I The Kolors raccontano la loro estate da sogno. La band a Milano: «una serata inebriante», l’intervista

La temperatura oscilla attorno ai 35 gradi a Milano quando Stash, Alex e Daniele, alias The Kolors, approdano nel capoluogo meneghino per il loro terzo concerto di questa torrida estate 2015. Dopo il sold out a Roma e la tappa genovese, la band vincitrice di Amici14 che ha conquistato bambini e adulti è pronta a far ascoltare i propri brani dal vivo nella città che li ha adottati da quasi cinque anni.

Proprio i club milanesi, infatti, hanno visto esordire questo trio sorprendente che in breve tempo ha saputo raccogliere consensi di pubblico e critica fin dal primo inedito I Don’t Give a Funk. Un percorso in crescita, artistica ma anche numerica: dai pochi spettatori delle Scimmie alle migliaia di fans all’Estathè Market Sound il 15 luglio scorso. E i dati parlano chiaro anche in termini di vendite: sono oltre 120mila le copie che l’album Out ha venduto in poche settimane (è già Doppio Platino Fimi/GfK e viaggia spedito verso le 150mila).

the-kolors album outSarà il caldo, ma all’inizio il pubblico sembra un po’ spento, eppure si riaccende a mano a mano che i gradi (lentamente) scendono. Lo show parte alle 21.15 precise e un tripudio di mani alzate saluta Stash e i suoi, sul palco per un’ora e mezza in cui si susseguono rapidamente le loro hit (tra cui Keep on Smiling, Realize e la trascinante Everytime intonata da tutti i presenti a chiusura di serata). Luci, suoni e colori incorniciano il gruppo che alterna ai propri pezzi alcune cover (Shout, Pompeii, Radio Gaga), tra le quali spicca l’unico brano in italiano della scaletta: una sorprendente Il mondo di Jimmy Fontana riletta secondo una chiave assolutamente personale e ben riconoscibile che mixa rock, funk ed elettronica.

Ma se ci sono momenti che restano davvero impressi sono, forse, le emozioni sulle note di Me Minus You e l’energia incontenibile di Maniac, sul quale anche i più affaticati dal caldo non possono fare a meno di muoversi. Piuttosto disinvolto sul palco, Stash riconosce tra il pubblico alcune delle persone che seguono i The Kolors dagli esordi, in platee spesso assai poco popolate.

Stash: È stata una serata speciale: c’erano persone che abbiamo riconosciuto sotto il palco perché ci hanno visti la prima volta che abbiamo suonato alle Scimmie e vederli in quel bagno di folla è stato emozionante. È difficile descrivere queste sensazioni; qua ci siamo sentiti come fossimo a casa, non solo per le persone presenti e che già ci seguivano, ma anche per il posto. Qui all’ortomercato venivo a prendere la mozzarella; avevo appuntamento alle 3:20 con il camion che arrivava da Napoli e portavamo poi il formaggio alla rivendita alimentare di mio padre. Tutto legale, eh (specifica ridendo Stash, ndr). Tornare qui con un concerto tutto nostro dopo due anni è stato quasi surreale.

Photo Credit: Sergio Infuso

Photo Credit: Sergio Infuso

Questa sera ad ascoltarvi c’erano anche Kekko e Diego dei Modà: come vi siete conosciuti?

Stash: Abbiamo conosciuto i Modà anni fa alle Scimmie, quando ancora suonavamo con cinquanta persone davanti, se andava bene. Anzi, una sera i Modà devono essere stati i nostri unici spettatori (ridono, ndr) e il fatto che oggi siano stati qui a vederci è stato bello per noi.

Come descrivereste questa serata milanese?

Stash: A volte ci si rende conto a distanza di quello che sta succedendo, per cui si riguarda indietro per capirlo bene. Questa sera sul palco, però, forse per il fatto appunto di sentirmi a casa, mi sono reso conto nel momento stesso che stava succedendo qualcosa che ricorderò a vita, qualcosa di positivo. Ho avvertito quella sensazione di here and now di cui ha scritto tanto Osho. È stata una serata inebriante.

Nel vostro percorso, quali sono stati gli artisti di riferimento? E come è nato il vostro sound?

Stash: La nostra formazione musicale nasce da un background musicale vario. Ci piace paragonare la musica ai colori: i colori primari sono Beatles, Pink Floyd, Elvis, Queen, Led Zeppelin e Michael Jackson – che in verità sta un po’ sopra tutti gli altri –. Sono icone che condizionano chiunque voglia fare musica; quindi abbiamo contaminato queste basi. Partì tutto da una data che dovevamo fare con dei dj, quando pensammo a come portare live i nostri pezzi tutti suonati in acustico rendendoci conto che così non avremmo mai potuto tenere testa alla potenza del suono di una produzione appunto di un dj. Da qui l’idea di contaminare con suoni contemporanei e unire musica live a musica programmata, sotto i 60 hertz. Band di riferimento sono state SoulWax, Depeche Mode, XTC. Fondamentale anche sul piano umano è stato, poi, l’incontro con Andy dei Bluvertigo.

Come descrivereste il momento che state vivendo?

Stash: È un momento surreale, difficile definirlo perché non siamo completamente lucidi. Vogliamo certamente continuare il più possibile e non ci definiamo una pop boyband: non è quello che stiamo comunicando e penso che nessuno ci associ a quel mondo. Al momento ancora non temiamo che il pubblico si stanchi di certi nostri pezzi (il riferimento è in particolare a Everytime, colonna sonora di uno spot tv, ndr) e anche noi non siamo ancora arrivati al momento di rigetto per alcun brano. Non so in futuro, ma ora posso dire che forse non lo temo perché so che non si tratta di un semplicistico tormentone.

Dalle pagine social dei The Kolors

Dalle pagine social dei The Kolors

Nella scaletta live l’unico brano italiano è Il mondo: come mai questa scelta?

Stash: Il mondo è stata la prova del nove sulla mia voce, voluta da Francesco Renga. Avevo voglia di continuare a farla live perché è divertente e volevo anche capire come veniva percepita dal mio pubblico. Vedere anche i più piccoli che la cantano a memoria, come fosse una canzone nuova, è un traguardo raggiunto: fantastico.

Una band che sa il fatto suo, sperimentale e assolutamente nuova nella realtà nostrana, che guarda oltre i confini (Londra è la città in cui scappano per ogni “corso di aggiornamento” musicale). Così si presentano i The Kolors, fenomeno musicale che merita di durare a lungo e maturare ancora. Per ora, si godono il loro «successo inebriante e surreale».