‘De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto’: il cantautore italiano presenta il suo lavoro rispettoso di «Dylaniano dilaniato»

Il ritorno del Principe. No, non si tratta del titolo di un vecchio romanzo o di un qualche classico letterario, anche se con la poesia (musicale) e con la storia (culturale e non solo) ha certamente a che fare. Parliamo di Francesco De Gregori, che pubblica il 30 ottobre un album dalla natura speciale, De Gregori canta Bob Dylan – Amore e Furto (Caravan / Sony Music). Con la produzione di Guido Guglielminetti, l’amato cantautore si è immerso negli ultimi mesi in un progetto che affonda le sue radici nelle passioni musicali di ragazzo che da allora hanno fruttificato in un amore pieno di rispetto verso un artista come Dylan.

De Gregori canta Bob Dylan-Amore e Furto_cover_bAnticipato in radio da Un angioletto come te, il nuovo album di De Gregori si presenta come il risultato di un attento e preciso lavoro di traduzione – testuale e musicale – di alcuni brani del musicista d’oltreoceano, come atto di stima rigorosa che non tradisca l’autenticità originaria delle canzoni. Bob e Francesco, dunque, si incontrano tra le pagine delle liriche e lungo le tracce armoniche in un costante guardarsi e rispecchiarsi che fa emergere nuova linfa.

A proposito del lavoro di traduzione svolto, è stato specificato che tutti gli interventi traduttivi sono stati approvati da Bob Dylan e dal suo editore. Il cantautore – nel corso della presentazione alla stampa – ha messo poi in luce un metodo di attento studio del testo e della metrica: «Ho prestato la massima attenzione alla resa metrica e alla traduzione sintattica, trovando difficoltà per certi termini la cui resa italiana non è efficace quanto nella lingua originaria. Ogni traduzione è una sfida e proprio per questo è anche divertimento. Per settimane mi sono interrogato su rime e parole, arrivando anche al punto di pensare di abbandonare un brano (Dignity) perché troppo arduo da tradurre.

È stato un lavoro di grande fedeltà e se ho tradotto male non è certamente perché ho aggiunto del mio. Ristabilire una metrica italiana a partire da quella inglese è stata una delle difficoltà belle.» Anche la scelta delle tracce è stata all’insegna della «ricerca di musicalità in italiano e della piacevolezza sonora, più che guidata da determinate tematiche e contenuti»

Photo Credit: Daniele Barraco©

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 Sul piano musicale, invece, gli arrangiamenti si muovono secondo due direttrici principali: «Più della metà dei pezzi presenta arrangiamenti vicini a quelli originali. Questa fedeltà non è stata possibile laddove i take di Dylan erano nati come improvvisazioni in studio; in tale caso, riprodurli a freddo era impossibile e comunque non avrebbe avuto senso, sarebbe comunque suonato diversamente.»

E ascoltando l’album la fascinazione del suono è un’equilibrata fusione tra il cantautorato italiano e la scuola d’oltreoceano, in un armonioso colloquio da cui nessuna delle identità artistiche coinvolte viene mai completamente annullata, intravvedendosi in un controluce di riflessi. Il lavoro di un «Dylaniano dilaniato» che ha come già fece Bob con altri consumato consuma nell’arto il suo amore e furto.