Consapevolezza elettropop: Annalisa racconta ‘Se avessi un cuore’, «È il disco che ho sempre voluto fare»

Elegante, garbata e sicura di sé: l’Annalisa che incontriamo è una cantautrice consapevole di essere giunta a quella maturazione alla quale mirava da tempo. Una crescita che fa rima con elettropop. Così, infatti, suona il suo nuovo album, Se avessi un cuore (Warner Music Italy), dodici brani inediti co-firmati dalla stessa Scarrone che segnano l’avvenuta trasformazione da crisalide a farfalla.

Prodotto da Fabrizio Ferraguzzo, Luca Chiaravalli, Diego Calvetti e dall’emergente MACE, il disco contiene anche un brano della popstar inglese Dua Lipa, che per la prima volta concede un suo pezzo a un’artista italiana. Una chicca in più in un album dalle tante sfaccettature che si fa ascoltare con grande piacevolezza.

annalisa coverIl 20 maggio hai pubblicato il tuo nuovo album, Se avessi un cuore, anticipato dal brano sanremese Il diluvio universale: perché la scelta di aspettare tanto prima di lanciare il disco?
È stata una scelta pensata, perché l’idea è stata quella di andare a Sanremo come un’operazione di passaggio. Il diluvio universale, infatti, è il perno tra ciò che sta prima e questo disco ed è stata vissuta come una canzone che sta in piedi da sola, quasi a sé stante, solitaria; in fondo, ha l’importanza e il peso per esserlo. In più rappresenta bene questo passaggio, anche al di là dell’orchestrazione, grazie alle sue sonorità già elettroniche. Sono andata a Sanremo con questo spirito, per lasciare una vita unica al pezzo. Per me primo il primo singolo vero e proprio dell’album è Se avessi un cuore.

Questo disco evidenzia un notevole salto musicale, con tanta elettronica in più: da dove nasce questa scelta di sonorità molto diverse rispetto al tuo precedente repertorio?
Ho sempre amato questo mondo ed è la direzione verso la quale ho sempre voluto andare. Il mio percorso si è mosso verso due direzioni principali, la scrittura e l’elettronica; questo mondo sonoro è il mio primo desiderio, ma con Amici mi sono più avvicinata a un certo pop e non volevo bruciare le tappe. Quindi ho camminato un passo alla volta, con l’intento di arrivare qui, da sempre. Il fatto di aver fatto un disco all’anno è un po’ il simbolo di questo mio cammino, costantemente entusiasta per arrivare fino a qui quasi accelerando i tempi. In generale, posso dire che è un percorso voluto da subito e non una scelta nata da un giorno all’altro.

Puoi dire, quindi, di sentire più tuo questo lavoro?
Mi sono sempre sentita cantautrice e ho sempre affrontato ogni progetto come fosse mio. Anche quando sono stata solo interprete non sono mai riuscita a cantare pezzi non affini al mio modo di comunicare. Sicuramente sono particolarmente orgogliosa e fiera di questo disco, frutto di un lungo lavoro, non posso non sentirlo mio. È il disco che ho sempre voluto fare e andrò sempre più in questa direzione.

annalisa 2016

Ph. Credit: Federica Putelli

Se c’è una linea, musicale e testuale, che accompagna le nuove tracce è la leggerezza: quanto ti ritrovi in essa?
Come canto in particolare nella traccia Leggerissima cerco di dare valore alla leggerezza come capacità di lasciarsi le cose alle spalle, di mollare la presa, di arrendersi in maniera consapevole e bella. Questa scelta, in contrapposizione con tutto quello che finisce per appoggiarsi sulle spalle e pesarci, permette di acquisire un altro punto di vista e fa capire di più e, a volte, anche stare meglio. C’è leggerezza in tutto il disco perché è un po’ un mio modo di comunicare anche se si tratta di contenuti intensi; fa parte del mio mood di scrivere e di cantare.

E come riesci ad equilibrare pesi e leggerezze nella vita?
Ho imparato che la leggerezza è quella sensazione che provi quando impari a mollare la presa. Non significa arrendersi, anzi, e ho imparato a farlo con l’età. A 20 anni non pensavo né credevo quello che penso o credo oggi, era tutto molto netto. Ora ci sono le tinte intermedie, forse perché quando cresci ti accorgi che tutta quella definizione non c’è ma è questione di sfumature.

