Il ritorno dei Pink Floyd con ‘The Endless River’: l’intervista esclusiva di Nick Mason ai microfoni di RTL

È una data da segnare sul calendario quella di oggi, non certo un venerdì qualunque, soprattutto per la musica modiale… È finalmente disponibile, infatti, l’attesissimo nuovo album dei Pink Floyd, The Endless River, e per l’occasione il batterista della leggendaria band Nick Mason è stato intervistato in esclusiva per l’Italia da Luca Dondoni ai microfoni di RTL 102.5. Nel corso dell’intervista, l’artista racconta la genese dell’album, il ritorno del gruppo in studio e non solo.Pink FloydUna grande sorpresa per i Pink Floyd fans e non solo anche perché in The Endless River, a parte il singolo Louder Than Words, si parla di canzoni che in realtà sono state realizzate tra il 1993 e il 1994. Come è nata la volontà di pubblicarle solo ora e perché?

La cosa interessante sta tutta nella prima parte della sua domanda. Lei ha detto “che sorpresa” ebbene sappia che è stata una sorpresa anche per me. Perché i pezzi sono stati realizzati 20 anni fa e io ho sempre pensato che non sarebbero mai finiti su un nostro disco. Grazie a molte altre persone che si sono adoperate per convincerci e lavorano con noi come Andy Jackson che è l’ingegnere del suono ed è stato uno sviluppo graduale della produzione sino a quando io e David (Gilmour; ndr) ci siamo convinti che potevamo lavorarci per farlo diventare un album attuale. È stato un lungo viaggio. Due anni fa abbiamo parlato con i fratelli Wachowski che stavano lavorando al film “Jupiter Ascending” con Channing Tatum e Mila Kunis che uscirà nel febbraio del prossimo anno e abbiamo pensato che forse queste musiche potevano diventarne la colonna sonora ma quando abbiamo visto alcune immagini abbiamo capito che non era esattamente quello che volevamo.

Il titolo del nuovo disco nasce dall’ultima strofa dell’ultima canzone di The Division Bell intitolata High Hopes che finisce proprio con queste parole : “The endless river, for ever and ever”. È stato davvero un modo per legare questi due album l’uno all’altro o ci sono altri significati tipo: I Pink Floyd non smetteranno ma di fare musica e ci saranno per sempre?

È un’idea che mi piace molto quella del legame fra i due dischi, mentre è molto carino da parte sua immaginarlo ma, per ovvie ragioni, ci toccherà smettere prima o poi. Certo, ci sono cose che vivono da sole e un disco può farlo con tutta la musica che contiene. D’altra parte non è facile valutare il proprio lavoro o una carriera e hai sempre bisogno di gente che ti dica quello che vali. Certo che Rick (Wright scomparso nel 2008) vive in queste musiche e il fatto che le “sue”tastiere oggi siano suonate da un altro musicista comunque ne allungano la vita anche perché lui è stato importante per la band e lui è quello che ha riscosso meno crediti.

L’unica canzone nuova è il singolo Louder Than Words il  cui testo è stato scritto da Polly, la moglie di David Gilmour. È davvero un’altra cosa rispetto alle altre tracce del disco e viene da pensare che sia un singolo scritto apposta per compiacere le classifiche che hanno forse bisogno del cliché “strofa/ritornello/strofa” come si faceva alla vecchia maniera?

No, qui nulla è stato fatto per compiacere nessuno. Penso che sia stato intelligente creare un ponte fra il ’94 e il 2014 un qualcosa che unisse i vent’anni che sono passati. Ci ha aiutato avere una canzone nuova anche se per noi l’idea del singolo non era fondamentale. Polly che ha scritto il testo anche un po’ spinta da David suo marito, ha sempre detto che a lei l’album sarebbe piaciuto anche senza un brano cantato, andava già bene così, con le musiche nate nel ‘94.

Le faccio questa domanda adesso perché sono molto curioso al riguardo ed è quasi un’impellenza. Andrete mai in tour con i pezzi del nuovo disco? Ci avete o ci state pensando?

