Oggi per la rubrica L'angolo delle fan ospitiamo il racconto di una fan di Marco Mengoni. Come ben tutti sapete chiunque può mandare la propria testimonianza – che sia un resoconto di un concerto, un racconto o altro, senza distinzione di artisti - alla mail che trovate sotto la voce "Contatti Vari".
A chi mi chiede quando, come e perchè sono diventata fan di Marco non so dare una risposta veloce.
Solitamente c’è un processo lungo, che parte da quando ascolti una canzone e ti ci ritrovi, la ami, e poi apprezzi l’artista che l’ha cantata (e a volte scritta) e ti ritrovi a seguirlo sempre.
Per Marco non è andata così, nella maniera più classica, ma non c’è nulla con Marco che sarebbe stato ‘normale’ o ‘classico’, a quel tempo non lo sapevo ancora ma ora è una delle poche certezze che ho.
Marco semplicemente mi ha stregata dalla prima volta che l’ho visto. Appena prima di sentirlo cantare già aveva catalizzato la mia attenzione, sembrava un pulcino, sembrava temesse il mondo in quei pantaloncini corti, con quel maglione, secco secco con la febbre, con quella borsa a tracolla tenuta e non tolta, come quelle copertine che i bambini si portano dietro.
E mentre lo osservavo pensavo che quel ragazzo aveva sbagliato posto. Che ci faceva a una selezione per una competizione canora ‘all’ultimo sangue’?
Poi ha aperto bocca e ha cantato ‘Uomini semplici’ con una voce che, come disse Nesli due anni dopo, ‘taglia l’aria’. Per sua scelta e rischiando molto Marco cantò ‘sotto mentite spoglie’ al minimo delle sue possibilità, senza mai un acuto che fece invece scoprire col tempo, come confermarono Facchinetti e Carcano qualche mese dopo.
Il severissimo Morgan disse solo una frase a quel ragazzo che si stava smangiucchiando le unghie davanti a lui, stretto nelle sue spalle, ‘io penso che tu sei l’unico ad averci dato un po’ di tormento’.
Io ero già fan, lo ero dal primo attimo in cui l’avevo visto, questo ragazzo (usando sempre aggettivi in prestito, in questo caso da Paolo Giordano) ‘scombiccherato e talentuoso’.
Subito notarono che lui sul palco si trasformava. Gli chiesero cosa accadeva di preciso, e lui rispose soltanto che ‘partiva la musica’ e lui si trovava in un altro pianeta, ’Iperuranio’, in cui davvero non si vergognava di niente e avrebbe potuto fare qualsiasi cosa.
Però col tempo abbiamo scoperto che lui non si riguarda mai, perché non si riconosce, si fa paura, e poi è molto critico con se stesso, implacabile. Un giorno raccontò che appena finito di vedere il DVD del tour aveva scagliato un cuscino contro il pc. Eppure gli stessi temibili critici guardando il DVD lo elogiarono per la voce, per i pezzi, per la grinta sul palco e per una cosa che possiede a sacchi e che è quella che stregò me appena lo vidi, non la compri e si chiama ‘carisma’.
E’ facile che si crei con lui una vera e propria ‘simbiosi’, tu lo guardi esibirsi e sai che tanto più ci metterà dentro di sé, tanto più spossato ed emotivamente scosso lo vedrai alla fine, piccolo su quel palco che fino a pochi secondi prima s’era mangiato.
E’ una persona estremamente riservata e purtroppo in un paese come il nostro voler essere fuori dal gossip, voler essere valutato solo per il proprio lavoro è una grave colpa. Lo è anche per alcune fans esagitate che lo seguono ovunque, gli fanno gli appostamenti fuori dallo studio, urlano ‘sei bellissimo’ ai concerti (mamma mia quanto si dispiace quando le sente!).
Perché a lui interessa prima di tutto il suo lavoro, anche se è narciso all’ennesima potenza e come dice spesso ‘ha tutti i difetti e un solo pregio: saperlo’.
Colpisce proprio per tutti questi suoi lati, è molto profondo e maturo per la sua età ma anche un cazzaro, sembra che comunichi molto parlando sul palco ma poi ti accorgi che il più glielo leggi negli occhi, è coraggioso ma deve correre in bagno prima dei concerti, è solare ma riflessivo, onesto e trasparente ma paraculo, generoso ed egoista, gentile, elegante ma stronzo, educatissimo ed assolutamente genuino.
Però per lui come per tutti ci sono fans e fans, e alcuni passano decisamente il limite.
Come quelli che pensano di avere il diritto di decidere quale dovrà essere il suo percorso e come dovrebbe cantare.
Lui lo sa che cantando in un determinato modo potrebbe avere un successo molto più grande, perché chi ‘esagera’ non viene mai visto di buon grado dai non appassionati del genere. Eppure lui si sente di cantare così, non può che cantare così, e canta così.
Magari in futuro sarà diverso, lui non è mai uguale, poi la musica che ascolterà, i suoi gusti che si affineranno, anche la voce nel tempo cambierà, chissà tutte queste cose dove lo porteranno.
Non so se lo penso solo io perché sono fan, so che lo pensano anche critici che non dovrebbero esserlo, ma in Italia un artista così eclettico, creativo, con la necessità di esprimersi su così tanti fronti e con mezzi così diversi, così istrionico, è cosa rara.
E comprendo perfettamente che con lui non ci siano mezze misure, o lo si ama molto o lo si odia terribilmente, è ‘troppo’ per poter suscitare qualche cosa che assomigli vagamente a una via di mezzo.
Troppo bravo o troppo insopportabile.
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