I Kasabian raccontano il nuovo album ‘For Crying Out Loud!’: «Un disco rock positivo da cantare a squarciagola»

God Save the Guitar Music. Sembra essere questo il nodo centrale del nuovo album dei Kasabian, For Crying Out Loud!, in uscita il 5 maggio per Sony Music è frutto di sei mesi di intensa scrittura. Le dodici tracce che ne sono nate suonano come un rincorrersi di suoni tra il rock, il punk e il funk su trame di melodie orecchiabili del miglior pop inglese.

Protagoniste di questa carrellata musicale sono le chitarre, usate da Serge Pizzorno per regalare il giusto battito all’album in un’atmosfera positiva in cui trovano spazio anche un certo tono ironico se non propriamente goliardico. Via orpelli non necessari, niente fronzoli sonori che rischierebbero di essere sovrabbondanti, al bando la ricerca del ritornello perfetto ma troppo studiato. L’attenzione è stata, invece, tutta rivolta alla scrittura creativa, quella più ispirata e insieme spontanea, che è stata il cuore pulsante da cui ha preso forma il progetto.

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Le atmosfere vintage che emergono all’ascolto hanno subito una bella spolverata grazie agli innesti sonori che fanno incontrare Beatles e Beastie Boys, Justice e Nirvana secondo un gusto riconoscibile che è la firma dei Kasabian. E se tutti, ormai hanno detto la loro su un mondo che pare andare a rotoli, tanto vale cantarci sopra e farlo, soprattutto, con quella vibrante energia positiva giusta For Crying Out Loud!

Tempo di nuovo album: con quale spirito è nato questo nuovo progetto?
L’obiettivo era quello di fare un disco che facesse stare bene chi l’ascolta. For Crying Out Loud è un album più sereno e molto felice, pieno di speranza e positività con canzoni che hanno una struttura classica per raccontare una storia. In passato abbiamo parlato parecchio di attualità, ma questo tipo di atteggiamento è comune a tanti artisti. Il nostro contributo ora è stato portare, invece, gioia – c’è né poca in Europa in questo momento – con un bel disco rock positivo.

E come avete lavorato per costruire il disco?
L’album è fondamentalmente costruito su influenze Anni Settanta che ne hanno influenzato le sonorità. Tre sono gli elementi fondamentali: il classic rock, il post punk e la musica disco, tutti chiaramente reinterpretati alla nostra maniera per renderli moderni. Non c’è nessun genere musicale che ci spaventi in generale e l’ispirazione arriva da qualsiasi cosa. Una volta dicevo sempre ‘Questa è una canzone pop e poi c’è questo coso che invece non c’entra niente’; ora invece ho pensato: ‘No, stavolta non lo faccio’. È stata molto dura!

Anche sul piano musicale, rispetto all’album precedente questo lavoro segna una transizione dalle atmosfere elettroniche a una maggiore presenza di suoni live come quello delle chitarre: da dove nasce questa scelta musicale?
È stato qualcosa di istintivo, anche se in verità le chitarre ci sono sempre state nella nostra musica anche perché siamo nati come guitar band. Se vogliamo, ecco, con questo disco siamo tornati alle nostre radici ed è stato tutto molto naturale, con i brani nati alla chitarra nel giro di sei settimane, eccetto due pezzi nati verso la fine dell’anno e aggiunti poi alla tracklist.

Ci sono stati degli ascolti in particolare che vi hanno accompagnato in questo periodo?
Beh, tra gli artisti che amiamo ascoltare di più e che hanno influenzato anche For Crying Out Loud! ci sono T.Rex, Stooges, Sex Pistols, Talking Heads, Ramones, Blondie, in generale il periodo d’oro della psichedelia mentre la struttura dei brani ha l’impronta motown con tre minuti e mezzo in cui raccontare una storia.

In che modo, invece, l’elemento ironico entra nella vostra musica?
Abbiamo sempre avuto un certo senso dell’umorismo, ma forse in questo disco ci siamo più divertiti proprio a livello di scrittura e per questo motivo emerge maggiormente. Personalmente, mi sono divertito di più con i testi e sono stato anche più sincero; il linguaggio è assolutamente il nostro, siamo proprio noi e volgiamo dare il benvenuto alle persone accogliendole nel nostro mondo, a partire dalla copertina. E poi siamo inglesi, scherziamo su tutto!

E a proposito di ironia, ci raccontate proprio come sono nati il titolo e la cover?
“For Crying Out Loud” è un modo di dire antiquato, un’esclamazione del genere “accidenti!”; me lo dicevano sempre i miei nonni prima di darmi uno scappellotto! Una volta scritto questo titolo, ci è sembrato bello con il suo doppio significato: ‘cry’ significa sia piangere sia urlare quindi era perfetto per indicare quella musica che viene dal cuore e da cantare a squarciagola, con tutto il cuore. E in copertina abbiamo scelto di mettere il nostro tecnico delle chitarre, viene in tour con noi: lavora con noi da quindici anni e oggi ha il suo momento di gloria!

Invece, come è nato il primo singolo You’re In Love With A Psycho?
È una canzone nella canzone, in cui un po’ tutti possono immedesimarsi: il brano è d’amore ma racconta anche come, in ogni rapporto, ci sia un momento in cui si arriva a fare una follia. Qui psycho non va inteso letteralmente, non è come Norman Bates nella scena della doccia. È più come quando qualcuno ti racconta di una sua relazione passata e ti dice: ‘Sai che ti dico? Quella lì era fuori di testa…’ In realtà, l’amore stesso è qualcosa che trasfigura, quindi c’è sempre una dose di pazzia nell’amore. E tutti siamo un po’ psycho.

 Lo streaming, Spotify e la tipologia di ascolti di oggi ha cambiato il vostro modo di pensare gli album?
Forse avrebbe dovuto ma in realtà, no. Secondo noi fare dischi è una forma d’arte da prendere nel suo insieme e, pensandoci, gli album che hanno cambiato la mia vita sono lavori interi piuttosto che singoli. Il disco è qualcosa che deve rimanere con te e, quando lo ascolti, ricordi esattamente in che momento della tua vita eri e in che fase della carriera si trovava anche la band che stai ascoltando. La musica di oggi, quella che conquista le classifiche, viene scritta durante riunioni con dodici autori che scrivono a tavolino… quel tipo di musica finisce per perdere cuore e anima, mentre questo nostro disco è vero, sentito, per questo potente. È il cuore che conta.

Sarete in tour in tutta Europa, Italia compresa: che tipo di pubblico incontrate nei vari Paesi?
È strano, non sai mai cosa aspettarti. In Italia è buffo, per esempio, sentire il pubblico che cerca di cantare in inglese ma con il suo accento: è straordinariamente fantastico! Ed è curioso anche qui da voi siamo famosi per la ballad Goodbye Kiss eppure siamo una rock band. Siamo imprevedibili!

Siete definiti una delle ultime rock band: come vi fa sentire questo?
È un onore, siamo sopravvissuti per l’estinzione degli altri, che sono fossili ormai: siamo forti, no?

In merito alla prossima tournée, i Kasabian sono attesi live in Italia venerdì 3 novembre al Mediolanum Forum di Assago (Milano) e i biglietti sono disponibili in prevendita tramite il circuito TicketOne. Info: Indipendente concerti.

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