‘Tarantella nel castello Putipù’, l’esordio di BellaVista: «Sono un cantastorie che mette in note la verità»

Tarantella nel castello Putipù. Strano come nome per un album, suonerebbe meglio piuttosto come titolo di una fiaba o di una leggenda medievale. Del resto, proprio a un mondo fatto di racconti e luoghi – o non luoghi – che si perdono nelle coordinate spazio-temporali approda il napoletano BellaVista.
All’anagrafe Enzo Fiorentino, il cantautore e polistrumentista classe 1978 ha pubblicato lo scorso maggio il suo album d’esordio (Bollettino Edizioni Musicali/Artist First), anticipato in radio dal singolo L’Italienne che regala uno spaccato di vita senza tempo eppure straordinariamente familiare.

bellavista cover album 2016Il 13 maggio ha pubblicato il suo primo album, Tarantella nel castello Putipù, anticipato in radio dal singolo L’Italienne: come mai questa scelta?
L’Italienne apre il sipario del disco ed è stata volutamente scelta come prima traccia per racchiudere in tre minuti e mezzo l’intero messaggio dell’album, lasciando presagire ciò che accade nelle tracce successive.

Il titolo del lavoro è assai curioso, rimanda a una dimensione popolare legata a tradizioni lontane e a leggende che si tramandano: in che misura rappresenta l’anima del disco e che cosa vorrebbe comunicare?
Tutto il disco rappresenta un vero e proprio veicolo metaforico, dove, attraverso dieci racconti di storie di persone comuni, si cela un unico messaggio di rivalsa sociale. Il tutto è condito da una sottile ironia che è il mio tratto distintivo. Il titolo dell’album ne è rappresentativo: il termine “Tarantella” prende il significato di aggregazione, di corteo, di riunione di uomini felici, in quanto consapevoli di possedere quella che è la vera bellezza nella semplicità delle cose, mentre il “castello” vuole essere un  premio, una meritata ricompensa al popolo. Il “Putipù”, mi piaceva, è uno strumento della tradizione popolare partenopea e l’ho lasciato per concludere. Ho giocato con svariate citazioni, per catturare un po’ l’attenzione di chi ascolta, passando dal jingle di uno spot pubblicitario alla colonna sonora di un cult all’Italiana, da un omaggio a Gino Paoli a un violoncello Beatlesiano…. il resto vi invito a scoprirlo!

Quali sono stati gli ascolti musicali che l’hanno accompagnata in questo lavoro?
Ho cercato di concentrarmi su di me, lasciando fuori ogni tipo di ascolto. Quando ti avvicini troppo a qualcuno, rischi di cadere in una gabbia. Ho voluto essere me stesso, così come faccio per qualsiasi cosa… tendo sempre a non seguire le masse.

La sua musica si inserisce nell’alveo della tradizione artistica popolare: quanto è importante, secondo lei, riscoprire anche questo patrimonio culturale? Può avere ancora un proprio spazio?
Sicuramente. Credo che quella fetta di torta piaccia sempre al pubblico. Come quando entri in una pasticceria e vedi tante novità, dolci nuovi e torte che splendono nel miglior cake design, ma in vetrina al centro, spicca sempre la torta della nonna. Posso dirti, però, che non mi appartiene, la mia musica non è di stampo popolare. Nel mio disco trovi una fisarmonica, un ukulele, un basso tuba ma ci trovi anche un theremin, un moog, un mellotron, strumenti elettronici che possono essere usati per un disco tecno. Sono un cantastorie, i miei testi li affido a melodie prevalentemente pop, che a loro volta incontrano l’elettronica, il valzer, lo swing, il folk, il rock&roll.

In merito ai contenuti testuali, troviamo racconti, esperienze comuni e aneddoti in cui è facile ritrovarsi: come e dove riesce a cogliere questi dettagli per poi trasformarli in materia artistica?
Nella verità. C’è tanto anche di romanzato nella scrittura, ma nasce sempre tutto dalla verità, sia quando racconti del volo di un gabbiano sia quando parli di te stesso. Quando trovi persone che riescono a riconoscersi in qualche strofa, significa che non hai usato menzogne.

L’ironia è senza dubbio un filo sottile che attraversa le tracce: che ruolo ha e quanto è importante?
Un ruolo fondamentale e come dicevo è il tratto distintivo di BellaVista. C’è che mi definisce menestrello ed è vero: quest’ultimo era l’artista di corte, chiamato per allietare le feste al castello, un cantastorie, un giullare, l’artista che divertiva.

Ph. Credit: . Nunzia Esposito

Ph. Credit: . Nunzia Esposito

Un’ultima curiosità: da dove nasce il suo nome d’arte?
Dopo la visione del film “Così parlò BellaVista” di Luciano De Crescenzo sono rimasto folgorato dalla similitudine delle mie idee con il suo personaggio: il professor Bellavista, un uomo d’amore, di consigli e di elegante ribellione, quella del pensiero e non violenta. Un uomo che descrive la bellezza della sua terra ma nel contempo denuncia i suoi aspetti più disparati. Un italienne perfetto, proprio come me.

Il disco è stato prodotto da Bellavista, registrato e arrangiato da Luca Stendardo presso lo studio Kutukù e il mastering è stato curato da Antonio Ruggiero presso Absolute Mastering. Ecco la tracklist di Tarantella nel Castello Putipù: L’Italienne, La vera bellezza, La storia di Don Mimì, Sei in lista? (Il tipo alternativo), Il sovrano e il manuale, Tarantella nel Castello Putipù, Il pilota coi baffi, Pennelli su tela lunatica, C’è vita su Marte, Dalla stessa prospettiva di una stella.

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