‘Acrobati’ di Daniele Silvestri: “Siamo funamboli in bilico che sfidano la gravità. L’equilibrio? Un colpo di fortuna”

Qual è la parola chiave per un acrobata che sfida la forza di gravità giocando in sospensione tra terra e cielo? Equilibrio, certo. Ed è attorno a questo concetto che un funambolo delle note come Daniele Silvestri ha costruito, tra istinto e libertà, un bel disco in cui suoni e parole si rincorrono e bilanciano sorreggendosi a vicenda. Anticipato dal singolo Quali Alibi, l’album Acrobati esce venerdì 26 febbraio per Sony Music, annunciato con entusiasmo dallo stesso cantautore tramite i suoi social. Diciotto densissime tracce che sono l’esito di un’esperienza creativa genuina e spontanea che Silvestri, insieme ai suoi musicisti, ha registrato in presa diretta in modo da comunicare proprio quell’urgenza originaria del germogliare di un’idea.

cover - Acrobati alta def

E grazie anche alle collaborazioni con Caparezza, Diodato, Dellera, i Funky Pushertz e Diego Mancino, il musicista romano accompagna istrionicamente il suo ascoltatore in un percorso tra rock, funky, cantautorato ed elettronica. Il primo ascolto dell’album rapisce in un viaggio dalla città alla campagna (e ritorno), lungo strade intricate che portano altrove – sulla rotta Roma Napoli Messico – o su nuvole e reti di acrobati, dove il tempo si dilata e si contrae. Lo sguardo di Silvestri scorre sull’uomo, visto all’altezza del suolo e dall’alto, nel corso di serate in cui perdersi per cercare di ritrovarsi, ripercorrendo solitudini e ricordi d’infanzia, dolori e rinascite, porte chiuse senza portoni che si aprono e finestre da cui (sognare di) volare. Perché disobbedire alla gravità non è in fondo così grave.

Daniele ha introdotto alla stampa il nuovo lavoro, a cui Sky Arte HD dedica il 2 marzo uno speciale in onda in prima serata con immagini esclusive e interviste direttamente dallo studio di registrazione. Ecco cosa il cantautore ha raccontato sulla genesi dell’album, le collaborazioni e lo spirito di un disco funambolico di nome e di fatto, cui seguirà un intenso tour teatrale in tutte le regioni italiane.

Il 26 febbraio pubblichi Acrobati: come racconteresti questo tuo nuovo lavoro e quali emozioni vorresti comunicasse?
Con questo disco entrate direttamente in casa mia: benvenuti! Sono arrivato in studio solo con degli appunti ed embrioni musicali, dei semi da lanciare e lasciar crescere; alla base del lavoro c’è tanta voglia di fermare il momento magico della creazione, quando dal nulla nasce qualcosa di condiviso. Ho lavorato con tanto entusiasmo, lungo tutto il cammino, e con grande spensieratezza.

Come è nato l’album?
Ho iniziato a lavorarci senza un obiettivo preciso. Sono stato per tre giorni nello studio di Roy Paci con un gruppo nuovo e questo ha generato uno spirito di avventura, di novità. Dopo quei tre giorni mi sono ritrovato con 21 tracce registrate e la sensazione che lì ci fosse già il cuore del progetto finale. Tecnicamente mi sono concentrato anche sui testi in maniera per me nuova, per rispettare quel momento iniziale senza piegarlo alle necessità canoniche che irrigidiscono un brano. È un disco acrobatico anche in questo.

Funambolismo ed acrobazia sono il motivo conduttore del disco: ma come si conserva l’equilibrio?
È un colpo di fortuna. Il mio equilibrio è da intendersi come ricerca costante e oggi siamo tutti funambolici nel cercare il nostro equilibrio, sempre in bilico tra la preponderanza dell’oggi e una scarsa capacità di progettare il futuro. Il disco è pieno di questo sentimento, ma rivendica anche capacità e la forza di continuare a camminare esposti ai venti pur non vedendo dove esattamente dove arriveremo. Ma se stiamo fermi, come in bicicletta, rischiamo di cadere. In questo senso il disco porta in posti diversi mantenendo un equilibrio di tipo dinamico, costruito anche attraverso la selezione della scaletta.