Nell’album c’è una collaborazione con Dua Lipa: come è nata e di cosa si tratta?
Abbiamo la stessa discografica e ci siamo incontrate casualmente proprio negli uffici di Milano. Appena conosciute, ci siamo sentite subito in grande sintonia umana; abbiamo chiacchierato a lungo e ci siamo confidate tantissime cose! Da lì è poi nata l’idea di collaborare: lei mi ha mandato un pezzo scritto dal suo team di lavoro e il brano mi è piaciuto subito. Io ho scritto il testo in italiano e ne abbiamo rivisto la produzione mentre lei seguiva da lontano le varie fasi. È stato divertente ed entusiasmante per entrambe, non solo professionalmente.

Ci racconti la copertina di Se Avessi un cuore?
In questo disco non ho voluto lasciare nulla al caso e ho curato da vicino anche il progetto grafico. Sulla cover sono rappresentata mentre guardo verso il basso, ma in verità a mi guardo il cuore: è da lì che inizia il percorso secondo un immaginario per cui il cuore va a formarsi traccia dopo traccia. Ogni canzone è una parte di coscienza e di questo cuore per comporre un’intelligenza emotiva di fronte al mondo. È una ricchezza autentica e volevo che si ritrovasse anche visivamente in modo che le immagini rispecchiassero il mio percorso interiore e musicale.

annalisa se avessi un cuore

Qual è, allora, il senso di questo percorso?
È un discorso generale sull’individuo. Quello che cerco di dire è che per me la diversità non esiste o meglio è una ricchezza. Abbiamo tante qualità, basta usarle e trovare il proprio modo di vivere senza farsi influenzare dagli altri. Sei tu che in primo luogo devi fare la differenza.

Come sei cambiata in questo anno?
In realtà non mi rendo conto dei cambiamenti, sicuramente si cambia perché si cresce, inevitabilmente. Oggi mi sento più consapevole e decisa, focalizzata su quello che faccio. Ho scritto tantissimo e continuo a farlo; sono in grande fermento forse perché mi sono avvicinata così tanto a quello che volevo fare dall’inizio.

Quali sono stati gli ascolti musicali che ti hanno accompagnato durante la lavorazione di Se avessi un cuore?
Ascolto tantissima musica e di tutto. Per questo album ho ascoltato tanti generi diversi con il tentativo di porre l’accento sui testi e i contenuti e contemporaneamente offrire un mondo sonoro moderno ed elettronico, vicino un po’ al mainstream americano.

Se avessi un cuore è già uno spettacolo dal vivo con due anteprime live: a quando il tour vero e proprio?
Le due anteprime teatrali sono state un modo per testare l’album dal vivo e vedere la reazione del pubblico: la gente, infatti, non conosceva i brani, visto che l’album è uscito dopo! Siamo andati in controtendenza perché credo nell’esperienza della musica come momento per vivere insieme qualcosa di nuovo, forte è bello. In estate sarò poi in giro per l’Italia, tra festival, teatri e piazze: voglio portare la musica alla gente. Continueremo anche in autunno, forse nei club.

Annalisa

Ph. Credit: Federica Putelli

Come hai lavorato e stai lavorando all’allestimento?
Sin dalla preparazione della data zero a Crema, ho voluto controllare tutto. Mi piace mettere mano (e rompere le scatole) sui vari aspetti, dal disegno del palco che ho schizzato su un foglio alle luci, ai video. Ci tengo che tutto sia congruente e pensato, secondo me fa la differenza: se non si tiene il timone be saldo in mano alla fine ci i confonde. Non vedo l’ora di condividere tutto con il mondo esterno.

La tracklist dell’album Se avessi un cuore: Se avessi un cuore, Leggerissima, Noi siamo un’isola, Coltiverò l’amore, Uno, Potrei abituarmi, A cuore spento, Inatteso, Le coincidenze, Quello che non sai di me, Il diluvio universale, Used To You.