Non è un Paese per vecchi, o forse sì?
Volendo fare una rapida carrellata e andando a scartabellare nell’offerta di programmi mattutini, di metà pomeriggio, del pomeriggio inoltrato e serali delle reti Rai e Mediaset, non si può far a meno di notare quanti di essi si affidino a vecchie glorie della nostra canzone per attirare davanti al video il maggior numero possibile di utenti sensibili al richiamo del “nazional-popolare”. Fra i personaggi che riemergono praticamente in ogni dove, una menzione speciale va alla sorprendente capacità di saltare da un canale all’altro, più velocemente di Figaro, alle prese con parrucche e forbici nel “Presto prestissimo”, di Al Bano Carrisi, con un presenzialismo spinto alle estreme conseguenze, dallo spettacolo musicale in onore di Padre Pio, alla giuria di “Baila”, a qualsiasi Talk Show mondano ancora in programmazione, senza risparmiarsi. Meno onnipresente, ma ugualmente sempre sulla breccia anche Zia Orietta (Berti), con il suo aspetto casereccio e tondeggiante da tranquilla massaia della porta accanto assai adusata all’arte di stendere i tortellini col mattarello, riuscita a conquistare una poltroncina fissa settimanale nella giuria di “Ti lascio una canzone”. Altri nomi di abbonati all’angolo-revival di trasmissioni che cavalcano l’onda della nostalgia dei telespettatori? I sempiterni e redivivi Bobby Solo, Little Tony, Peppino di Capri, Mal, Dik Dik, Nomadi, Patty Pravo (per gli under 35 o per chi non la conoscesse una specie di Morgan “ante litteram” in gonnella similmente cultrice di varie abitudini trasgressive, comprese quelle che “nuocciono gravemente alla salute”, beninteso che non si sta parlando del pacchetto di Marlboro, tuttavia, da parte di lei, almeno, senza la necessità impellente di reclamizzarle fra il pubblico) e poi Marcella, Spagna, la Cinguetti, Leali ecc. Se comunque appaiono ancora e sono richiesti è segno che la gente a casa li segue e che laddove intervengono in qualità di ospiti, le trasmissioni sono premiate da un’audience confortante, tenendo conto che oggi non si può prescindere da questi parametri di valutazione e calcolo.
Su tutti svetta Massimo Ranieri, che sabato scorso si è beccato una “standing ovation” da parte di un pubblico calorosissimo, per meno di 5 minuti di diretta da Antonella Clerici a “Ti lascio una canzone” nel corso dei quali, collegato attraverso uno schermo panoramico, ha annunciato l’uscita del suo imminente lavoro eduardiano in tv e ha incoraggiato il piccolo interprete che si doveva cimentare con “Erba di casa mia” (meglio chiarire il termine “erba”, viste le associazioni che suggerirebbe, coi tempi che corrono, trattasi di amori adolescenziali consumati in un prato).
Di tendenza opposta, il fenomeno riportato ultimamente da qualche Profeta di sventure sulle pagine dei giornali o blog a proposito dei ragazzi usciti in questi anni dai Talent Show, che, almeno teoricamente, dovrebbero costituire, in parte, il cosiddetto “ricambio generazionale” dei precedenti, si è parlato di diminuita richiesta di alcuni a livello mediatico e consensi più tiepidi riservati, in generale, ai loro recenti prodotti discografici, da Marco Carta a Valerio Scanu a Marco Mengoni, alla Amoroso (l’ultimo singolo pare non sia spettacolare) a Emma (l’album non ha fatto il botto come quello sanremese mesi fa) a Noemi (il cd uscito quest’anno si è rivelato deludente sul piano delle vendite) a Virginio Simonelli a P.Davide Carone e altri, nessuno sfugge al quadro impietoso tracciato, è il caso di dar retta a tali voci precocemente “allarmistiche”?
Non vogliamo essere pessimisti, abbiamo sotto gli occhi una “longevità” artistica di tanti personaggi di ieri citati, che sta a dimostrare che è possibile durare nel tempo e proiettarsi molto in là nel futuro, esiste una formula magica perché ciò avvenga? Sicuramente no, potrei dire diventare familiari, entrare “nel cuore” della gente, essere immediati, ma non solo, c’è sicuramente molto di più, spero che i giovani, ex talent e no, che hanno intrapreso il loro stesso difficile cammino, sappiano trovare anch’essi il modo di entrare (e di restarci permanentemente) nelle case e nel “quotidiano” del loro pubblico, attraverso un semplice schermo con uguale successo.
Vi pongo una domanda aperta, come si dice a scuola, che equivale a quella dove si può trattare un argomento a piacere: “Come si può conquistare larghe fasce di pubblico, costruendosi una solida carriera nel mondo dello spettacolo e soprattutto come riuscire a piacergli?”



