Risorsa e veleno, Giorgia racconta il suo ‘Oronero’: «Ho messo la parola al servizio della melodia, con tanto desiderio di verità»

Oronero: Giorgia sceglie un titolo semplice ma dal contenuto corposo per il suo nuovo album, progetto che cementifica la collaborazione con il produttore Michele Canova. È, questo, il disco d’inediti numero dieci per una delle voci più belle d’Italia – e non solo – e ascoltarla da vicino è qualcosa di incantevole. Un dono prezioso.

La grazia, la simpatia e la consapevolezza che Giorgia comunica vanno al di là di qualsiasi frase fatta sull’essere artista e sono l’autentica testimonianza di un’anima femminile che ha saputo rafforzarsi e farsi le ossa prima di tutto nella propria pelle. Un percorso di costruzione e piena scoperta di sé che anche le quindici tracce di Oronero raccontano su melodie travolgenti, tra elettronica e acustica, attraverso le quali i testi arrivano come riflessioni folgoranti.

album_oronero giorgia

Giorgia non fa parte di quella categoria di persone che amano proclami fatti a gran voce o manifesti a caratteri cubitali; la sua storia e i suoi messaggi arrivano cristallini con quell’eleganza sincera che o la si ha o suona affettata se non genuina. E la sua è più che mai spontanea. Proprio come lei.

Scrittura matura e voce senza pari, con Oronero l’artista romana sceglie di portare in primo piano la dimensione dell’umanità, declinata sia nella sua natura singolare come rapporto sentimentale sia come visione totale che abbraccia il rispetto per gli altri, per la Terra e per le risorse ci sono donate.

Oronero è il tuo nuovo album e arriva a tre anni dal precedente Senza Paura: come hai lavorato a questo progetto?
Mi sono presa il tempo necessario per questo disco e ho scritto con molto desiderio di verità, in modo diretto, mettendo pace tra la Giorgia cantante romana e la Giorgia autrice. Le parole sono al servizio della melodia, la parte che scrive al servizio di quella che canta. Ho cercato di raccontare la mia visione di questo tempo, da quartancinquenne, lavorando anche molto sul suono e cercando di essere molto rigorosa e organizzata, cosa che non mi appartiene molto, divisa tra i vari impegni con la famiglia e con il lavoro.

Nei testi affronti sia esperienze legate al sentimento sia tematiche sociali e ambientali: quali sono i binari su cui viaggia questo album?
Mentre lavoravo succedevano tante cose, dagli attentati al Bataclan alla scomparsa di Pino Daniele, e vivevo insieme alla collettività quest’angoscia, rendendomi conto insieme agli altri della difficoltà di questo tempo. Ho cercato di mettere anche quest’atmosfera nelle canzoni, sempre però, come è nella mia natura: regalando uno spiraglio di speranza e fede nell’essere umano. Ho veramente fiducia che, giunti a un certo livello, si possa sterzare verso altre strade. Forse è il momento di capire che c’è anche altro per andare avanti senza autodistruggerci. E la musica, in questo, sa arrivare all’essenza, all’anima che vibra.

Ph. Credit: Eolo Perfido

Ph. Credit: Eolo Perfido

In diverse tracce racconti una presa di coscienza (in Credo la chiami risveglio) che richiede lavoro su se stessi e un tempo che, troppo spesso, la frenesia non concede. Quanto, invece, sarebbe prezioso per ricostruire anche i rapporti umani?
Secondo me, la risposta al malessere, alle difficoltà e al farsi del male reciproco potrebbe essere il ritorno a sé, ovvero guardarsi dentro e rispettarsi di più, portando poi anche fuori di sé quella stessa attitudine. D’altra parte, ci si scontra con tanti problemi esterni – dalla disoccupazione al mutuo da pagare ogni mese – e alla fine il tempo per guardarsi tempo diventa sempre più difficile da trovare. Credo, però, che sia un fatto di abitudine: nessuno ci ha abituato a considerare la parte interiore. Prevale sempre il fare, ma l’essere umano ha in sé una parte meravigliosa, quella che sente e percepisce anche ciò che non si vede; deve essere allenata, ne avremmo beneficio. Perché il cambiamento vero è nel sé, parte dal singolo individuo e si ripercuote a livello universale perché siamo parte di un tutto. Siamo soli ma insieme agli altri.

