Intervista a Rocco Hunt per ‘SignorHunt – Wake Up Edition’: «Mood positivo e tematiche sociali: quello che conta è il messaggio»

Sul palco del Festival di Sanremo è stato tra i giovani protagonisti nella categoria Big e con la sua Wake Up ha dato una bella sferzata al pubblico della kermesse, presentando con energia un brano che, tra una rima italiana e un verso in napoletano, «risveglia le coscienze». Rocco Hunt è così, rapper onesto e tagliente che con il suo essere bravo ragazzo non manca di “cantarle” alla società contemporanea, con un occhio di riguardo alla sua generazione e al Sud del paese. E il pubblico, soprattutto i giovani e giovanissimi, lo seguono eccome nel suo disegnare in note un quadro dell’Italia di oggi, fatta di ingiustizie, disoccupazione, piaghe sociali e tante belle speranze.

rocco huntIl 4 marzo, dopo il successo dell’album SignorHunt, Rocco pubblica une speciale edizione post Sanremo, SignorHunt – Wake Up Edition, un doppio CD con il disco originale e un secondo album con nove inediti, nati tutti dopo l’uscita del lavoro a ottobre 2015. Più che un repack si tratta, dunque, quasi di un album tutto nuovo, contenente la traccia Wake Up, la cover di Tu vuò fa l’americano presentata al Festival, la traccia con Lucio Dalla Una lacrima – dall’album Bella Lucio – e un duetto con Annalisa sulle note di Stella cadente.
Tra i protagonisti dello SlimeFest di Nickelodeon Italia, Rocco Hunt ci ha raccontato dell’esperienza ligure, del nuovo disco e del live che avrà le sue due anteprime a Milano e Roma.

Sei reduce dalla partecipazione al Festival: quali sono le tue valutazioni a posteriori di quest’esperienza 2016 anche rispetto alla precedente, tra le Nuove Proposte nel 2014?
Sanremo Big è sicuramente tutt’altra cosa rispetto a Sanremo Giovani, sono due Festival totalmente diversi quasi non facessero parte della stessa manifestazione canora. Per questo li ho vissuti in maniera molto diversa: il primo l’ho affrontato con maggiore spensieratezza e un senso di novità, perché è stata la mia prima vera grande esperienza. Partecipare, invece, a Sanremo tra i Big, o Campioni che dir si voglia, è stato qualcosa di differente. Per la verità, è come se ci fossero tre Sanremo: uno Big, uno Giovani e uno dei Giovani Big. Io mi sono sentito ugualmente una nuova proposta, pensando che c’erano artisti come Patty Pravo, Enrico Ruggeri e gli Stadio. Sono state due avventure diverse, ma anche in questo mio secondo Festival c’è stato da parte mia un approccio spensierato, proprio come due anni fa.

Sul palco dell’Ariston hai colpito per la grande disinvoltura nell’affrontare le varie performance (compresa la serata cover) e sei riuscito a coinvolgere un pubblico spesso ingessato: ti aspettavi una risposta così immediata dalla platea?
Quando guardavo il pubblico alzare le mani onestamente non ci credevo e mi ripetevo che era impossibile che tutte quelle persone stessero ballando insieme! Abbiamo trasformato Sanremo per tre minuti nella sagra della porchetta (sorride, ndr): anche per questo sono felice di aver sdoganato un palco e una platea sempre così trattenuti portando un certo modo di essere.

Dal palco di Sanremo allo SlimeFest: domenica 28 febbraio sei stato tra i protagonisti dell’evento musicale di Nickelodeon portando il brano Wake Up. Con quale spirito hai partecipato all’evento?
Abbiamo portato Wake Up ed è stata una bellissima esperienza: ci è sembrato il pezzo giusto anche perché è piaciuto molto ai più piccoli tanto che mi arrivano video di genitori che riprendono i figli mentre cantano il ritornello davanti alla tv! Inoltre è stata l’occasione per sondare il terreno in vista del mio concerto milanese del 30 aprile ai Magazzini Generali. È stata una piccola partecipazione ma mi ha permesso di dare un assaggio, una mini anteprima, del mio show a chi poi volesse parteciparvi. Così può iniziare a organizzarsi!

Il tuo pubblico è fatto anche di giovani e giovanissimi come te: quanto è importante che certi messaggi e contenuti delle tue canzoni passino attraverso la musica anche grazie a eventi di festa, come un concerto o come lo stesso Slimefest?
Forse il mio segreto è proprio cercare di abbinare un messaggio forte a una musicalità positiva e fresca; in questo modo, di conseguenza, il contenuto arriva anche a quelle fasce di pubblico che, per età, tendono a essere estranee a certi problemi. Magari, poi, di una canzone i più giovani ricorderanno non il testo di denuncia ma solo un ritornello, però crescendo potranno capire il contenuto più profondo. Noi ci proviamo, cercando di fare musica conscia e matura anche per educare le coscienze di chi mi ascolta cantando del sociale. Per questo avvolgo una tematica importante con un mood positivo grazie al quale i giovani non sentono una paternale ma un contenuto con un appeal accattivante. Sono me stesso e faccio musica senza pensare alle apparenze, ma alla sostanza. Quello che conta è il messaggio.

