«Facciamo uno strappo alla regola»: Ligabue presenta il suo Rock Park. In arrivo un libro e un concept album

«Diciamo che le voci in rete erano vere»: Ligabue esordisce con queste parole in conferenza stampa per confermare il grande concerto-evento che lo vedrà protagonista al Parco di Monza il prossimo 24 settembre. L’occasione sarà festeggiare i 25 anni di Urlando contro il cielo ma anche riproporre un live show di grandi proporzioni a un anno di distanza da Campovolo. «Vorremmo ricostruire il pathos di Campovolo per vivere un’esperienza bellissima a cui pensiamo possano partecipare circa 100mila persone» – ha dichiarato Ferdinando Salzano di F&P Group.

LUCIANO LIGABUE_locandina ROCKPARK_bIl Liga Rock Park (Riservarossa / F&P) sarà l’unico evento dal vivo nel 2016 per il rocker italiano, già impegnato nella lavorazione di un nuovo album e con un libro in uscita. Quelli che lo attendono sono, infatti, mesi intensi tra studio di registrazione e allestimento del concerto, le cui prevendite sono aperte su TicketOne dal 6 maggio mentre dal 9 maggio sono attive anche nei punti vendita abituali (info e su ligabue.com e fepgroup.it).
La Reggia di Monza che ospiterà nel suo parco il concerto settembrino ha accolto l’artista per raccontare i progetti in cantiere.

Dopo Campovolo arrivi a Monza: come mai la scelta di un super concerto all’aperto?
Con Mondovisione si è chiuso un cerchio portando, quindi, a una ripartenza che nella mia testa prevedeva un concerto: volevo qualcosa che permettesse di vivere anche della bellezza del posto e della natura. E questa idea nasce proprio da Campovolo; per me Campovolo è casa, è il luogo in cui fare una festa, dove posso chiamare la gente che mi vuole bene e non posso pensare a niente di più adeguato di casa mia per una cosa del genere. Ora vorremmo sperimentare in altre location quell’idea di spettacolo, cioè proporre uno show in piano e all’aperto ma aggiungendoci la bellezza naturale. Il Parco di Monza è un posto bellissimo e lo abbiamo scelto per questo, grazie anche al supporto degli enti locali con cui stiamo lavorando già da qualche mese.

Pensi che questa formula di live show possa diventare un appuntamento fisso?
Non so. Penso che i live possano essere vissuti one shot: con un’emozione fortissima, tutti insieme, sul palco e sotto il palco, per cui tutto succede in una sera. Sicuramente vorrei anche poter dare a chi viene ai concerti l’idea di un grande festival europeo, ma in posti più belli. E in Italia ce ne sono tantissimi.

Quali saranno i criteri per la scelta della scaletta?
Non ci ho ancora pensato, ma di sicuro sarà un concerto lungo, per lo stesso motivo di Campovolo: fare festa. In più lo spazio di questo evento merita una performance all’altezza che credo sarà attorno alle tre ore. Ci sarà certamente Urlando contro il cielo, che ho fatto in tutti i concerti da quando è nata e che proprio quest’anno compie 25 anni.

Photo Credit ©Jarno Iotti

Photo Credit ©Jarno Iotti

Ci saranno ospiti sul palco, magari qualcuno degli artisti con cui hai collaborato ultimamente?
Credo che sarò solo, come nei miei soliti concerti, ma mancano ancora un po’ di mesi.

In occasione del Liga Rock Park è previsto anche un contest per giovani emergenti promosso dalla regione: in cosa consiste?
È un contest per giovani band del territorio che vuole dare l’opportunità di una maggiore visibilità oltre che di vivere un’esperienza particolare: il vincitore si esibirà, infatti, sul mio stesso palco prima del concerto. Non è molto, ma è già qualcosa anche emotivamente.

Veniamo agli altri tuoi progetti: a cosa stai lavorando ora?
Al momento sto lavorando a quello che sarà il mio primo vero concept album, con tante canzoni. Sarà una storia che si sviluppa lungo più di venti tracce; queste almeno sono quelle che ci sono fino ad ora, ma vediamo quando chiuderò il progetto quanto sarà corposo il lavoro finale. In questi casi il rischio è fare confronti con concept album di altri artisti, per esempio la rock opera degli Who: non sarà niente di tutto ciò, io farò una raccolta di canzoni che raccontano una storia.

E quanto dovremo aspettare per ascoltarla?
L’intenzione è quella di pubblicare l’album entro la fine dell’anno e di riuscire a far sentire già a Monza alcune delle canzoni che lo compongono. A settembre dovrebbe uscire anche il primo singolo.

Sei uno dei pochi artisti che ha sempre preferito lavorare in Italia piuttosto che all’estero: sarà così anche nei prossimi mesi?
Io ho una mia idea che ho mantenuto nel tempo: con i miei dischi cerco di costruire il lavoro di un autore con il suono di una band. Questo è l’obiettivo, perciò ho bisogno di avere attorno le persone con cui lavoro abitualmente; il mio suono è italiano, così come il modo di farlo. Credo sia sanissimo lavorare con chi mediamente usa parametri italiani, nel mix come nel master. È vero che ho lavorato anche con ingegneri del suono stranieri, ma nella realtà dei fatti, alla fine, ti rendi conto che al di là del gusto personale è importante che il suono sia italiano.

LUCIANO LIGABUE_cover Scusate il disordine_bIn attesa del disco, il 10 maggio l’appuntamento è nelle librarie dove arriva il tuo nuovo libro dal titolo “Scusate il disordine” (Einaudi, I coralli, pp. 200, € 17,00): come è nato?
Spesso mi si dice che sono di poche parole, ma sono uno di tante parole quando scrivo. È li che butto fuori tutto. L’idea di base nasce dalla riflessione sul disordine globale per cui oggi è sempre più difficile comunicare e racconta di quanto la vita sia fatta di confusione: nonostante cerchiamo di regolarla, più di tanto non possiamo fare… ma c’è sempre lo strumento della fantasia. E allora proviamo a fare uno strappo alla regola. In fondo, anche presentare dal vivo i brani di un album prima che esca è uno strappo alla regola, no?

Perché hai scelto di scrivere racconti?
I racconti sono lontanissimi dall’idea di canzone: tanto la canzone deve avere una sua struttura tradizionale che secondo me va rispettata, quanto fortunatamente i racconti sono liberi da qualsiasi struttura. Ogni testo è diverso dall’altro, per storia e costruzione, e il narratore cambia sempre. Diciamo che i racconti sono per me una vacanza dalla metrica e dalla rima.

Non ti fermi mai: che cosa ti brucia dentro da cui nasce questa costante voglia di scrivere?
Non lo so e non ho neanche voglia di indagare più di tanto; senza dubbio lavorare con la mia creatività mi fa stare bene, mi dà un senso di benessere. Non c’è modo migliore per me di stare a casa sapendo di avere qualcosa da dire e di poterla dire. Seguo la mia natura che ancora dopo tanti anni è sempre la stessa.