In coppia al Festival: Giovanni Caccamo e Deborah Iurato cantano ‘Via da qui’ «Sarà un’esperienza magica»

La coppia che non ti aspetti. Lui, vincitore tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo 2015, debutta tra i Campioni e sta per pubblicare un nuovo album dal titolo Non siamo soli (Sugar Music); lei, trionfatrice ad Amici nel 2014, è al suo primo ingresso al teatro Ariston per la kermesse più osservata della tv e presenta il disco Sono ancora io (Sony Music Italy). È un incontro fortunato, quello di Giovanni Caccamo e Deborah Iurato, amici nella vita prima ancora che colleghi nell’avventura artistica in duo.

Già insieme per il singolo Da sola scritto da Giovanni per Deborah, con Via da qui – brano firmato nientemeno che da Giuliano Sangiorgi – i due giovani talenti della musica contemporanea affrontato la sfida sanremese con un sano spirito di amichevole complicità, condivisione e reciproco confronto. L’impressione è di avere davanti due persone che si conoscono bene, consapevoli dei propri punti di forza e concentrati nel fare del proprio meglio. Due professionisti col cuore, insomma.
Li abbiamo incontrati per farci raccontare qualche dettaglio sulla loro collaborazione, sulla partecipazione a Sanremo e sui rispettivi progetti discografici in cantiere.

caccamo - iurato 2016Doppio debutto a Sanremo: tu, Giovanni, torni al Festival con un salto di categoria, da Nuova Proposta a Campione, mentre per te, Deborah, è la prima volta in assoluto all’Ariston: come vi sentite e come vi preparate ad affrontare quel palco?
Deborah
: Per me è il primo Sanremo e l’emozione c’è, ed è tanta perché in fondo Sanremo è Sanremo! Sin da subito, dopo Amici, mi avevano chiesto quale fosse il mio sogno e ho sempre risposto l’Ariston perché secondo me tutti noi che facciamo questo mestiere vogliamo arrivare a toccare quel palco con un dito. Finalmente io ci sono riuscita, insieme a un amico, e sarà bellissimo, magico.

Giovanni: Per quanto riguarda il passaggio alla categoria dei big, avverto un cambiamento sicuramente in positivo, perché ho una sicurezza tecnica maggiore. E questo è legato sia al fatto di avere alle spalle un tour di ottanta date sia all’aver maturato conoscenze in più, a partire, banalmente, da come sistemare gli in-ear o i volumi dell’orchestra in ascolto. Ci sono comunque le ansie psicologiche, ma è giusto che ci siano: rendono il tutto magico e unico. In più, la presenza di Deborah dimezza le mie ansie!

D: Diciamo che ci bilanciamo.

Prima del vostro incontro musicale, pensavate di partecipare in gara da soli? Come è nata l’avventura a due?
D
: Sì, sicuramente c’era questa idea…

G: Sì, era un’idea di entrambi quella di presentarsi da soli a Sanremo, poi a settembre 2015, mentre ero in studio a incidere il mio album e Deborah – che è una mia carissima amica – era spesso in studio con me, tra uno scherzo e l’altro, mi sedetti al pianoforte e provai la sua canzone preferita del disco, Via da qui, piano e voce. A un certo punto, si è inserita a cantare con me e ci siamo resi conto immediatamente che, fatto insieme, quel pezzo sarebbe stato ancora più potente. Quindi ci siamo detti: “Perché non provare a portare il brano insieme?”. Da lì è partita la nostra avventura in duetto

Giovanni, nel 2015 al festival hai fatto man bassa di riconoscimenti: oltre a vincere nella tua categoria, ti sono stati assegnati il Premio Emanuele Luzzati e il Premio Sala Stampa Lucio Dalla: senti attorno a te aspettative particolarmente alta o non ci fai caso?
G
: L’anno scorso avevo una preoccupazione maggiore per il Festival e un’attenzione minore per il mio album; quest’anno ho grande fiducia nel Festival (anche grazie al fatto che ho accanto a me Deborah), ma ho un’enorme ansia per il mio disco!

Non siamo soli esce il 12 febbraio e sulla tua pagina Facebook lo hai definito “il mio piccolo cofanetto di speranza”: ce lo racconti? Che cosa intendi?
G
: Non siamo soli esce il 12 febbraio ed è un lavoro in cui ho investito tantissime energie, che raccoglie una grande mole di scrittura e pensieri con cui ho cercato di essere il più possibile vicino a quello che sono, più che nel precedente progetto. È un pacchetto che mi rappresenta molto, quindi per me il Festival quest’anno rappresenta anche la possibilità di donare questo lavoro, che ho definito “cofanetto di speranza” dopo aver visto un film che mi ha particolarmente colpito e commosso. Ho voluto riversale i miei pensieri di quel momento sui social: mi piace pensare all’album appunto come un “cofanetto di speranza”, rispecchia il senso della canzone Non siamo soli. L’ho scritta mentre ero a Gerusalemme e parte dall’analisi di una realtà in cui l’uomo fisicamente può ritrovarsi da solo; a Betlemme, visitando alcuni centri di accoglienza per anziani e per bambini soli con malformazioni, mi sono chiesto in che modo si può trovare la speranza nella solitudine più totale. In quel momento, alzando gli occhi al cielo, mi sono reso conto che ci sono sempre delle mani tese, anche per i più soli.