Ma è possibile trovare se stessi in un mondo tanto estroverso (vedi i social) e poco orientato a guardarsi dentro?
È anche questo l’oronero. I social rappresentano la possibilità di entrare in contatto con gli altri con estrema facilità e questa è una risorsa, ma dipende da come uno la vive. Se quel contatto è usato solo per massacrare gli altri ed esaltare se stessi diventa veleno e sta diventando quasi normale quest’attitudine. La stessa cosa avviene per il petrolio, che è una risorsa, ma per come viene usata è solo uno strumento di guerra e morte. È l’uso che ne fai a fare la differenza: quando il male diventa normale bisogna un po’ ribellarsi.

Proprio in merito alla ribellione, rispetto a Senza Paura questo disco è più arrabbiato: cosa è scattato in te?
Eh, adesso mi sono arrabbiata, perché non cambia mai niente! È da Ladra di vento che cerco il cambiamento, quando, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, sembrava che si potesse solo andare meglio e invece siamo bravi a perseverare nell’errore. Diciamo che ho imparato a difendermi anche nella mia vita personale. Agli attacchi rispondevo cercando sempre di capire l’altro, quasi giustificandolo: mo’ basta! Rispondo, mi arrabbio, protesto e questo almeno fa bene a me e al mio fegato, me lo devo. Quindi, è vero che c’è un po’ di rabbia ma c’è sempre anche lo spiraglio di speranza sempre aperto, soprattutto nelle difficoltà. Perché credo che una donna abbia proprio dentro di sé proprio questa sensibilità nel guardare alle cose.

Che cos’è, allora, l’oronero di cui parli nel titolo?
Mi piaceva usare oronero anche per il richiamo al petrolio, perché sono una che soffre per la distruzione della natura e del Pianeta. Inoltre, a livello generale, mi piaceva utilizzare il concetto di oronero in riferimento a una cosa bella ma rovinata nel modo di usarla e portarlo come similitudine sul piano del rapporto umano. Come il petrolio è una risorsa che oggi è utilizzata per arricchirsi, così anche una relazione può diventare mero strumento per riempire un vuoto di esistenza e non essere uno scambio equo. Una relazione del genere non ha più senso, diventa un massacro sterile e inutile. Oro e nero mi parevano due parole che riassumevano bene sia il concetto ecologico sia quello relazionale. E a me personalmente spaventa più l’oro: è quella la parte più pericolosa.

Firmi dieci canzoni su quindici…
È stato naturale, ne avevo l’esigenza perché mai come in questo momento ho fatto pace con la parte che canta. Scrivo fin dal primo album, ma in passato ho sofferto del fatto che nessuno se ne accorgesse e cercavo un riconoscimento anche autorale, perché volevo avere un ruolo nel tutto. Crescendo, il fatto che ciò venisse riconosciuto o meno ha perso importanza e ha assunto importanza la sostanza, quello che senti e quanto riesci a esprimerlo con verità. Anzitutto per te stessa. Per l’album mi sono anche arrivate molte canzoni in inglese ed è stato divertente, anche se difficile, riprodurre il suono straniero – che facilmente si adatta alla melodia – con la ricchezza dell’italiano. E poi ci sono due canzoni non mie, scritte da Tony Maiello e Pacifico: le ho scelte perché mi risuonavano dentro e in entrambe ho trovato linee che davvero sembravano parte della mia vita.

Ci sono vari punti nei tuoi testi in cui emerge un confronto sempre delicato, quello con la gente, i giudizi e i pregiudizi: si impara ad affrontarli?
Il pregiudizio è proprio pericoloso perché non fa vedere la realtà, mentre il giudizio fa parte dell’esporsi ed è anche un modo per verificare quanto credi a quello che dici o fai. L’importante è che sia costruttivo e non pura violenza. Io, già da piccola, vivevo malissimo il giudizio e per anni ho fatto le cose andandogli incontro cercando di soddisfare gli altri; ma anche il giudizio positivo non era abbastanza per sentirmi sicura. Poi mi sono resa conto che se non vale quello positivo non deve valere neanche quello negativo o devono valere alla pari; anzi, ho imparato che, soprattutto quando fai qualcosa di creativo che esprime te stesso, pensare al giudizio è già mentirsi. Al contrario, più si è sinceri con se stessi più si capiscono anche i giudizi, bisogna prendersi i rischi del caso. Poi ci sono persone molto sensibili, non schermate, che finiscono frantumate dal giudizio ma non è quella la verità. Bisogna lavorare su quello in cui si crede per essere pronti ad affrontare un giudizio, positivo o negativo che sia.

