Dal football alla musica country, Sam Hunt conquista le classifiche: «Nelle mie canzoni seguo l’istinto»

Cappellino da football calato in testa e il look perfetto che ci si aspetta da un artista country anni duemila: Sam Hunt si presenta così durante il suo soggiorno milanese per raccontare l’album Montevallo, pubblicato in Italia l’11 marzo 2016 per Universal Music. Difficile non farsi incantare da questo 31enne della Georgia dalla voce piena, con quell’accento Southern american che arriva direttamente da Nashville, la città in cui si è trasferito da anni. Se poi si aggiungono avvenenza, sguardo profondo e un tocco di timidezza, ecco che la nuova star della musica country è bella che pronta.

Il successo della sua Take Your Time, singolo in vetta alle classifiche mondiali e già Disco d’Oro in Italia dove per settimane è rimasta nella Top10 dei brani più ascoltati in radio, ha colto di sorpresa l’artista stesso che da aspirante campione di football si è ritrovato su un palco acclamato dal pubblico. Montevallo – uscito negli USA a fine 2014 – segna il debutto discografico del musicista, che vanta già collaborazioni importanti nel mondo della country music, avendo scritto pezzi per Kenny Chesney, Keith Urban e Billy Currington.

Montevallo Sam HuntLo stile è un mix sonoro che miscela influenze non standard per il genere country, come l’hip hop e l’R&B con quella dose di pop che rende le canzoni orecchiabili e piacevoli. Legato alla sua terra come forse pochi altri artisti oggigiorno, Hunt ha scelto di intitolare il suo primo disco alla cittadina dell’Alabama che costituisce il suo buen retiro, Montevallo appunto, giocando con il significato del nome che rimanda a “montagne e valli” a simbolica conferma che «le contraddizioni sono destinate ad essere abbracciate, le regole sono fatte per essere infrante e la creatività non conosce limiti».

Ciao Sam, benvenuto in Italia! Stai vivendo un periodo di enorme successo, dagli USA all’Europa: come ti senti?
Mi sento come se fossi sulle montagne russe! È un nuovo capitolo della mia vita: negli ultimi due anni ho vissuto un cambiamento drastico nelle abitudini e nel mio modo di vivere, che oggi è fatto di van, bus, palchi e camere d’albergo! Sono esperienze nuove e molto diverse, che non necessariamente ispireranno canzoni future; probabilmente continuerò ad attingere a mie esperienze private del passato… non so ancora. Quando mi sono buttato nel mondo della musica ero completamente a digiuno dei meccanismi del suo business e del mercato che le sta attorno né ero del tutto consapevole di ciò a cui andavo incontro.

E come stai affrontando tutta l’attenzione che i media e il pubblico ti stanno riservando?
Cerco di non prendere me stesso e quello che mi sta accadendo troppo sul serio! I miei valori non sono cambiati con il successo e le cose che apprezzavo prima continuo ad apprezzarle oggi, mantenendo i piedi per terra grazie alla famiglia e agli amici. Questo è quello che conta.

Quali sono stati, negli anni della formazione, i modelli di riferimento che ti hanno maggiormente influenzato?
La musica country nel suo insieme è stata quella che mi ha sempre ispirato di più, sia nei testi sia nelle melodie, e credo che, se devo fare dei nomi, i miei primi modelli siano stati i musicisti country della fine degli anni ’90 inizio 2000, quelli che ascoltavo in radio. Artisti come Garth Brooks, Alan Jackson, Randy Travis, Brooks & Dunn, Kenny Chesney, George Jones e Willie Nelson. Non avendo una famiglia di musicisti, cercavo da me informazioni sui cantanti che ascoltavo alla radio e poi cercavo di imparare a suonare le loro canzoni con la mia chitarra.

La tua musica si inserisce nel genere country, ma ha anche molte contaminazioni: come si incontrano le diverse influenze?
Ai miei primi ascolti country si sono affiancati, negli anni, l’R&B e l’hip hop di Usher e R Kelly, per esempio. Proprio per questo background musicale, quando scrivo mi viene naturale mixare generi che i più ritengono incompatibili: da una parte c’è l’aspetto ritmico che mi viene soprattutto dall’hip hop e dall’altra l’influsso cantautorale del country. Quest’ultimo fa talmente parte della mia vita e ha un significato tanto grande per me che non credo potrei mai lasciarlo perché è quello che sono e, all’interno del genere, sto cercando il mio posto nella sua evoluzione secondo la mia identità.

Come si sviluppa il tuo processo creativo, sia nella scrittura dei testi sia nella composizione delle melodie?
Quando faccio musica seguo sempre l’istinto, ma lavoro sodo. Dal punto di vista creativo, non ci sono due canzoni che nascano allo stesso modo; sono sempre attento nel focalizzare idee e melodie, anche mentre guido l’auto. Se mi viene un’idea all’improvviso prendo il telefono e inizio a canticchiare una melodia oppure se penso a uno stralcio di testo lo appunto subito nelle note del cellulare. A volte riesco a scrivere in mezzo alla gente altre volte quando sono solo, in studio o a casa, anzi ho notato una cosa buffa: ultimamente ho scritto molte cose in bagno! Ha una bella acustica, che ispira… insomma, la fase creativa cambia sempre. In passato tendevo a entrare in studio di registrazione con la maggior parte delle canzoni completate, ma oggi, abitando molto vicino al mio produttore, passo molto tempo a scrivere anche in studio, registrando subito certi frammenti.

Le tue canzoni sono molto personali: non ti sei mai sentito in imbarazzo nel condividere certe storie con il pubblico?
Ho iniziato il mio progetto solista anche per il desiderio di raccontarmi in maniera più personale e cantare i miei testi con la mia voce, come li sentivo io. Certo, l’esporre così tanto di sé di fronte a un pubblico rende un artista vulnerabile ma la caratteristica che più amo, anche nell’ascoltare un brano altrui, è proprio l’onestà che questo riesce a trasmettere. Per me la sincerità e la verità sono gli strumenti principali per creare una connessione con chi mi ascolta ed entrare in sintonia con il pubblico facendogli sentire ciò che io stesso sento.

Sam HuntPensi che, anche guardando a produzioni future, il fatto di appartenere a un genere musicale preciso possa essere un limite per le tue sperimentazioni?
Certamente ci sono dei limiti, ma non penso che siano restrittivi, ovvero non mi sento imbrigliato o confinato. Mi muovo con libertà e naturalezza entro certi spazi e non mi sento limitato creativamente. So bene che certe sonorità che si ascoltano in altri generi non possono essere portate nel country, ma si tratta di sperimentazioni che per mia inclinazione personale comunque non sarei portato a fare, a prescindere dal genere.

Quando ti rivedremo in Italia?
Per ora non ci sono date ancora fissate in Europa ma spero di tornare presto. Adesso è tempo di stare un po’ a casa per lavorare al prossimo album.