caccamo iuratoAnche per te, Deborah, il 12 febbraio è una data importante, perché pubblichi Sono ancora io, album dal titolo coraggioso, con inediti e successi della tua discografia passata. Come ce lo racconteresti?
D
: Eh, già, il 12 esce Sono ancora io, prodotto da Placido Salamone che ha curato anche l’album di Giovanni. Oltre agli inediti e ai duetti di Sanremo, conterrà alcuni miei pezzi rivisitati in chiave acustica. Perché un titolo come Sono ancora io? Perché, in tutto il mio percorso, ho sempre cercato di dare tutta me stessa, senza farmi travolgere dal successo immediato. Amici mi ha regalato tanto e lo rifarei altre mille volte, però voglio precisare che, nonostante dia subito un successo tale da farti sentire una regina, c’è il rischio che proprio questa sensazione finisca per deviarti. Per me fortunatamente non è stato così! Ho sempre ringraziato tutte le persone che mi hanno sostenuto e continuano a farlo, però mi piace essere me stessa e vivere questo sogno, quello di cantare le mie emozioni e stati d’animo. Attraverso questo precorso oggi sono quella che sono, e sono sempre la stessa!

Sei un’artista che a differenza di altri giovani usciti dai talent ha sempre dosato molto la propria esposizione in tv: è stata una tua scelta? Non credi che magari apparire di più avrebbe potuto darti una maggiore visibilità?
D
: Sì, è stata una scelta mia, ma anche un po’ di tutti, in generale. Tanti mi chiedevano perché non ero in tv quanto invece lo erano altri, però io ho sempre risposto dicendo che voglio vivere il mio percorso, senza guardare attorno. Sono felice delle esperienze che ho fatto, mi sono servite e mi hanno fatto crescere; secondo me, poi, le cose arrivano, è solo questione di tempo e di credere in quello che si fa. Può esserci anche un periodo buio nella vita, ma prima o poi la luce arriva.

Oltre ai duetti con Deborah, in Non siamo soli compaiono altri due featuring notevoli: quello con Carmen Consoli e quello con Malika Ayane: cosa puoi raccontare di queste collaborazioni e dei brani?
G
: La collaborazione, e l’amicizia, con Malika partono dallo scorso anno e dal suo brano al Festival 2015 che avevo scritto per lei; insieme, poi, abbiamo vissuto l’avventura disneyana prestando la voce nella colonna sonora del cortometraggio Lava. La nostra è una bella amicizia che continua e mi faceva piacere, quindi, inserire il duetto per il corto Pixar come bonus track nel mio disco.
Ho conosciuto Carmen Consoli, invece, dopo Sanremo 2015; sono andato a trovarla a casa sua a Catania e in quell’occasione manifestò grande stima per il mio modo di scrivere. Nacque lì l’idea di scrivere qualcosa insieme e, trascorso qualche mese e terminata la scrittura dell’album, ho partecipato a due live di Carmen portando tre pezzi acustici. Alla fine del concerto, mi disse di voler interpretare un mio pezzo, magari in duetto. È stata una proposta stupenda: le ho mandato vari pezzi e lei alla fine ha scelto Resta con me.

A proposito di scrittura, recentemente hai firmati testi per diversi artisti (da Francesca Michielin a Emma): come cambia il tuo modo di scrivere quando lavori per altri rispetto a quando scrivi pezzi per te?
G
: Il fatto di scrivere un brano che sarà per me o per altri è determinante, quindi la decisione viene prima di tutto. Quando scrivo per altri, cerco di immedesimarmi nell’artista, nella sua vocalità, nella sua sensibilità e nel suo modo di esprimersi anche per quanto riguarda i vocaboli. Sono piuttosto camaleontico: cerco di mantenere una mia cifra stilistica mettendola nello stesso tempo al servizio dell’artista per cui di volta in volta scrivo. La mia firma deve essere intuibile ma deve anche vestire bene l’interprete.

caccamo iurato cover albumAvete qualche portafortuna o rito che vi accompagna sempre, anche a Sanremo, magari prima dell’esibizione?
D
: Rito scaramantico no, ma da sempre prima di salire sul palco – anche quando facevo le serate nei locali – faccio il segno della croce. È come un affidamento… e poi, boh, possiamo anche inventarci qualcosa (sorridono, ndr)…

G: Io, invece, nelle occasioni importanti, porto come me un oggetto che mi sta a cuore: è una crocetta di legno appartenuta a mio padre. Tenerla mi fa sentire simbolicamente la sua presenza nei momenti che davvero contano.