David Gilmour non vuole andare in giro a suonare dal vivo, e questo ve lo do per certo. Ha altri piani rispetto al suo futuro e non credo ci sia la possibilità, e senza contare che senza Rick Wright alle tastiere sarebbe quasi blasfemo. In più io non penso che funzionerebbe se facessimo un tour itinerante, nella mia mente, per quel che mi riguarda, credo che un paio di show a sorpresa dove poter suonare le canzoni del nuovo disco ci starebbero, magari alla Royal Albert Hall. Comunque mai dire mai.

Tornando al singolo e ascoltandone il testo salta all’orecchio specialmente la strofa che parla delle vostre lotte intestine, del fatto che voi siete sempre state persone che hanno litigato spesso.

La storia dei Pink Floyd è stata piena di disaccordi e credo che sia una cosa che è successa a tante band. Questo business di fare musica come un gruppo e non come un singolo è una cosa abbastanza unica nel mondo dell’arte. Se fai lo scultore o il pittore non fai la tua opera con  l’aiuto di altre persone ma sei da solo e ti confronti nel bene o nel male solo con te stesso. Questa musica poi, e mi scusi se sembra quasi un nonsenso, sembra venga meglio proprio se le persone che stanno nel gruppo non sono amici. Ricordo band antiche come i mitici Monkees. La stampa e la televisione dicevano che questi ragazzi andavano d’amore e d’accordo. Naturalmente non era così le relazioni sono davvero difficili e diciamo che è un po’ come aver contratto un matrimonio con qualcuno con cui il sesso è terribile

Con tutta la sua esperienza, dopo tutti questi anni di musica come vede la situazione della musica oggi?

Il web e il download hanno creato molta confusione. Ci sono poche band- dinosauro che continuano a fare denaro, mentre ci sono centinaia, migliaia di ragazzi che suonano benissimo, delle ottime band che non vendono un disco e non riescono nemmeno a farsi seguire da una casa discografica. Guardi “X Factor”: un grande spettacolo televisivo che non aiuta a vendere la musica. È uno show basato sulla performance e non sulla scrittura di quello che si canta e questo a lungo andare ha finito per penalizzare tutto il music business.

Pink FloydCosa pensa dell’operazione marketing degli U2 per lanciare il nuovo disco “Songs of Innocence”? la connessione con Apple e tutto il resto sarebbe stata possibile per i Pink Floyd? Nessuna delle grande aziende tecnologiche, i famosi Big Tech come li chiamano oggi, vi ha mai contattato per fare comarketing?

No, non lo hanno fatto e poi David è sempre molto attento alle cose che hanno a che fare con la sponsorizzazione e quindi con l’uso del nome Pink Floyd da abbinare ad altri marchi. Tuttavia mi lasci dire una cosa: se Apple ci avesse proposto una cosa come quella fatta con gli U2 avremmo accettato al volo. E credo che nessuna band al mondo avrebbe detto di no.

Entriamo un po’ più dentro The Endless River. Salta all’occhio come leggendo dentro la copertina il disco sia stato diviso in quattro parti. Perché?

È anche da questo che si capisce che abbiamo una certa età (ride). Si ricorderà che una volta quando si realizzava un LP doppio c’erano quattro facciate ed è questo disco. Le cose sono diverse adesso, ma amiamo ancora il vecchio modo di scrivere i brani e anche per quanto riguarda la lunghezza ci siamo comportati come se fosse un disco in vinile.

Anisina è stata una delle canzoni che più di altre mi hanno colpito poiché ricorda davvero da vicino le cose del vostro passato. Tra l’altro al posto della voce c’è il sassofono. Forse perché è lo strumento che ricorda più da vicino il suono della voce umana?

Sì, è una delle motivazioni. Il sax ti permette di regalare all’ascoltatore un suono che, quasi, può sostituire la voce umana. Ma ricordiamoci che questo è stato un disco che ha prodotto una cosa bellissima: riportare me e David dentro uno studio di registrazione. È stato bellissimo realizzare The Endless River anche perché era giusto che queste canzoni vedessero la luce e potessero essere ascoltate dai fans del gruppo e anche da chi non ci ha mai ascoltato. Un’occasione in più. Una bella cosa.