‘Alt’, Renato Zero racconta il presente in un album. Ai giovani dice: «Abbiate passione e coraggio»

«Salvate la musica e, per favore, non chiamatela più “leggera”»: si apre questo sentito appello la conferenza stampa di presentazione del nuovo album di Renato Zero, Alt, con quattordici brani inediti in pieno stile eriano. Prodotto insieme a Danilo Madonia, il lavoro giunge a tre anni dal doppio progetto di Amo ed è uno scorrere di quadri sociali e personali attraverso i quali leggere il mondo odierno.

Niente ipocrisie, peli sulla lingua o silenzi nei versi dell’artista italiano più eclettico degli ultimi cinque decenni, che si muove in piena libertà espressiva tra fede e politica, volenza e arte, lavoro ed ecologia, sentimenti e gioventù. E la poetica di Renato Zero ha un tratto di inconfondibile verità, fatta di momenti vissuti e di un’umanità personale che sa incontrare la gente, quella della piazza, con una particolare attenzione alle fasce di minoranza sotto i più svariati aspetti.

Ph. Credit: Roberto Rocco

Ph. Credit: Roberto Rocco

«Sono molto felice. – ha raccontato l’artista – Alt è un disco che si rivolge a chi non vuole restare in panchina, rassegnato a vivere questo tempo. È un album che rappresenta la mia attuale stagione. Fare un disco significa passarci un’estate intera e quando un artista decide di farlo non si può bluffare. Ogni canzone è un atto d’amore, una forma alta di coinvolgere altri in un sentire, l’appropriarsi di un momento magico. Quando un artista si mette le pantofole, ha smesso di dire qualcosa al mondo. Occorre conoscere anche la sofferenza perché è madre della crescita e della sopportazione.»

La vita, reale, quotidiana, quella vissuta sulla pelle e sotto pelle, insieme alle riflessioni che costantemente suscita è il cuore di questo progetto: «Chi non vive non scrive – sottolinea Zero – bisogna tornare fra la gente. Noi cantiamo quello che viviamo, il nostro tempo. Questo disco, a differenza di precedenti proiettati visionariamente verso il futuro, è legato all’oggi, al sentire di questi tempi

Perché, allora, aspettare così tanto tempo per regalare un nuovo album?
Dipende da quello che uno ha da dire. Questi tempi hanno sollecitato in me un intervento quasi obbligatorio di fronte a quest’Italia che ha svenduto tutto, con una politica che non fa nulla per produrre esempi che confortino e non tiene conto di nessuno. Inoltre, sentivo la necessità di un nuovo contatto, in un momento in cui tutti abbiamo bisogno di accarezzarci e rassicurarci.

Parla di sguardo al nostro presente: cosa trova oggi guardandosi attorno, anche nella sua Roma?
Roma forse oggi è una città spogliata della sua circolazione reale: i romani abitano ormai nell’anello periferico e in centro incontri solo vescovi, politici e pony express. Con questo, però, non voglio essere pessimista; vivo a Roma e non cambierei mai la mia città, ha un fascino immenso. Ho trovato il nome per la mia nuova professione: faccio il sollecitatore, mi piace poter stimolare gli interventi della gente, quella che ha la voce più esile e non ha né raccomandazioni né parentele di sorta.

Nel ruolo di “sollecitatore”, quale appello o consiglio darebbe ai giovani?
Direi di avere passione e coraggio. Anzitutto quello di uscire dai network e da internet. Questi strumenti vanno presi con le molle e dietro di essi c’è tanta solitudine che rischia anche di far ammalare.

E a chi ha messo in rete, due giorni prima della pubblicazione, le tracce di Alt cosa vorrebbe dire?
Se questi sorcini, degli sprovveduti che forse non conoscono bene il mio percorso, pensavano di mettere il mio disco online gratis come forma di paraculaggine, dovrebbero avere più rispetto: pensavano di battere Renato? Invece si son battuti da soli. A loro chiedo di non venire più a miei concerti e di non comprare più i miei dischi.

Nelle quattordici tracce di Alt ci sono tanti aspetti della società attuale: c’è qualcosa che più di altro non sopporta del mondo di oggi?
Ce l’ho con la falsità, la superficialità, la violenza, l’abuso, il plagio. Vedo poi una televisione in cui molti non appaiono nella loro realtà e nella quale ci sono ovunque tuttologhi; e poi ci sono sempre più di frequente sindacalisti che finiscono a Montecitorio e trovo questo una cosa scandalosa. Non ce l’ho coi sindacati, ma con chi si frappone tra chi dà lavoro e chi lo riceve rallentando il cammino. Tutto questo malessere non può non passare nei pori della pelle di un artista.

La canzone Gesù è una preghiera molto sincera: quale messaggio esprime?
L’assenza di Gesù si sente moltissimo, non parliamo di quella di Dio… In fondo Gesù siamo noi, mentre Dio è un’entità che sta in una dimensione che si sente lontana. Gesù invece si è fatto massacrare, da uomo… Abbiamo avuto tanti Gesù in questi ultimi decenni a partire da tutte le vittime della mafia… Bisogna che Gesù torni a casa, torni qui.

Ph. Credit: Roberto Rocco

Ph. Credit: Roberto Rocco

Con questo progetto discografico, l’1 e 2 giungo prossimi, torna anche all’Arena di Verona, a quasi vent’anni dall’ultima volta (era il 1998): come si sente?
Sono molto felice di tornare a Verona, mi deve tre malleoli e vado a reclamare il conto! (ride, ndr) Seriamente, mi è parsa la maniera più autentica e diretta per far conoscere questo progetto e il Veneto è stata tra le prime regioni a sostenermi nella mia carriera, fin dagli esordi. Come nell’album cito tutti i nomi dei miei collaboratori storici, anche nei live non mancherò di ringraziare tutti coloro che hanno pazientemente assecondato la mia musica. La mia testa è già a Verona!

La tracklist del disco Alt: Chiedi, In questo misero show, La lista, In apparenza, Il cielo è degli angeli, Il tuo sorriso, Perché non mi porti con te, Gesù, La voce che ti do, Nemici miei, Vi assolverete mai, Alla tua festa, Rivoluzione, Gli anni miei raccontano.