‘Nel respiro del mondo’ è il nuovo album dei Tiromancino: «Una finestrella su un po’ di pace in un mondo frenetico»

Ci sono dischi che, più di altri, viene da ascoltare a occhi chiusi, in sospensione, in una sorta di culla che sa fermare il tempo e trasportare altrove con un linguaggio al di là delle parole e delle note. E se non è possibile chiudere davvero gli occhi, è la musica stessa che ce lo fa immaginare, proiettandoci lontano in una realtà che è insieme dentro e fuori di noi.

Ne nasce, allora, un’esperienza sonora che è un viaggio, con il sapore della metafora – ma non solo – e che conduce su terreni da scoprire o forse riscoprire, certamente da meditare. È questo il cuore che pulsa nel nuovo album dei Tiromancino, Nel respiro del mondo, disponibile in formato fisico e digitale da venerdì 8 aprile per Sony Music Italy. Le dieci tracce sono scritte e composte da Federico Zampaglione che ha voluto al proprio fianco in questo progetto Luca Chiaravalli nelle vesti di produttore.

Artwork by Shipmate

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La dimensione electro-pop che connette ogni brano fa del disco un lavoro coerente e moderno, con una freschezza che non esclude riflessioni e pensieri che hanno un peso specifico non certo banale. Se Piccoli miracoli è il singolo che ha fatto da apripista all’intero album, è vero anche che il filo portante sul quale si muove Nel respiro del mondo può essere individuato in temi quale il viaggio, il mare e, immancabilmente, i sentimenti. Nuclei che nella loro essenza non sono altro se non un richiamo alla natura umana più profonda, alla sua voglia di ricerca e superamento di sé, tra speranze, paure e aspettative.

La poetica espressiva di Zampaglione jr si arricchisce della scrittura firmata da Zampaglione senior, dando vita a quadri con accenti letterari (da Hemingway a Neruda) di grande fascino: «Ho lavorato ad alcuni testi con il mio migliore amico e grande visionario: mio padre Domenico – dice Federico – e insieme abbiamo cercato le parole più suggestive e ispirate per descrivere emozioni e scenari. Più che un padre lo considero un mio coetaneo, un amico, colui che mi ha iniziato alla musica e tra di noi c’è grande affinità artistica e condivisione, al di là del rapporto filiale».

Nel respiro del mondo esce a due anni di distanza dal precedente Indagine su un sentimento: come descriveresti questo nuovo album?
È album diverso dal solito, un disco dei Tiromancino 2.0, e questo anche grazie alla produzione di Luca Chiaravalli che ha aggiunto dei suoni particolari, con un tocco di elettronica contemporanea. Direi anche che è un disco più maturo, perché con il passare degli anni ti capisci un po’ meglio e impari a gestire i tuoi lati più aspri o certe insoddisfazioni e vocalmente è un album della maturità anche perché ho inciso con una modulazione maggiore.

A proposito di Chiaravalli: come mai questa scelta?
Non lo conoscevo bene prima, ma ho voluto lavorare con lui per cambiare e perché volevo un disco più ritmato, con un movimento più evidente che richiamasse il cullare delle onde; sulle ritmiche e sui groove lui è molto bravo e per questo motivo l’ho cercato. Inizialmente gli ho inviato solo due pezzi – chitarra, voce e percussioni – e lui mi rimandato una prima stesura che mi ha colpito molto per pulizia ed essenzialità; quindi ho deciso di fare tutto l’album insieme a lui e ci siamo divertiti molto. Non c’è stato nulla di definito a tavolino e credo che anche per questo è stato un lavoro inatteso anzitutto per me.

A livello musicale, cosa è cambiato e cosa hai sperimentato di nuovo?
Essendo un disco con molti testi legati al mare, sono partito già in pre-produzione usando strumenti diversi: di solito parto dalle chitarre elettriche e dalle tastiere, invece questa volta ho comprato parecchie percussioni, anche inusuali (come anfore metalliche o strumenti di legno tipo piccole marimbe o kalimbe), che non avevo mai utilizzato nei dischi. Poi ho usato chitarre classiche, acustiche, che hanno dato sonorità più chiare ai brani rispetto a certi miei lavori precedenti.

Quali sono stati gli ascolti che ti hanno influenzato di più durante la lavorazione di questo album?
Per quanto riguarda i miei ascolti, mai come in questo periodo ho ascoltato così tanta musica con percussioni e suoni etnici: ho iniziato a farlo qualche tempo fa e credo che la commistione tra suoni etnici ed elettronici dell’album nasca anche da questo. Ma sono una persona che ascolta di tutto, dalla musica brasiliana al blues, da Battiato a Pino Daniele, da Battisti all’hip hop. Non c’è uno stile o genere che non mi piaccia per niente, in ognuno c’è qualcosa di bello e di meno bello.

