Adesso, il nuovo album di Emma tra contaminazioni, contrasti e consapevolezza: «Un disco come sono io»

Sono trascorsi più di due anni da Schiena ed Emma torna con un nuovo album, Adesso (Universal Music), in cui rivendica – e dimostra ampiamente – quell’autenticità artistica che è propria di chi è disposto a imparare, crescere, cambiare e (ri)mettersi in gioco, con le mani in pasta, senza delegare mai nulla. Schietta e diretta, co-produttrice e autrice di questo lavoro, nelle tredici nuove tracce si svela artista sfaccettata, accompagnando chi la segue in un percorso evolutivo che riscopre passioni profonde e regalando una fotografia di sé oggi, tra luci e ombre, in un chiaroscuro affascinante.

Ed è proprio l’immagine della cover, con quel suo bianco e nero dall’eleganza e forza non scontate, che incarna pienamente lo spirito del disco, il quale si muove tra le profondità dei toni scuri e il chiarore di sonorità più luminose. Ballad melodiche, pezzi elettronici e inserti dub creano un succedersi di momenti che raccontano un adesso consapevole e maturo.

emma marrone«Sono emozionata – confessa Emma – ma non ho l’ansia del primo posto. Ho iniziato a lavorare a questo disco tra il primo e secondo tour di Schiena e ho voluto metterci dentro tante cose che mi piacciono veramente, dal mondo del cantautorato al pop, dall’elettronica a riferimenti indie o dub. È un disco di contaminazioni, con tante sfaccettature, un po’ come come sono io che non mi sono mai definita né un’artista pop né un’artista pop-rock; non mi piace stare entro compartimenti stagni

Ma chi è, e come è, Emma adesso?

Sono una donna, una musicista con una maggiore coscienza di se stessa acquisita in questi sei anni di gavetta a un livello più alto. Da Amici in poi non mi sono mai sentita arrivata, piuttosto è stato un punto di partenza e ho dovuto imparare molto dato che venivo da un background musicale diverso. La televisione e il pop erano per me un mondo nuovo, necessario per arrivare dove volevo: suonare nelle cantine non mi bastava più…
In questi anni ho imparato tanto, e ho ancora tanto da imparare, ma se non ti butti e non combatti contro i tuoi limiti non saprai mai dove puoi arrivare. Certo, se in questo disco risulto così è anche grazie alle tante persone che hanno lavorato con me e mi hanno aiutato in questi anni. È il disco dell’emozione e delle scommesse.

Come è stato il processo creativo e di scrittura di questo album?

A guidare questo lavoro sono stati tanti sentimenti: coraggio, rispetto, collaborazione, libertà, divertimento, amicizia. Ci sono stati anche momenti di sconforto e buio, di dubbi; ci sono pezzi che ho odiato e poi amato, mi sono presa il tempo di digerirli e dare una dimensione a ognuno di essi.

Di questo album firmi la produzione artistica insieme a Luca Mattioni: perché questa scelta?

Era arrivato il momento di divertirmi anche con questo mestiere e sentivo il bisogno di trasferire musicalmente quello che avevo in testa da anni. Ho trovato il produttore giusto per farlo: è un ragazzo giovane, attento nell’ascoltare le idee dell’artista e sensibile nel realizzarle. Abbiamo lavorato fianco a fianco in studio, alla vecchia maniera, confrontandoci a lungo, anche notti intere. Ed è stato molto bello.

emma adessoIn questo disco ci sono tanti autori giovani, come Ermal Meta, Dario Faini, Diego Mancino, Zibba, Amara e Giovanni Caccamo; come sono stati coinvolti e come sono nate le collaborazioni?

È il disco dei giovani e degli amici, delle chiacchiere per strada, della birretta ai Navigli per caso da cui è nata magari una canzone: questo è lo spirito del disco, senza contaminazioni commerciali, forzature o l’ansia di uscire sul mercato. Per esempio, il brano di Giovanni Caccamo è arrivato a disco già chiuso, dopo una cena di fine estate; essendo io co-produttore, ho deciso di riaprire tutto e inserirci Finalmente.

Tra gli autori coinvolti c’è anche Giuliano Sangiorgi che ha scritto Facciamola più semplice: come è nato il pezzo?