Ph. Credit: Eolo Perfido

Ph. Credit: Eolo Perfido

Nel disco precedente erano presenti ben duetti, tra l’altro internazionali con testi in italiano e inglese. Questa volta, invece, ci sei solo tu: è stata una scelta o semplicemente non è arrivato il duetto giusto?
Non è stata una scelta, perché in realtà all’inizio del disco ho chiesto a Sony di mobilitarsi per cercare una collaborazione, italiana o internazionale. Guardando al panorama italiano, però, erano tutti più o meno impegnati con progetti propri e un duetto deve nascere da un incontro, con il pezzo giusto. Fino all’ultimo ho creduto che si potesse fare ma non si è incastrato il lavoro e quando ho visto che non si è concretizzato ho pensato che, visto che ci ho messo la faccia (anche in copertina), voleva dire che doveva andare così.

Questo album conferma il gemellaggio artistico con Michele Canova: come avete lavorato sui suoni di Oronero?
Ci siamo visti la prima volta quando ancora non avevamo niente di scritto per l’album ma già eravamo d’accordo sul recuperare l’elettronica compatta delle ritmiche di Dietro le apparenze, che amo perché mi riporta all’r’n’b anni Ottanta e primi Novanta con cui ho iniziato. Poi Michele ha quel suono molto internazionale che volevo e che ha messo aggiungendo anche altro, senza preoccuparsi dei stare entro i limiti del pop e della commerciabilità. Per esempio, l’arrangiamento di Come acrobati – secondo me il più bello dell’album – è al di fuori di ogni canone e ha liberato tutta la creatività come si fa anche dal vivo. I pezzi nel disco sono molto diversi tra loro ma la coerenza è data proprio dal suono generale, come se ogni pezzo fosse collegato all’altro.

Ascoltando le tracce la componente elettronica e quella acustica, suonata, sono sempre ben dosate fino a che l’electro prorompe in Regina di notte, che suona come pezzo da club: come è nata?
Sembra il continuo de La mia stanza, brano che porta in superficie la mia parte da discoteca. L’ho scoperta da trentenne, ma ne sono molto fiera, perché quando la porto live è molto divertente: mi rende proprio felice. Tra l’altro i co-autori del brano hanno scritto per Whitney Houston (sono Allan Rich e Jud Friedman, ndr) e nel testo c’è anche una citazione a Queen of the Night. Il pezzo è nato su una base di Canova, arrivata praticamente incomprensibile; è stata poi rielaborata con una linea melodica dai due musicisti e anche io sono intervenuta ulteriormente. Da cantare è divertentissima: sul palco sarà da fiatone!

A proposito di palco… torneresti a Sanremo?
Non in gara, è troppo tosta quella settimana! Poi ho già primo, secondo e terzo posto come Nilla Pizzi: perché rovinare questa bellissima rosa di premi? (sorride, ndr) Seriamente, per me Sanremo è Pippo Baudo e appartengo a quella storia. Ma se Carlo Conti mi invitasse come ospite andrei di corsa anche perché quel palco è sempre una bella prova, emotivamente magica.

Hai annunciato un nuovo tour, a marzo 2017: cosa hai in serbo per il pubblico?
Sarò in tour nei palazzetti da fine marzo e per tutto il mese di aprile 2017, con quasi venti date. Così potrò andare anche in città in cui non mi esibisco da tempo, come Bari e Genova. Confesso che sono già in crisi per la scaletta, sarà la cosa più difficile da decidere. Metterò insieme pezzi più vecchi e brani nuovi, per mediare con i gusti del pubblico storico e con quelli dei più giovani. Ci sarà un po’ di tutto, con anche qualche cover. Mi piacciono sempre tanto e, prima o poi, devo riuscire a fare un disco di sole cover: sarebbe però un triplo album per inserire tutte le canzoni che amo!

Questa la tracklist di Oronero: 1. Oronero, 2. Danza, 3. Scelgo ancora te, 4. Credo, 5. Per non pensarti, 6. Vanità, 7. Posso farcela, 8. Come acrobati, 9. Mutevole, 10. Tolto e dato, 11. Amore quanto basta, 12. Sempre si cambia, 13. Grande maestro, 14. Regina di notte, 15. Non fa niente.