Conchita Wurst: «Non mi chiedo se tutto possa finire: voglio solo essere felice». Intervista

C’è tutta l’energia di una tigre nell’album di debutto di Conchita Wurst, che ha voluto raccogliere in questo suo primo lavoro influenze musicali e tematiche differenti per creare un mix che la possa raccontare a pieno. Arduo descrivere tutte le mille sfumature di un personaggio così complesso, che pure si mostra tanto cristallino e autentico nelle note quanto nelle parole dell’autobiografia di recente pubblicazione. La Wurst, infatti, non si è accontentata di esprimersi in un disco – che s’intitola semplicemente Conchita (Sony Music), a stigmatizzare la voglia di presentarsi in tutta la propria sincera e coraggiosa personalità – ma ha dato alle stampe anche un piacevole intenso volume, Io Conchita. La mia storia (Mondadori Electa), nel quale condivide il proprio percorso.

ConchitaThomas “Tom” Neuwirth racconta di sé, della scoperta di Conchita, dell’infanzia e delle discriminazioni in età adolescenziale, ma anche del sostegno e dell’affetto che l’hanno circondato e che gli hanno fatto trovare dentro di sé quel coraggio di tigre di cui oggi sa dare prova. Le pagine del libro, ricco di immagini, scorrono così come fluiscono le tracce dell’album, in cui troviamo tanti ingredienti, dal pop alla dance con un tocco di jazz e un richiamo alla New York New York di Liza Minnelli o alle atmosfere di un epico fantasy.

Conchita trasporta in una dimensione in cui si balla, ci si muove ma si riflette anche, alternando brani da dancefloor a pezzi nei quali emerge una sofferenza latente, seppur passata. Ci sono l’amore, la vita, il quotidiano, il passato e il presente nei versi delle canzoni: un cuore che è campo di battaglia (Colours of Your Love) e tempesta infuocata (Firestorm), che è un vero pasticcio (Up for Air) e insieme grido di guerra (Heroes). E Tom si riguarda anche con gli occhi di adolescente, rivedendo le prime difficoltà, lo smarrimento e il dolore di fronte a chi ti fa sentire sbagliato (Pure), e in quello specchio stenta a riconoscersi; eppure è proprio da lì, dalle ceneri di sé che ha trovato la forza per rinascere, più autenticamente di prima (Rise Like a Phoenix).

L’artista è passata da Milano per promuovere disco e libro e per l’occasione ha avuto modo, oltre che di incontrare innumerevoli fan che l’hanno accolta con grande calore, di raccontare un po’ di sé e della propria carriera. «Avevo 7 anni circa quando ho scoperto, giocando, la musica e da allora ho iniziato a pensare di voler diventare professionista. In fondo, la prima cosa che mi aveva colpita era il fatto che fosse straordinariamente divertente cantare e anche l’idea di essere famosa era allettante. All’inizio, ascoltavo le canzoni e imitavo la voce: in particolare, amavo Goldfinger di Shirley Bassey… Ecco, devo dire che ho messo sempre tanta determinazione in tutto quello che ho fatto e ho lottato per raggiungere ogni obiettivo».

Non ti sei accontentata di un album, hai pubblicato anche un’autobiografia, già tradotta in sei lingue e bestseller in molti paesi. Come è nato il progetto?

L’idea di scrivere un libro è nata dopo l’Eurovision Song Contest; mi è stata proposta, ma non stato affatto amore a prima vista. Pensavo fosse troppo presto, mica ho 70 anni! Poi, però, mi sono ricreduta e riconosco che raccontare di me e della mia storia mi ha aiutato molto; ho scoperto, o riscoperto, molte cose mentre chiacchieravo con il ghost writer nei quattro giorni in cui abbiamo lavorato insieme. È stata un po’ una terapia che ha riportato alla luce tante esperienze e mi ha fatto capire che, nonostante tutte le difficoltà, dentro di me ho sempre tanta sicurezza e il coraggio di superare ogni cosa.Conchita Wurst

La fama ti ha travolta improvvisamente: come convivi con questa nuova condizione?

Il mio segreto? Non prendersi mai sul serio! Cerco di trovare sempre il lato divertente in ciò che faccio, come quando avevo 7 anni. Sul palco porto Conchita, col suo mondo glamour, ma poi nella quotidianità, quando tolgo parrucca e ciglia finte, conduco una vita normale: faccio la spesa e il bucato, prendo i mezzi pubblici e nessuno mi riconosce. Insomma, faccio quello che voglio, ed entrambi i modi di vivere rispecchiano quello che sono.

Come ti spieghi questo successo? E se tutto dovesse finire?

Credo che il successo sia arrivato per una serie di motivi, hanno funzionato tante cose: la voce, il duro lavoro, le canzoni, il personaggio. Se non ci fosse stato tutto questo, credo, che il solo aspetto del glamour non sarebbe bastato, anche se riconosco che sono stata fortunata perché molti hanno creduto in me. Fortuna, talento e impegno sono le chiavi, insieme all’essere autentica; ho creato la mia verità, che è quella che porto sul palco e che mi fa sentire a mio agio in quella dimensione. Ho sempre lavorato per questo. Beh, non mi chiedo affatto se tutto possa finire: voglio solo essere felice!

Cosa Conchita ha imparato da Tom e cosa Tom da Conchita?

Da Tom Conchita ha imparato a sentirsi a proprio agio con se stessa, essere rilassata e orgogliosa di ciò che è. Mentre da Conchita Tom ha imparato a lavorare sodo.

Come hai scelto i brani dell’album? C’è un messaggio particolare che vorresti mandare?

Ho ricevuto molti contributi da autori e fan di tutto il mondo, dagli USA alla Germania e alla Svezia, e ho ascoltato con attenzione tutto il materiale che mi è stato inviato, senza guardare chi lo avesse composto. Per prima cosa ho prestato attenzione alla melodia, doveva colpirmi e piacermi; solo in un secondo momento ho badato alle parole e ho scelto di registrare i pezzi nei quali mi sono riconosciuta di più e in cui ho ritrovato una parte di me.

conchitaTornando al mondo dei libri, quali ami di più?

Mi piacciono i libri, ma non leggo con costanza. Amo i volumi carichi di immagini, i libri di design, arte e moda, i cosiddetti coffee table books. A questi mi sono ispirata anche per la mia autobiografia, inserendo tanti elementi fotografici e visuali.

E ascoltando Conchita – impegnata a promuovere i suoi lavori (e non solo) nel mondo – si ha davvero la prova che, come canta in You Are Unstoppable, ognuno ha dentro di sé più forza di quanto creda. Perché ora quel giovane e insicuro Tom si mostra con orgoglio (The Other Side of Me) e va dove vuole andare, dice ciò che vuole dire ma soprattutto è quello che vuole essere.