‘Andrà tutto bene’ di Nesli diventa un album live e un libro: «Io sono la mia musica»

Con l’emozione e l’entusiasmo delle grandi occasioni Nesli ha presentato l’edizione live del suo recente album Andrà tutto bene (Universal Music) accompagnata dal suo primo omonimo romanzo autobiografico in uscita l’8 settembre per Mondadori.

Una tappa importante per la carriera, e per la vita, di Francesco Tarducci, che corona con queste due ‘prime’ (mai finora, infatti, aveva pubblicato una live edition) una stagione quanto mai fortunata in cui ha potuto prendersi più di una soddisfazione. La sua vita, come l’artista sottolinea più volte, è inestricabilmente legata alla musica, àncora di salvezza e insieme legame con la sua anima più profonda e autentica, tra luci e ombre.

nesliE il libro, che finalmente arriva alle stampe dopo una lunga gestazione, è una testimonianza sincera e schietta di un percorso personale raccontato tra poesia e crudezza, senza omissioni, inseguendo quella verità a cui ha voluto mantenere fede anche nei passaggi di scrittura più delicati. Un autoritratto che si fa leggere con quell’intensità che sa far amare una bella canzone.

E la prima domanda sorge spontanea: perché un libro?

Perché molte persone me lo hanno chiesto e io avevo una storia da raccontare, la mia. Questo libro è un romanzo ispirato alla mia vita e quello che racconta è tutto vero, anche se a volte può sembrare che prevalga l’aspetto romanzato. Volevo mettere nero su bianco me stesso, non c’è un’altra ragione. Ci stavo lavorando da un po’, all’inizio non mi sentivo del tutto pronto perché c’è dentro così tanto di me e la narrazione è molto diretta e a volte cruda, senza interpretazioni.

Potrebbero seguirne altri?

Beh, non lo escludo. Certo è che scrivere una canzone è divertente, un libro molto meno. Per quanto alcuni non vogliano riconoscerlo, io sono un cantante, scrivo canzoni e non libri. Il libro è legato al fatto che avevo una storia da raccontare; se avessi un’altra storia, perché no? Ma continuo a divertirmi molto di più a scrivere canzoni.

Qual è stata la parte più difficile nel passaggio dalla scrittura di una canzone a stendere un libro?

Per una canzone ci vuole il dono della sintesi, devi dire tanto in poco, o almeno per me è così, come fa Vasco che dice cose molto profonde con poche e semplici parole. Per un libro è diverso, devi scrivere tanto, partire da parecchie idee per un racconto e avere un minimo di tecnica narrativa. Ho dovuto mettere ordine a tanto materiale e a tante idee di partenza. Nel mio caso, questi due mondi lontani si incontrano perché ho voluto inserire nel libro anche una sorta di traccia parallela costituita da poesie e brevi frasi che sono stralci di strofe inedite che integrano il romanzo.

Nel libro non procedi in ordine cronologico, ma per salti temporali: cosa guida e unifica la narrazione?

Non c’è un ordine cronologico, procedo aprendo pagine con singoli passaggi di vita. Se avessi scritto un racconto seguendo l’ordine dei fatti, il tutto sarebbe risultato più pesante e forse anche più difficile da comprendere. In fondo, con l’inserimento anche di versi e strofe, riesco anche a raccontare meglio quello che sono. Al centro di tutto poi c’è lo sparo, evento nucleare del racconto. Mi piaceva l’idea di affrontare la scrittura come un plot cinematografico, in cui inizio e fine coincidono proprio l’evento scatenante. Ho voluto scrivere la mia vita come fosse un film, un dialogo. È una sfida, certo, e so che qualcuno mi aspetta al varco per capire se so scrivere o meno.

Questo romanzo spiega più te o la tua musica?

Sono due cose strettamente legate, interconnesse come una melodia e il suo testo. Sono la stessa cosa. Io sono la mia musica e il libro spiega la persona che fa quella musica.

Come è stata la gestazione del romanzo?

Siamo partiti da una prima stesura, all’insegna dell’assoluta verità. La maggior parte del testo l’ho scritta in un annetto, tranne l’ultima parte; a un certo punto, infatti, ho interrotto la scrittura. Ho accantonato tutto, non volevo pubblicare e ho rimesso le bozze nel cassetto. Ho ripreso a scrivere e ho completato il romanzo solo in un secondo momento.

Qual è stato l’episodio più difficile da raccontare? E il più emozionante?

Scrivere è stato un vero processo di analisi. Avevo già somatizzato la parte inziale, per quanto possa essere dolorosa da ricordare. Devo dire che il capitolo sulle famiglie è stato il più difficile sia da scrivere sia da rileggere; è la parte più formativa del racconto, ed è anche quella che mi piace di più.

Questo libro influenzerà il tuo modo di scrivere canzoni?

Credo che finirà per influenzarmi, dato che è stato un processo di scrittura lunghissimo. Nello scrivere detesto usare troppe parole riempitive e anche per il libro ho sempre cercato di trovare parole con un forte peso specifico con per una canzone. D’altra parte, il romanzo mi ha già influenzato tantissimo: da quando ho finito il libro ho scritto tantissimo. Quindi credo sia stata un’influenza reciproca.

Quale peso ha questo libro per te, in questo momento della tua vita e carriera?

Ho messo per iscritto tanti fatti della mia vita, la mia storia. Da qui riparto, è una rinascita.

Cover LibroSulla cover del libro e in molte tue foto compare una farfalla: che significato ha per te?

Racchiude un po’ il senso del disco, quell’andrà tutto bene, ed era presente anche nella scenografia del tour. Io la vedo con una doppia valenza, più falena che farfalla: un aspetto totalmente solare e un lato dark, ed entrambi sono collegati a una rinascita, un cambio di pelle. Per me è più dark, ma l’effettivo visivo è l’opposto della mia motivazione; per questo mi piace lasciare quest’immagine, che è diventata quasi un mio segno distintivo, alla libera interpretazione. Rimanda anche un po’ all’arte, cui è lecito essere effimera, sedurti e poi abbandonarti.

Quale titolo ti piacerebbe leggere per un articolo sul tuo libro?

Che Nesli è bravo a scrivere davvero!