Per restare in equilibrio bisogna anche sfidare la gravità?
Il concetto di disobbedire alla gravità, che canto in una delle tracce, è un omaggio a Phillipe Petit, giocoliere e funambolo francese che compare anche sulla copertina dell’album. Questo artista racconta la sua scelta di vita come forma di disobbedienza alla gravità definendola un crimine artistico: quest’idea di ribellione mi piace. Il fatto di compiere azioni senza protezione ha in sé qualcosa che nobilita la scelta ed è un atto che cattura l’attenzione e lo sguardo. Anche il mestiere di musicista, secondo me, deve un po’ fare questo: attirare un’attenzione incantata.

Sul piano testuale, l’equilibrio si gioca tutto tra sogno e realtà, tra una visione da terra e uno sguardo dall’alto: come non cadere?
Siccome quello che mi appassiona è l’essere umano, che è fonte di curiosità in grado di scatenare rabbia o amore, io ho bisogno di andare in alto per percepirne il alto più bello. Visto da vicino, dell’uomo si vedono maggiormente nefandezze, errori e brutture. Bisogna elevarsi per guardare anche le cose più dolorose da lontano, staccarsi dal presente per riuscire a vedere ciò che sta prima e magari progettare futuro, anche come collettività. Questo non significa tanto aspirare a volare, ma è solo sollevarsi per vedere ciò che sta al di sotto, non allontanarsi fino a non vederlo più: voglio continuare a vedere il mondo.

E l’attualità, a cui sei sempre stato molto sensibile nei tuoi testi, come entra in questo album?
Ho cercato di evitarla, ma alla fine entra sempre un po’, per esempio in Quali alibi, ma resta marginale o osservata con ironia. Ho un’età per cui mi sento meno predisposto o in diritto di raccontare il presente. In questo disco allargo l’orizzonte e il mio sguardo è quasi più fanciullesco, porta lontano chi ascolta. È un album più poetico che politico, ma in fondo anche parlare di emozioni è politica.

Ph. Credit: Daniele Barraco

Ph. Credit: Daniele Barraco

Anche sul piano musicale Acrobati suona nuovo rispetto alla tua discografia passata e si avverte una grande intensità sonora, una forte dimensione live…
L’intensità nei suoni coincide per me con le persone che le emettono: quando ascolto l’album rivedo i musicisti che hanno lavorato con me. Questo disco ricrea l’atmosfera della registrazione in presa diretta, dando la sensazione di ricchezza strumentale e musicale. Gli strumenti riempiono e disegnano la scenografia della storia che raccontano. E le canzoni cambieranno ancora, perché ogni brano deve continuare a cambiare e a crescere. In fondo ogni ascoltatore cambia una canzone. Dal vivo, poi, prendono altre strade, in maniera più o meno evidente e molti pezzi sono un terreno ancora tutto da esplorare. Stavo lavorando a molte più canzoni di quelle che sono finite nel disco ed è come se questo album non si esaurisse con la sua uscita fisica. Credo che presto altri racconti si aggiungeranno a questa storia.

A proposito di live, a breve parti con il tuo primo tour teatrale: come sarà?
Sarà il mio primo vero tour teatrale e mi rende orgoglioso il fatto che toccherà tutte le regioni, anche Valle d’Aosta e Basilicata dove non è sempre facile arrivare con uno show. La decisione di andare nei teatri è stata presa prima di chiudere il disco e credo sia stata la scelta giusta. Voglio trasmettere e amplificare il senso di magia e funambolismo del disco e il teatro è l’ambiente perfetto. Sto cercando di costruire uno spettacolo che abbia momenti diversi, che mi permetta di essere un mago che coinvolge e faccia diventare bambini, entusiasmando il pubblico, per poi svelare il trucco. Vorrei fare partecipare le persone al momento della creazione: mi sto inventando come farlo!