gen 19 2010

Google denunciato per video combattimenti animali

Categoria: Animali,denunce,google,milano,Penellate orribili,vergognaGraziano @ 00:35

Il presidente nazionale di AIDAA Lorenzo Croce ha presentato  una denuncia alla procura della repubblica di Milano contro il motore di ricerca Google accusato della diffusione di video contenenti combattimenti clandestini di cani e di altri animali. Secondo la legge italiana il combattimento tra cani è un reato penale che rientra nel maltrattamento di animali ed è regolamentato dall’articolo 544 quinques del codice penale cosi come modificato dalla legge 189/2002 che recita testualmente: “(Divieto di combattimenti tra animali). -Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro.
La pena è aumentata da un terzo alla metà:
1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone armate;
2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;
3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei combattimenti o delle competizioni.
Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.
Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. “
AIDAA nell’esposto  chiede alla procura di Milano di ordinare l’immediato oscuramento delle pagine del sito di google dove sono contenuti i filmati dei combattimenti tra cani ed altri animali ( http://video.google.com/videoplay?docid=5188706347751483991#) anche perchè tali filmati sono facilmente scaricabili da minori e comunque contengono immagini di azioni che in Italia sono considerati reati penali punibili con il carcere.
“E’ inconcepibile che un’importante motore di ricerca come google abbia nella sua sezione video delle immagini di azioni che in Italia sono considerati reati penali punibili con il carcere- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA e firmatario dell’esposto- siamo certi che Google non aspetterà la decisione della procura ma che da solo oscurerà queste pagine contenenti filmati di una violenza inaudita”.

Per info 3926552051-3478883546

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set 23 2008

Lehman, a rischio 40mila risparmiatori italiani

Categoria: Senza categoriaGraziano @ 15:29

Il crac della banca d’affari americana Lehman Brothers tocca anche i risparmiatori italiani. Quarantamila per l’esattezza, secondo la stima del Codacons, “rischiano seriamente di perdere le somme investite”. “A preoccupare non è solo l’esposizione diretta di banche e assicurazioni italiane che hanno acquistato azioni e obbligazioni del colosso americano, spiega l’associazione dei consumatori, ma è soprattutto il numero dei clienti che hanno nei portafogli bond, prodotti strutturati e polizze ndex linked legati alla banca americana. Quarantamila cittadini che rischiano di veder bruciati oltre un miliardo di euro investiti”. Il Codacons presenterà una denuncia penale e una class action contro banche e società di rating, dato che la Lehman era da tempo considerata a rischio per gli investimenti. Intanto autori ed editori Siae stanno valutando iniziative legali contro i componenti del CdA dell’ente che nel 2003 decisero di investire 40 milioni di euro nella Lehman Brothers, con il voto favorevole di un consigliere che, come rivelò Dagospia, aveva un cugino che lavorava come dirigente presso l’istituto di credito. Vicenda sulla quale attualmente indaga la Procura di Roma.

Certo che per molti la vedo dura. Pensate a quei piccoli risparmiatori che si potrebbero trovare sul lastrico per colpa di banche che hanno piazzato titoli pericolosi. Ma alla fine ci perdono sempre i cittadini, è un classico italiano.

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