È stato Giuliano a chiamarmi un pomeriggio, dicendomi che mi avrebbe inviato un pezzo da valutare e che non si sarebbe offeso se non mi fosse piaciuto. Quando l’ho ascoltato, beh, mi è piaciuto subito! Sul brano mi ha lasciato assoluta libertà di produzione ed è stato bello sentirmi dire che sono riuscita a far emergere la mia personalità in questa traccia. È stato anche questo un bel motivo di orgoglio.

Tante firme ma una coerenza complessiva della tracklist: come hai dato omogeneità al tutto?

L’omogeneità l’ho ottenuta attraverso gli arrangiamenti e i suoni. Per tornare al discorso della molteplicità di autori, le collaborazioni sono nate da amicizie, in maniera naturale, e poi chiunque ha potuto mandarmi il proprio provino. Ne ho ascoltati oltre 400, e davvero c’era di tutto!

emma4Quali sono nell’album i pezzi più autobiografici e perché?

I brani più autobiografici nel disco sono Adesso e Poco prima di dormire che raccontano molto di me e del mio percorso. Come canto in questi pezzi, non so stare in equilibrio; ho imparato a cadere perché se si cade male in certi casi poi si rischia di non rialzarsi più. In me restano delle zone d’ombra e delle fragilità che magari per orgoglio, in un mondo pieno di pregiudizi, preferisco non far vedere a costo di apparire presuntuosa. La verità è che non ho e non ho mai avuto un piano B.

Ascoltando Adesso e Quando le canzoni finiranno emerge un gioco di contrasti tra luce e buio, dentro e fuori, musica rumore e silenzio: cosa rappresentano, ma soprattutto cosa è il silenzio per te?

È vero sono piena di contrasti; in Adesso canto “quando le parole non dette fanno rumore” perché il silenzio a volte sa essere più assordante di tante cose dette. È pesante in ogni relazione, anche nel rapporto coi genitori: quando si vive lontano si ha anche paura di dire determinate cose perché fa soffrire l’idea di non avere la propria famiglia accanto ogni giorno. Così si finisce per chiudersi e dire “ti voglio bene” sempre meno frequentemente… Questa canzone è un guardarsi allo specchio e cercare di dare un senso a queste parole, ma è anche a un messaggio alle persone che per me contano. Può sembrare banale, ma per scrivere questo testo mi sono davvero massacrata l’anima. Alla fine quello che ho capito lo canto così: “ti voglio bene perché non l’ho scelto”.

Quando le canzoni finiranno è forse il brano più onirico del disco, sopra le righe; grazie all’arrangiamento che abbiamo scelto sembra la colonna sonora di un film struggente anni ’60. Mi piaceva l’idea di avere un pezzo così sognatore cantato da me che sono invece molto pragmatica. È stato bello anche qui giocare coi contrasti, passare da brani duri a brani più morbidi.

Anche dal punto di vista del concept grafico è un disco di contrasti con il suo bianco / nero: come è maturato il progetto visual?

Volevo fare qualcosa di chic ed elegante e Luisa Carcavale lavora benissimo con questo tipo di fotografia. Rispetto alle foto interne del booklet, la copertina è l’errore, non è stata studiata, anzi! Era uno scatto in un momento in cui mi sembrava di aver sbagliato tutto, di non aver dato carattere all’album: la fotografa non ha smesso di scattare e mi ha colto in un istante di grande naturalezza. Lo sguardo sembra perso ma fisso, le mani quasi invocano ma insieme dicono “sto qua, eccomi”, i capelli sono un po’ per aria… quando ho visto l’immagine l’ho voluta assolutamente come copertina! Nelle foto interne poi ci sono tante sfaccettature di me: più electro o formale, glam, dance o intimista.

IMG_7869Il 16 settembre 2016 inizia il tour: perché così tanto tempo dopo l’uscita del disco? Come vorresti allestire i nuovi live?

Chi mi segue sa che sul palco non porto mai un album così come è e, visto che questo lavoro dà molti spunti per uno spettacolo musicale come si deve, mi voglio prendere il tempo necessario, voglio dare qualcosa di più. Ho già qualche idea in testa: non voglio fare un concerto, voglio che sia uno spettacolo sensoriale a 360 gradi.