Partito l’Adesso Tour di Emma: «La doppietta più bella della mia vita, questo palco è la mia anima». Gallery fotografica

Argento. Bianco. Nero. Sono questi i tre colori iconici che vestono Emma Marrone durante il super live con cui torna sui palchi di tutta Italia nei mesi di settembre e ottobre 2016. Oltre venti appuntamenti sparsi in tutto lo stivale che regalano autentiche scariche di adrenalina ma che sanno anche instillare quel seme di riflessione che la musica può spargere.

L’Adesso Tour di Emma, che si è aperto con due date al Mediolanum Forum di Assago davanti a oltre 22mila spettatori, è una produzione di grande impatto scenico, emozionale e sonoro, in cui la stessa energica protagonista lascia la propria traccia sotto ogni aspetto. Dal palco con un impegnativo piano inclinato alle coreografie suggestive come poche se ne vedono in tournée italiane, dai visual che disegnano atmosfere in costante mutamento ai nuovi arrangiamenti per ogni singola traccia della scaletta.

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La fisicità carnale e il cuore di Emma si dispiegano nei segmenti in cui si snoda lo show, per due ore di musica e spettacolo con ventitré pezzi scelti “di pancia” da un’artista che non manca mai di ringraziare le persone che rendono possibile ogni giorno il realizzarsi di un sogno che ha meritato la fatica di essere costruito. La gioia e insieme la commozione di vedere tutto ciò prendere forma si percepiscono con schiettezza e sincerità in ogni parola della Marrone. «Grazie davvero a tutti per essere qui. È la doppietta più bella della mia vita!»: queste il primo saluto a una platea gremita e surriscaldata (in verità non solo per la trepidante attesa). E l’apoteosi ha inizio.

Cosa rappresenta per te questo tour?
Il tour è un po’ come se fosse la resa dei conti, una festa per tutti. Per questo sul palco porto con me le persone che stimo davvero, che amo e con cui ho condiviso un percorso comune.

Lo show, l’allestimento, le coreografie e gli arrangiamenti raccontano un lungo lavoro alle spalle: come hai pensato questo spettacolo?
L’intenzione è stata quella di partire con la riflessione e con dei punti fermi per passare, quindi, alla parte centrale più acustica che sfocia nel rock. Credo che per la prima volta questo tour accomuni tutte le mie anime: pop, rock, cantautorale e indie. Abbiamo riarrangiato ogni pezzo stravolgendo anche una cover come You Don’t Love Me per esprimere al meglio tutte le mie sfaccettature e anche per questo motivo mi sono presa parecchio tempo. Sono a un punto per cui voglio fare le cose come si deve e se ciò significa prendersi più tempo io me lo prendo; riarrangiare due dischi e progettare tutte le sensazioni che volevamo trasmettere attraverso immagini, suoni e luci ha richiesto costanza e impegno. Ci stiamo lavorando da gennaio e per la prima volta mi sento davvero sicura e serena con me stessa per quello che ho potuto dare sul palco.

Da quale idea sei partita per dare forma allo spettacolo?
Tutto è partito a casa mia, davanti a una cheesecake preparata da me, da un’idea mia e della mia squadra. Per la parte tecnica ho lavorato con Mario Zappa, il light designer Mamo Pozzoli e Garro studiando insieme cosa fosse più funzionale in un mio spettacolo. Concettualmente è quasi un teatro danza, mi piaceva l’idea di introdurre danzatori nelle parti in cui sono molto fisica e di questo si è occupata Macia Del Prete per coreografie e costumi (i ballerini sono Daniele Sibilli, Gabriele Esposito, Anthony Donadio, Jonathan Gerlo, ndr). Abbiamo lavorato sempre a stretto contatto, con grande sinergia e libertà. Nel complesso lo spettacolo è stato proprio costruito in base alle mie esigenze, alle mie aspettative e a quello che volevo comunicare quest’anno: è un racconto nel quale mi sento a mio agio.

Lo show ha una struttura ben precisa, più intima e riflessiva in apertura quindi l’esplosione: ci racconti come lo hai costruito e come hai scelto la scaletta?
È lei che viene a bussare. L’ho stilata in pochi secondi perché in fondo era già nella mia testa: per me lo spettacolo doveva partire così e snodarsi esattamente in quel modo. Non faccio niente a tavolino ed è una scaletta molto emozionale. L’esplosione musicale avviene al centro, dopo la prima parte riflessiva, e ugualmente chiudo con una riflessione perché per me, a un certo punto, ci vuole un po’ di respiro. Come è nel mio carattere, che parto con punti fermi, sono dura, poi mi ammorbidisco e poi di nuovo mi riscateno, tiro fuori anima e grinta, e ancora, di nuovo, rifletto. Questa scaletta sono io, mi riflette per quella che sono, senza veli.