Qual è stato il tuo approccio alla musica e alla ricerca per questo disco?
Per questo album il lavoro è stato piuttosto lungo, nel complesso ha richiesto 6-7 mesi: sono arrivato a una sintesi che, da tante esperienze diverse, tirasse fuori il meglio di tutte. La musica, come anche la vita, è un territorio in cui hai sempre da imparare e la ricerca è continua, fino all’ultimo giorno. Ogni volta che arrivo a un punto cerco di azzerare tutto e ripartire con qualcosa di nuovo e credo che questo disco sia particolarmente nuovo, come suono, rispetto al passato.

Photo Credit: Daniele Barraco

Photo Credit: Daniele Barraco

Leggendo i titoli delle tracce e ascoltando Nel respiro del mondo emerge come filo conduttore il mare: da dove nasce questa suggestione?
Ho messo insieme praticamente tutto il materiale per questo disco a Sabaudia, dove mi sono trasferito per un po’ scegliendo una casa direttamente sulla spiaggia. Il mare è una realtà molto mutevole, può dare serenità ma può anche spaventare e far sentire solo oppure far relazionare con tantissime persone: è l’uomo a confronto con una grande entità ed è qualcosa che a seconda dell’angolo da cui la si guarda riesce a dare suggestioni diverse. Io quando vedo il mare d’inverno, per esempio, tendo ad assumere un atteggiamento riflessivo: mi porta a ricordare e magari fare un punto della situazione, come se sparisse qualsiasi orologio. Altre volte mi dà un senso di spaesamento e malinconia, come canto in Mare aperto che è dedicata alla scomparsa di mia madre.

Ma le acque sono anche sinonimo di viaggio e avventura: c’è anche questa dimensione nel “tuo” mare?
In Molo 4 emerge il mare come dimensione di viaggio, avventura e incontro, che si tratti di marinai o migranti. In questo senso diventa il luogo in cui incontrare altre realtà, profumi, usanze e popoli. Riflettendoci, l’elemento del mare vale per tutto: le onde possono essere pensate come emozioni o pensieri, la nostra continua ricerca, un movimento interiore costante. È questa l’idea centrale attorno alla quale sono nati i pezzi, piano piano accomunati tra loro. Poi, il viaggio è raccontato anche sotto altri aspetti, come tragitto in treno perché di fatto fa parte della mia vita: sono sempre in giro!

Anche da bambino amavi il mare?
Sì, da bambino passavo quattro mesi all’anno al mare, da giugno a settembre, nella casa che mio nonno aveva in Calabria. Perciò vivevo un’esperienza di mare non turistica stile gelato e ombrelloni: le spiagge erano deserte e non c’era alcuno stabilimento, per lo più andavo a pesca con mio padre. E quel mare mi è rimasto dentro.

Cosa vorresti che l’ascoltatore trattenesse di questo disco e quale esperienza di ascolto vuoi dare?
Nel respiro del mondo vorrebbe essere una finestrella su un po’ di pace, che faccia sentire il tempo che si ferma per poter prendere un attimo per se stesso, dedicarsi del tempo, goderselo in pace, magari al tramonto. Perché alla fine il tempo spesso ci massacra, costringendosi a dimenticarci di noi: serve sollievo da ciò che viviamo, dalla frenesia, dall’ansia, dalle aspettative…

Dal profilo Facebook ufficiale: Ormai mi chiamano tutti così      Fede

Dal profilo Facebook uffciale: “Ormai mi chiamano tutti così Fede #HitMan #NelRespiroDelMondo #NuovoAlbum”

Tour in vista?
Sarà sicuramente in una dimensione teatrale, che permette di apprezzare al meglio anche le parole perché credo che i testi siano una parte importante di quello che faccio. Al massimo potranno essere i club, ma comunque spazi in cui è controllabile l’acustica.

Il primo singolo, che ha anticipato l’album è stato Piccoli miracoli, tra l’altro colonna sonora del film nelle sale Nemiche per la pelle: il secondo singolo quale sarà?
Non ve lo dico! (sorride, ndr) Il primo singolo l’ho scritto in Tailandia e il suo testo vuole essere in qualche modo un consiglio da amico soprattutto alle donne: vivete con maggiore serenità senza troppe aspettative e guardate ai piccoli miracoli dell’attimo, godendo del presente invece di inseguire l’incontro perfetto. Posso dire che il prossimo brano avrà un video spettacolare in animazione, che ha reso necessaria una lunga gestazione: sarà una storia di fantasia, con un’ambientazione marina, particolare. Arriverà presto!

Ecco la tracklist di Nel respiro del mondo: 1. Piccoli miracoli, 2. Tra di noi, 3. Molo 4, 4. Imprevedibile, 5. L’ ultimo treno della notte, 6. Come musica per sempre, 7. Mare aperto, 8. Il linguaggio segreto dei pesci, 9. Onda che vai, 10. Non dipende da noi.