Damien McFly racconta il folk-pop di “Parallel Mirrors”: «Un album diretto, personale e puro»

Ascoltare la sua musica è come essere catapultati in un mondo lontano, tra echi folk-pop di origine americana e sonorità internazionali, che affondano le proprie radici in quel veneto che è terra d’origine mai trascurata. Con Parallel Mirrors (Ferrari Records), uscito lo scorso 15 ottobre, il padovano Damien McFly – nome d’arte di Damiano Ferrari – ci fa ascoltare un cantautorato efficace e coinvolgente, supportato da testi intrisi di pensierosità e introspezione che tocca ciascuno di noi.
Per conoscere qualcosa di più sulla sua arte e sul suo percorso musicale, abbiamo chiacchierato un poco con il giovane musicista. Ecco cosa ci ha raccontato.

Damien mcflyIl tuo primo album, da poco disponibile, si intitola Parralel Mirrors: come descriveresti questo lavoro e cosa racconti nelle tracce?

Lo definirei un lavoro vero e diretto. Ho lavorato molto sugli arrangiamenti ma ho cercato di essere il più puro possibile nei testi e nelle melodie per arrivare al primo ascolto. Nelle tracce parlo molto del mio rapporto con me stesso e con gli altri, ci sono riflessioni sul passato, storie d’amore e di amicizia.

Quanto il disco d’esordio rispecchia il tuo percorso artistico finora?

Credo lo rispecchi molto. I brani sono stati scritti nell’arco di due anni e credo che a un orecchio attento non sfugga l’evoluzione del mio sound partendo da brani come I Can’t Reply e arrivando ai più recenti Call it Freedom o I’m not leaving.

Nei testi dei tuoi inediti emerge come tema ricorrente quello delle relazioni umane, descritte secondo varie sfaccettature, dall’inizio di un rapporto al suo tramutarsi in ricordo. Cosa ti ha ispirato nel raccontare queste storie?

Tutte le storie arrivano da mie esperienze dirette sia in amore che in altri ambiti, come lasciare la casa dei genitori o un amico, piuttosto che incontrare persone nuove.

In Call It Freedom emergono, invece, riflessioni di tipo socio-politico: cosa descrive il brano e cosa è, allora, per te la libertà?

Call It Freedom è l’unico brano che parla un po’ del mio rapporto con la società, simile a quello di molti giovani della mia età. Nel brano parlo di tutti i giovani che si trovano costretti a cercare un futuro altrove, nonostante la politica ci dica che siamo in un paese libero e ricco di possibilità. Vedo nella mia generazione molte persone che hanno idee e voglia di fare ma le portano dove possono effettivamente riuscire a realizzarle. Per me la libertà in questo pezzo è legata al concetto di possibilità, sei libero quando senti di poter fare qualcosa per il tuo futuro.

Hai scelto di registrare il disco in ville e teatri antichi del Veneto – regione di cui sei originario: che cosa cercavi in questi ambienti dalla storia lontana nel tempo?

Molte ville venete sono state luogo di concerti fin dai secoli scorsi. Ogni villa ha un suo suono caratteristico dato dal materiale e dalle dimensioni dei saloni. Ho fatto un esperimento con I Can’t Reply, registrando a Villa Ferri (Casalserugo, PD) e il suono di ogni strumento si arricchiva delle riflessioni sulle pareti affrescate o sul soffitto in legno. Ho utilizzato solo strumenti acustici senza nessun tipo di amplificazione, perché il suono fosse il più vero possibile, senza troppi trucchetti da studio di registrazione.

Ascoltando i pezzi di Parralel Mirrors è evidente una costruzione musicale che echeggia un folk-pop d’oltreoceano. Quali sono stati i tuoi ascolti preferiti e qual è l’atmosfera sonora che vuoi creare?

Per questo disco hanno avuto una grandissima influenza artisti come Mumford and Sons, Ben Howard e The Lumineers. Nel folk moderno non è facile trovare elementi che possano distinguere il proprio sound rispetto a quello dei grandi nomi. Non volevo un disco troppo “acustico” e nemmeno troppo “rock”, per questo ho mixato elementi ritmici più marcati al suono dolce di fisarmonica e mandolino, con la chitarra acustica a fare da collante tra tutti i brani.