Sei tra i giovani protagonisti di nuova scena rap italiana, in particolare napoletana (insieme a un tuo collega a Sanremo Clementino), e quest’anno la musica napoletana ha segnato il Festival anche nella serata cover: credi che la via del rap possa essere un modo per aggiornare una tradizione musicale?
Sì, lo credo assolutamente. Il rap in Italia è giunto alla sua terza generazione e già di per sé, come genere, nasce proprio dagli omaggi alla musica precedente, con i campionamenti di brani black. I primi rapper campionavano i vinili dei nonni e se noi volessimo campionare la musica del nostro passato dovremmo recuperare proprio la musica napoletana; di conseguenza anche il nostro è un ritorno alle origini a tutti gli effetti. Nello stesso tempo si rinnova anche la tradizione della musica napoletana nel mondo: per esempio io ho scelto di portare come cover a Sanremo Tu vuò fa l’americano di Carosone, un pezzo degli anni ’50 che ora presento a un pubblico molto molto giovane. È la prova che la musica napoletana non morirà mai ed è, anzi, molto radicata.

Anche la scelta di usare il dialetto rientra in questo ritorno alle origini?
Dal punto di vista della lingua, nel mio disco alterno sempre italiano e dialetto, che tagliuzzando le parole diventa più fruibile nella metrica e nel flow; quindi addirittura il dialetto stesso mi avvantaggia nel rap. Chiaramente non arriva a tutti, per questo creo quasi degli ibridi linguistici come in Wake Up e Nu Juorno Buono: non dimentico le origini ma così riesco a fare arrivare il mio messaggio a quante più persone possibili.

Venerdì 4 marzo esce la riedizione di SignorHunt, doppio CD con l’aggiunta di nove inediti, praticamente un altro album: ci racconti questo progetto e come sono nati questi nuovi brani?
Ho la fortuna di essere molto produttivo nella musica e in poco tempo riesco a realizzare nuovi brani. Così, nonostante abbia finito e pubblicato SignorHunt a ottobre 2015, da subito ho sentito il bisogno di rientrare in studio e in un mese abbiamo completato Wake Up. In questo repack non ci sono, quindi, tracce scartata dal precedente album, ma tracce nate dopo il disco o canzoni che erano solo idee prima della pubblicazione di SignorHunt e sono maturate successivamente. La stessa Wake Up, che è il primo singolo, l’ho completata in pratica poco prima della consegna alla direzione artistica di Sanremo.

hunt-roccoDalla tracklist si legge tra le collaborazioni un brano con Annalisa, Stella cadente, e Una lacrima con Lucio Dalla già pubblicata in Bella Lucio: come sono nate?
Stella cadente è un featuring inedito che abbiamo registrato la settimana prima di partire per il Festival. Ci siamo chiusi in studio a Milano e abbiamo realizzato un pezzo dedicato alle ragazze che hanno sofferto per un amore sbagliato: chi meglio di Annalisa, con la sua voce passionale, può rispecchiare le donne? Il brano si chiude con una frase che dice “il violento è un uomo piccolo che vuol sentirsi grande / la parola uomo è scritta solo sulle sue mutande”. È un pezzo di denuncia abbastanza forte anche nei confronti degli uomini che si sono macchiati di abusi.
Una lacrima con Lucio Dalla fa parte della compilation Bella Lucio e ho voluto inserirla in questo disco anche perché ha un significato simbolico: l’album esce il 4 marzo, giorno di nascita di Dalla.

E della ninna nanna cosa ci dici?
E poi c’è anche una ninna nanna, un pezzo piano e voce dedicato ai bambini suonato da Emiliano Pepe a sostegno del progetto benefico Baci da Sarayevo. Il testo parla di bambini sfortunati, che hanno sofferto, visti attraverso lo sguardo di un bambino fortunato che si canta la buonanotte da solo per farsi forza. Mi piace sperimentare e credo sia un brano coraggioso. In fondo, perché non ammettere che il nostro genere è anche per bambini e ragazzini? Lo sta diventando sempre di più e quindi c’è la responsabilità anche di dare una minima educazione. Fare musica per i più piccoli significa rivolgersi al futuro del nostro paese.

Hai annunciato sui social le date degli instore e sei molto attivo sui tuoi profili con video e foto: cosa ti diverte?
Devo dire la verità: Facebook Mentions ha cambiato il modo di fare musica e mi diverte molto! Credo che i social rendano molto più umani gli artisti, avvicinandoli di più al pubblico. Pensiamo a quanto il boom di Facebook, qualche anno fa, abbia modificato molto la vita e il lavoro di un artista. Già condividere un link e farlo arrivare sul telefonino della gente era rivoluzionario e prima impensabile; ora ci sono addirittura le dirette, che hanno influenzato anche i meccanismi di promozione. Sono sicuro che si abbatterà sempre di più la differenza tra artista e supporter.

rocco hunt live 2016Per quanto riguarda il tour, prometti sorprese: come vorresti che fosse lo show e cosa vorresti lasciare a chi viene a ad ascoltarti?
Il Wake Up Tour avrà tre anteprime live a Roma, Milano e Napoli che anticiperanno il tour estivo a autunnale nei club. Sto cercando di preparare qualcosa di unico anche perché è il mio primo vero tour ufficiale; posso dire che ci sarà una band dal vivo che renderà possibile costruire uno spettacolo più musicale più suonato. È il primo antipasto per creare una vera e propria band, mia, che suoni il rap.