Le Folli Arie: un mix di pop, rock e progressive anni Settanta per il primo disco della band

Mai titolo fu più azzeccato considerando il periodo storico che stiamo vivendo: e in effetti Non è facile è tra le espressioni che più ricorrono oggigiorno, sotto più punti di vista. S’intitola così il primo singolo del primo album de Le Folli Arie, band che si muove in un mix difficilmente definibile di pop, rock e progressive italiano (ma non solo). Il lavoro vede alla produzione Lorenzo Cazzaniga (già produttore di Claudio Baglioni, Lucio Dalla, Fabrizio De André, Ray Charles, Sting, Mina, Pfm, Pooh, Vasco Rossi,…) che ne ha curato le fasi di mixering e mastering.

Il gruppo nasce nel milanese dall’incontro/scontro tra diverse storie e influenze musicali da cui nel 2012 prende avvio un progetto comune, che affonda le radici nella passione per il rock anni ’70, cui sapientemente si miscelano la vena pop, grunge, funk e latin. La missione? Dare una veste moderna e attuale a sonorità “storiche” plasmando un lavoro coerente ed emozionale. Nasce, così, da questa idea originaria un disco di tredici tracce che introducono il pubblico nel mondo sonoro della band.

COVER folli arieEd è un mondo, quello che Le Folli Arie hanno deciso di attraversare, frutto di una scelta coraggiosa e inedita per diversi motivi, non solo strettamente musicali, a partire dalla scelta di non comparire in nessun servizio fotografico per promuovere il disco, o nei propri videoclip. Simone Corazzari (voce, chitarre, autore e produttore), Massimiliano Masciari (basso e steel drum), Francesco Meles (batteria e percussioni) e Marco Antonio Cerioli (tastiere e seconde voci) non compariranno nei propri videoclip, su cover, locandine e nei manifesti, ma si faranno conoscere esclusivamente per le proprie performance dal vivo.

Ancora una volta, il confronto con la società contemporanea – in cui l’apparire pare essere tutto – emerge prepotentemente a dimostrare la scelta di una forte e precisa identià artistica. A raccontare per immagini il loro mondo è Matteo Compagnoni, che firma l’artwork del disco, con le immagini surreali e visionarie, evocative e sconvolgenti al tempo stesso. Un po’ come la stessa musica de Le Folli Arie si propone di essere.