Qual è la parte del concerto in cui ti senti più felice?
Prima dell’ultimo brano, Poco prima di dormire, perché a quel punto possono succedere solo due cose: o avvertire la mortificazione di aver fatto troppi errori o, finalmente, sentirmi libera. E questa sera mi sono liberata, dopo mesi di lavoro: ci tenevo talmente tanto a fare tutto bene.  Quel punto mi sono detta “È andata, va bene!”.

Uno dei punti forti dello show è il palco, cuore pulsante su cui prende forma la tua comunicazione musicale: come lo avete pensato?
Realizzare il palco ha richiesto una produzione complessa con una grande movimentazione perché è in costante movimento con i suoi piani inclinati. È come se fosse la mia anima: è volte è tutto fermo altre volte si muove, come sono fatta io. Ho dei punti fermi, ma sono fatta anche di idee e concetti in continua evoluzione e questo palco mi rappresenta perché si muove insieme a me.

Per la sua struttura, percorrere quel palco e i suoi piani avrà richiesto una notevole preparazione atletica…
Mi sono allenata davvero tanto, anche in estate, facendo esercizio fisico e conducendo una vita sana. Lo spettacolo è molto impegnativo per fiato, gambe e braccia e vi assicuro che anche semplicemente cantare con la schiena in trazione su quello scivolo non è per niente banale.

Durante lo show anche l’abbigliamento dimostra una sua funzionalità precisa e coerente con lo spettacolo complessivo: da dove deriva la scelta degli abiti?
I criteri sono stati comodità, modernità, linee geometriche e definite, come questo tour che è molto preciso e pulito, senza fronzoli. Volevo che il mio abbigliamento lo rappresentasse e fosse adatto alla musica sul palco. Ci sono quattro cambi per quattro blocchi in scaletta. Il top e la gonna con l’imbragatura iniziale li ho fatti realizzare io stessa da una sarta; il completo platino con gli anfibi è di Rick Owens, mentre il top bianco è di La Perla con un pantalone disegnato da me. Per l’ultimo cambio, invece, il look è di Rick Owens tranne il top nero che è La Perla.

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Tra i momenti più intensi e significativi del concerto c’è quello con Valentina Pitzalis con la sua testimonianza di coraggio per le donne vittime di violenza: quando vi siete incontrate?
Mesi fa mi trovavo a Milano e ho ricevuto una sua chiamata perché voleva incontrarmi. Ho accettato e, quando è arrivata di fronte a me, mi ha raccontato la sua storia e mi ha chiesto di aiutarla a far conoscere la sua vita per aiutare a salvare quella di tante altre donne. Non mi sono tirata indietro e abbiamo iniziato a fare squadra insieme: portarla sul palco era importante perché potesse raccontarsi lei, senza filtri né schermi, come aveva fatto con me. Ha mostrato a tutti quello che ha fatto vedere a me e tutti hanno visto quello che ho visto anche io. Far avvertire al pubblico quelle emozioni dirette è stato il punto di partenza per dare una mano a lei e alla sua associazione Fare X Bene e se ci sarà modo di lavorare ad altri progetti insieme io ci sarò. Posso  anche già svelare che Valentina sarà con noi ad Amiche in Arena.

Ad aprire i tuoi concerti milanesi sono stati Elodie e Antonino: altre sorprese in arrivo?
Ho aderito a un’iniziativa nata da un protocollo d’intesa con Siae per dare spazio a giovani talenti. Oltre a Elodie e Antonino, che sono artisti che sto producendo e nei quali credo molto, ho scelto di coinvolgere alcuni autori che hanno collaborato al disco ma che hanno anche progetti indipendenti e altri artisti che hanno bisogno di essere ascoltati e visti, come ne ho sempre avuto bisogno io. Mi sembrava la scelta più logica dare questa opportunità. Durante il tour, quindi, ho chiamato Zibba, Diego Mancino, Ermal Meta, Giovanni Caccamo, Amara, Dario Faini, La Rua, Lele e Loredana Errore. Sono davvero contenta del ritorno di Loredana perché è un’artista che ho sempre stimato: è tornata con grande coraggio con un disco molto bello e sarà sul palco di Roma. Sono molto felice per quest’opportunità di Siae: sono anche le piccole cose che fanno muovere la musica.