Ho notato che esiste una pagina ufficiale dedicata alla Sacra Sindone su Facebook.
Pare che abbia rifiutato l’amicizia di un certo Giuda.
apr 13 2010
Ho notato che esiste una pagina ufficiale dedicata alla Sacra Sindone su Facebook.
Pare che abbia rifiutato l’amicizia di un certo Giuda.
ott 23 2009
Il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” è stato chiuso ha cambiato nome da poche ore (con un piu’ soft “Berlusconi, ora che abbiamo la tua attenzione…RISPONDI ALLE NOSTRE DOMANDE”). Ma nel frattempo sono nati altri gruppi su Facebook con il precendente nome, alcuni contano gia’ centinaia di iscritti. Visto che i media se ne sono occupati a lungo, ora scatta lo spirito di emulazione, per lo piu’ fatto da giovani che si vogliono fare notare. Io mi trovo d’accordo (pur non essendo Berlusconiano) con la decisione presa dal Viminale, visto che il titolo è da censurare, ed esistono altri metodi per indirizzare la propria protesta. Pochi sanno che quello che facciamo online è esattamente come quello che facciamo offline, e comporta le stesse responsabilità (in questo caso penali).
Una volta tanto, questo blog è solidale con Silvio Berlusconi. E con tutti gli altri personaggi pubblici che sono finiti nei gruppi “Uccidiamo”. Che siano di destra, sinistra o centro.
ott 28 2008
Su Internet c’é chi protesta contro la protesta nelle università. Sulle pagine di Facebook sono apparsi commenti arrabbiati che denunciano l’impedimento ad esercitare il diritto allo studio. Una contro protesta che ,secondo quanto si legge online, approderà questa settimana negli atenei in ordine sparso con volantinaggi e manifestazioni. In pochi giorni gruppi come “Io voglio studiare”, “Occupate casa vostra”, “Diciamo no al blocco delle lezioni”, “Basta con le occupazioni” sono presi d’assalto su facebook da chi non vuole sospendere le lezioni, da chi è preoccupato a non riuscire a laurearsi in tempo e a dover pagare altre tasse. Insomma su Facebook si è aperto uno spazio di produzione di notizie tipico del Web 2.0 che ha già tutte le potenzialità per fare cultura convergente, ovvero quella dinamica di comunicazione dal basso che nasce dalla rete, viene citata dai grandi media e per questo diventa egemone. Perchè parla il linguaggio della quotidianità, di lì infatti nasce, con gli strumenti amplificatori del messaggio dei grandi media. Rispetto ai colleghi che protestano contro la Gelmini, gli studenti di centrodestra hanno una grande chance in più: i media dominanti, quasi tutti controllati da Berlusconi, non aspettano altro che di citarli per rappresentare la spontaneità della protesta contro chi contesta la Gelmini. E non solo: per dovere di completezza di informazione anche i media contrari a Berlusconi saranno costretti a citare questi studenti. Ecco quindi un serio e potente antidoto alla protesta dal basso come quella originata dalla finta vendita dell’università. Un antidoto radicato in basso e strutturato a rete. Proprio come l’avversario che vuole combattere. Ma che, rispetto a chi protesta contro la Gelmini, ha il vantaggio di poter entrare nei grandi circuiti della comunicazione per diventare linguaggio egemone rappresentato come spontaneo. Non è affatto da scartare l’ipotesi che esperti di social networking del centro destra si siano messi all’opera. Non dimentichiamo che la campagna elettorale di Alemmanno è stata sostanzialmente vinta da questi specialisti. Nè sottovalutiamo l’ipotesi che, da qualche parte dentro Mediaset, qualche creativo del Biscione si sia sentito troppo debole su Internet nella campagna a favore del presidente del consiglio. Ma non dimentichiamo anche che l’elettorato giovane di centrodestra usa massicciamente qualsiasi strumento del Web 2.0 comprese tutte le forme di smascheramento e deturnamento della notizia usate dagli studenti di centrosinistra. La differenza tra questi due gruppi sociali è qui oramai solo nei contenuti della comunicazione non nella forma. In questo modo il centrodestra accompagna una strategia a quella già praticata in questi giorni del Flak. Il Flak, nel linguaggio della teoria della comunicazione, è l’uso sistematico di citazioni e rappresentazioni dell’avversario per screditarlo. Per cui i media in questi giorni, dopo la campagna sui dipendenti pubblici fannulloni (classico uso Flak della rappresentazione di un gruppo sociale), è toccato agli studenti “che sono disinformati” infiltrati da “facinorosi” che “si sono illusi di avere un futuro dopo aver sbagliato facoltà”.
ott 21 2008
A dettare il trend, come spesso accade, sono state le star. A partire da Pamela Anderson, il cui video bollente delle prime notti di nozze con Tommy Lee finì sul web dieci anni fa, passando per Paris Hilton (almeno due i casi, il più “antico” e famoso dei quali fu un video hard girato con l’ex fidanzato Rick Salomon che nel 2004, col titolo “One night in Paris”, mandò in tilt la rete), Cameron Diaz e Britney Spears. Ma ora l’idea di mettere su internet foto o video a luci rosse del proprio ex – il cosiddetto “revenge porn”, o “vendetta porno” – sta assumendo dimensioni preoccupanti. Tanto che negli Stati Uniti si inizia a pensare di istituire un reato ad hoc. Uno dei casi più recenti è quello di Jared Wolny, 24 anni, e Tessa Komer, 21, due ragazzi dell’Università della Georgia. Dopo una storia lampo, iniziata su internet e culminata in un anello di fidanzamento, la rottura ha spinto Jared a infilarsi nella pagina di Facebook dell’ex ragazza. Per metterci delle foto (della ex), ovviamente senza veli. Jared è stato arrestato a maggio, rilasciato su cauzione, e ora aspetta il processo. Meglio è andata a David Feltmeyer, 34enne di Chesterfield, Virginia: indagato per aver masterizzato su dvd un video a luci rosse della sua ex, e averne distribuite delle copie gratuite con tanto di nome, indirizzo e numero di telefono (sempre dell’ex), se l’è cavata con 90 giorni (sospesi dalla condizionale), grazie a una difesa che spiegava che “questo non è un reato, è solo uno scherzo”.
Come difendersi? La prima cosa da fare è, ovviamente, evitare di girare video o farsi scattare foto porno. Il revenge porn è come una malattia sessualmente trasmissibile: succede solo quando si mescolano sesso e irresponsabilità.
apr 05 2010
Berlusconi arriva su Facebook
Con “l’arrivo di Berlusconi su Facebook” – francamente anche tardivo e ancora “mediato” dal Giornale – comincia una stagione interessante anche per i “termini d’uso” e la sgangherata governance “automatica” del social network. Visto che centinaia di persone si son viste disabilitate o sospese per vaghissime infrazioni, mai chiare, mai spiegate, su loro affermazioni, cosa succede se un Primo ministro insulta – solo un esempio, di certo non accadrà – i magistrati? O se i suoi commentatori dicono cose di fuoco sui loro avversari politici.
Sarebbe interessante sapere se dalle parti di Zuckerberg si decideranno a dare regole chiare e rispettare le leggi sulla libertà d’espressione o se riserveranno una corsia preferenziale e protetta ai potenti. Interessante saperlo, ma forse gliel’avranno già spiegato al telefono, visti i rapporti dopo il caso Tartaglia.
(Via Scene Digitali)
Tags: commenti, facebook, il giornale, insulti, libertà d’espressione, magistrati, silvio berlusconi, social network, tartaglia, termini d'uso, Zuckerberg
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