dire è che tendiamo a cercare la spettacolarità nelle cose grandi ma troppo spesso ci sfugge la cosa più importante. È l’esistenza stessa a essere unica e la spettacolarità sta nella rarità di ogni cosa, come una rosa sul davanzale.

Tra i temi delle nuove canzoni trovano spazio l’amore, anche sensuale, lo sguardo al futuro e il ricordo: come ti muovi tra questi spunti di riflessione?
Questo è un album che guarda indietro e avanti, ma nel complesso credo guardi più al futuro, anche musicalmente. Certo, io sono fermo a certe sonorità e per questo collaborare con altri artisti per me è linfa, perché mi dà stimoli, rinfresca i suoni e mi fa anche imparare cose nuove. Per quanto riguarda i concetti, beh, dal passato viene la mia terra cui sono legatissimo, lì ci sono le mie radici e sento ogni volta il bisogno di tornare a Sassuolo, nella provincialità. È da lì che vengo e non riuscirei a vivere a Milano. Ma nello stesso tempo guardo avanti anzi sto già pensando al prossimo disco, che sarà ancora diverso. Circa l’amore, non può non esserci: sono un essere umano e ci sta anche una maggiore sensualità. La musica deve essere un momento di svago in cui staccarsi dal quotidiano e crearsi il proprio film personale.

Hai citato Milano: qual è il tuo rapporto con questa città?
Vivo Milano in modo ravvicinato da dieci anni, ho preso casa qui per evitare ogni volta di dover pernottare in albergo. Ogni grande città per un provinciale è motivo di fascinazione e su di me ha anche l’effetto di dare nuovi stimoli alla scrittura. Detto ciò, io sono troppo legato ai piccoli centri da cui vengo, in cui ci si conosce tutti e il traffico è ridotto; nelle metropoli sei solo un puntino tra tanti. Non mi affezionerò mai ad altre città perché la mia città è Sassuolo.

In studio hai suonato e registrato diversi strumenti: come è stata quest’esperienza da polistrumentista?
Mi sono divertito come un bambino in un negozio di giocattoli! Questa volta sono stato anche pianista avvicinandomi allo strumento con le mie capacità e conoscenze. Ho un approccio molto pragmatico, da apprendista, e ci sono strumenti di cui ancora sto potenziando la preparazione.

A proposito di collaborazioni, curioso è il brano Freud con J-Ax: è nato ad Amici?
La canzone è nata dal rapporto umano che si è creato tra me e J-Ax e quando una collaborazione nasce così per me è eccitante, c’è meno strategia di quanto si possa pensare perché prevale la condivisione. Abbiamo ironizzato su uno dei maestri della psicologia: in fondo neanche lui ha saputo trovare risposte alle sue domande sull’amore.

nek Unici 2016

La traccia Questo so di me si ispira a una poesia di Erri De Luca: come è stato questo incontro letterario tra un musicista credente e un autore non credente?
La poesia Valori di De Luca è stata di ispirazione per musicare un testo secondo una libera interpretazione. Mi considero un osservatore e sono rimasto affascinato dalla sua recitazione, questo brano è anche un modo per sorprendere chi ascolta. Sono affascinato da tutte le persone che dicono di essere atee ma che in realtà sono alla ricerca, e la conducono con umiltà, come Erri De Luca. Queste persone, che non pretendono di avere la verità in tasca, mi arricchiscono con il loro stesso percorso. Non ho mai negato la mia personale esperienza di fede: come fai a non condividere una grande passione? Attraverso questo percorso non mi sento solo o amareggiato ma vado avanti col mio mestiere ringraziando ogni giorno dove sono. È un valore aggiunto.

Sei molto amato anche all’estero e di recente ti sei esibito a Los Angeles: è prevista una versione internazionale di Unici?
Sì, da gennaio l’album sarà disponibile in America Latina e in Spagna con il titolo Unicos, anzi abbiamo già registrato due pezzi. I due live a LA sono stati straordinari! Il pubblico ha dimostrato ancora tanto attaccamento verso di me e non è affatto  una cosa scontata sentir cantare le mie canzoni in spagnolo. È un privilegio che mi tengo stretto da vent’anni.

Stai già pensando al tour con cui porterai dal vivo questo progetto?
Essendo io sempre alla ricerca di stimoli, proprio in merito ai prossimi live inizierò a collaborare con F&P Group: spero sia l’inizio di una nuova bella avventura. Posso anticipare anche che mi piacerebbe suonare all’Arena di Verona, perché non l’ho mai fatto, e abbiamo già fatto richiesta per maggio 2017: sarà il primo appuntamento del nuovo tour. Non so come potrà essere lo show, ma di recente sono rimasto affascinato dal teatro canzone con il suo continuo gioco tra musica e parole. Non vedo limiti o orizzonti nella musica, ma una strada senza fine, per fortuna. Potrebbe succedere di tutto, io sono sempre curioso di mettermi alla prova. Mi lascerò trasportare dagli eventi che io stesso cercherò.

Stai pensando, magari, anche a una nuova partecipazione a Sanremo?
A Sanremo ho già dato! Magari potrei partecipare come autore… Vedremo.