Da qualche settimana è in radio il singolo New Start. Come è nato il pezzo e qual è questa nuova partenza per te?

Il pezzo è stato uno dei primi scritti per il disco ancora nella primavera del 2013.
Il testo parla di un riavvicinamento amoroso dopo qualche anno di lontananza, con le consapevolezze degli errori fatti e delle cose da fare per risolverli. Allo stesso tempo stavo iniziando musicalmente come Damien McFly, staccandomi dagli altri progetti che avevo a quel tempo.

Il concetto di specchi paralleli rimanda a un guardare e guardarsi, riflettendosi senza fine, in una situazione quasi di sospensione, forse in attesa che qualcosa cambi. È possibile questa rottura? Nel caso, quando e come avverrebbe?

Dopo essersi studiati l’un l’altro riflettendo se stessi negli altri e allo stesso tempo facendo riflettere gli altri in noi stessi, credo sia possibile arrivare a un livello di conoscenza tale da fondere le due immagini, per una profonda amicizia o per un profondo amore. Allo stesso tempo può semplicemente succedere che le persone passino l’una dopo l’altra specchiandosi ma senza ritrovare qualcosa in te.

La tua carriera musicale è iniziata con alcune cover che hanno incontrato un notevole riscontro di pubblico. Come è stato il passaggio dall’interpretare brani altrui a comporre e cantare brani tuoi?

Mentre registravo cover su cover, i lavori dell’album continuavano e stavo aspettando il momento opportuno per farlo uscire. Raggiunte 2 milioni di views ho deciso di sospendere per un po’ la produzione di cover per dedicare maggiore attenzione agli inediti, abituando anche chi mi segue a questo cambio di rotta. Non tutte le persone sono pronte ad accettare questa nuova dimensione, forse per la poca voglia di scoprire o forse perché mi preferivano come cover artist.

damien mcflyQuanto il supporto della rete è stato importante per farti arrivare all’esordio discografico con un album di inediti?

È stato sicuramente importantissimo, senza un pubblico non credo avrei fatto uscire ora il disco. Come conferma definitiva per decidere l’uscita del disco ho voluto anche mettermi alla prova all’estero solo con i brani originali, per capire quanto potessero piacere lì dove il folk che ripropongo è nato e cresciuto.

Italianissimo, ma canti e hai un nome d’arte in inglese: come mai questa scelta? Credi che la lingua italiana sarebbe meno credibile per il genere musicale con cui ti presenti al pubblico?

Quando decidi un nome d’arte, specialmente se sei giovane e vuoi girare il mondo pensi sempre alla cosa più internazionale possibile, sogni di andare all’estero ma non sai se veramente riuscirai a farlo. Poi quando succede ti accorgi anche che i cognomi italiani fuori dal nostro paese fanno un successo strepitoso perché affascinano molto.
Credo che la lingua italiana non si presti molto al folk americano o inglese e quando lo sento lo ritengo uno scimmiottare qualcosa che non ci appartiene.
Meglio un tentativo a vuoto con l’inglese che una trovata di marketing con l’italiano.

Ti sei esibito live negli USA e in Europa (Amsterdam, Parigi, Bruxelles e Francoforte): arriverai anche in Italia?

In Italia ho sempre suonato ma nella mia regione, conto di raggiungere molte regioni nel prossimo anno.

Ormai nell’era dei talent è raro incontrare giovani che arrivino a pubblicare album senza passare dal palco di qualche programma di tal genere: hai mai pensato di tentare quella strada? Perché?

Non ritengo che quella sia una strada per me. Credo di aver trovato la mia dimensione a livello di produzione e di scrittura. Mi piacerebbe collaborare con altri autori e produttori magari stranieri, ma penso che un talent sia più utile a chi ha una bella voce che a un cantautore.

DAMIEN_MCFLY_Parallel_mirrors_copertinaQuali sono i prossimi progetti? 

A fine mese ritornerò in UK per alcuni concerti, mentre per il prossimo anno conto di tornare in USA e, se ci sarà la possibilità, mi esibirò in Australia per la prima volta.