Album, concerti e ora un libro: per Benji & Fede è ‘Vietato smettere di sognare’, «Non ci fermiamo mai»

Se è vero che non ci si può improvvisare scrittori da un giorno all’altro, è vero anche però che quando si ha una storia da raccontare e la voglia di condividerla l’istinto è quello di prendere carta e penna (o mettersi al PC, se vogliamo essere up to date) e scrivere nero su bianco ricordi ed esperienze. Benji & Fede – coppia di amici nella vita e sul palco – lo fanno da anni, ormai, con le canzoni ma stavolta hanno fatto di più e, accogliendo la proposta di scrivere di loro stessi, ne hanno fatto nascere una lunga autobiografia.

Esce in tutte le librerie (da giovedì 31 marzo 2016 per Rizzoli) Vietato smettere di sognare, lavoro editoriale a metà tra il diario – è la scansione temporale a segnare i vari capitoli della storia di Benjiamin Mascolo e Federico Rossi – e il racconto lungo, in cui il linguaggio giovanile e fresco scorre facilmente. Perché il libro rispecchia in tutto questo duo di giovanissimi talenti che negli ultimi sedici mesi hanno scalato le classifiche con un album d’esordio Disco di Platino (20:05), riempito i club con una serie di date live sold out e spopolato in rete con i loro canale YouTube.

Benji & FedeE allora ecco che, nonostante alcuni passaggi sintatticamente non proprio da Accademia della crusca, quel che il volume fotografico delinea è la traccia di un percorso a due che si incrocia via etere grazie a Facebook e prende forma nella vita reale, fatta di passioni e tanta, tanta musica. Da Modena con furore, Benji & Fede fanno il punto del loro cammino guardando già a nuovi progetti.

Come è nato il progetto di un libro che raccontasse del vostro percorso?
Partiamo dal titolo, Vietato smettere di sognare: è il nostro motto e nasce dalla voglia di riprenderci sempre, anche dalle delusioni ricevute. Abbiamo iniziato a usarlo sui social per ogni evento importante che ci accadeva, in positivo o negativo, e potrebbe diventare il nostro prossimo tatuaggio. L’idea del libro è nata in maniera abbastanza casuale, perché ci è stata fatta la proposta di realizzare un volume fotografico, ma ci sembrava un po’ banale; a quel punto volevamo dare al nostro pubblico qualcosa di più rispetto a quello che offre un normale post sui social. Volevamo far conoscere anche noi stessi.

Nel libro parlate spesso di sbagli commessi, c’è qualcosa che assolutamente non rifareste?
Beh, la più grossa porta in faccia ricevuta è stata l’aver firmato un primo contratto discografico sbagliato, con un produttore che non ci ha rispettato né come persone né come artisti. È un errore che abbiamo pagato caro, ma ci è servito per crescere. E poi c’è stata l’esclusione a Sanremo 2015, la seconda enorme porta in faccia che abbiamo preso.

Quest’anno, però, a Sanremo siete arrivati, e come ospiti…
Eh sì, siamo stati ospiti tra i big ed è assurdo se ci pensiamo, visto che eravamo stati scartati tra le Nuove Proposte dell’anno precedente. Non ce lo aspettavamo, è stato bello, ma ci ha anche fatto capire che non saremmo stati pronti nel 2015 ad affrontare quel palco, non eravamo abbastanza maturi musicalmente. Quindi anche quel palo in faccia dell’eliminazione, col senno di poi, è stato positivo. Partecipare al Festival in futuro? Non sapremmo… non ci piace fare piani che non dipendono noi.

Quanto è stata importante, nel vostro percorso, la presenza della famiglia?
È stata fondamentale. Veniamo da famiglie normalissime, umili, che ci hanno sempre supportato a livello umano e personale. Anche solo la scelta che hanno fatto di investire i loro soldi per scioglierci da quel primo contratto sbagliato non è stata certo facile: a quel punto non c’era più spazio né per corsi all’estero né per l’università, se avessimo voluto continuare a studiare. Oltre al discorso economico, le nostre famiglie ci sono state vicino anche nei momenti più bui e tristi; i nostri genitori sono stati i primi a credere in noi.

Una foto pubblicata da Warner Music Italy (@warnermusicitaly) in data:

Se non aveste raggiunto il successo e la popolarità che ormai avete, avreste partecipato a un talent?
Difficile dirlo adesso, pensiamo di no, ma chi lo sa, nel tempo si cambia idea. Crediamo però di non essere adatti ai talent perché non siamo propriamente un gruppo vocale: suoniamo e scriviamo, ma la parte creativa della musica è un aspetto che la tv non valorizza. In più siamo due persone impulsive e se ci viene un’idea o un’intuizione vogliamo avere la libertà di applicarla, lo abbiamo fatto in tutto il nostro percorso, nel bene e nel male. Nei talent devi stare entro certi binari, seguire delle regole e noi non vogliamo compromessi né che il nostro percorso venga deciso da qualcun altro, autori o produttori che siano.

In questi mesi c’è stato un incontro che vi ha segnato in maniera particolare?
In senso positivo, pensiamo a Max Pezzali e Nek, che ci hanno dato tanti consigli, anzitutto quello di lavorare sodo senza mai sentirsi arrivati. Dopo un concerto, poi, Roby Facchinetti si è avvicinato a noi per farci i complimenti e darci consigli; abbiamo parlato per un’ora. È importante assorbire quanto più possiamo da chi ha più esperienza. Ci sono stati anche incontri negativi, il mercato discografico è pieno di ciarlatani che parlano tanto ma combinano poco. Abbiamo imparato a stare attenti e a non fidarci di tutti.

Dalle prime fan che venivano ad ascoltarvi anche se suonavate in “un ristorante giapponese” alle decine di migliaia che vengono ai vostri instore e concerti: come vivete il loro affetto?
Certe volte è l’ondata di energia che i fan ci trasmettono per esempio durante un firmacopie è talmente grande che, dopo, abbiamo bisogno di rilassarci! Ma nello stesso tempo è super soddisfacente perché è la prova concreta che le persone ci vogliono bene e credono in noi. Da parte nostra, dare loro la possibilità anche solo di una foto è il minimo che possiamo fare per gratificarle sapendo quanto sia importante per loro. Agli instore non ce ne andiamo finché non abbiamo accontentato tutti, a costo di rimanere ore e ore, fino al giorno dopo! Ci sono persone, anzi, che si mettono in coda la sera prima di un evento: è incredibile la loro dedizione, ma sono anche un po’ matte! Oppure ci portano regali: ma il regalo più grande che possono farci è la loro presenza.

Ph. Credit: Francesco Prandoni

Ph. Credit: Francesco Prandoni

Avete già in cantiere qualcosa di nuovo sul piano discografico?
Il nostro obiettivo quest’anno è continuare crescere, migliorare e maturare, sia nella scrittura dei testi sia nella composizione musicale. Scriviamo continuamente canzoni, non ci fermiamo mai e vorremmo pubblicare un nuovo lavoro entro la fine dell’anno. Speriamo, si vedrà.