La panacea di Boosta: «‘La stanza intelligente’ è il mio test di metà percorso. Ho preso fiato, con onestà»

Come ogni ricetta che si rispetti, Boosta presenta quella de La stanza intelligente – il suo primo album da solista in uscita il 28 ottobre per Sony Music – partendo da tutto ciò che serve per cucinare suoni e testi in un piatto ricercato, raffinato, bello da guardare e gustare, ma nell’insieme leggero, di quella leggerezza che apre stomaco, mente e cuore a un ascolto con tutti i sensi.

E più che un manicaretto, questo disco vuole essere «una piccola medicina che lavora sull’osmosi degli elementi alla base di ogni sentimento». Gli ingredienti sono: 5%  ego cresciuto in ambiente controllato, 7% desiderio di stupire, 5% spore di ammiccamento frutto degli anni passati sul palco, 12% di letteratura divulgativa, 20% riconoscimento ed accrescimento delle proprie capacità di comunicazione a fronte di un abbattimento del tempo perso, 10% della mia musica preferita, 11% bisogno di strumenti suonati per davvero. A questa base aggiungere un 30% di impressioni personali ed elementi a piacere per decorare l’ascolto.

 

Cotti bene insieme questi elementi hanno dato vita a un progetto musicale che trasmette la sensazione di essere stato a lungo ragionato senza perdere, per questo, la spontaneità di quei pensieri subitanei su cui la riflessione finisce per addentrarsi. Prosciugato nell’elettronica fino ai minimi termini e, di contro, molto suonato, La stanza intelligente racconta un rifugio del sé e racconta fin dal titolo quel luogo ideale in cui è racchiusa metaforicamente la sua stessa ragion d’essere.cover album BOOSTA

Dalla titltrackil primo pezzo di questo lavoro, nato dopo aver abbandonato la linea elettronica e diventato la stella polare di tutto il disco») ai numerosi featuring che ne costituiscono l’ossatura – Malika Ayane, Marco Mengoni, Nek, Luca Carboni, Raf, Giuliano Palma, Cosmo, Briga, Enrico Ruggeri e Diodato –, il primo album da solista di Boosta suona come una lunga riflessione in cui perdersi è d’obbligo.

Partiamo dal titolo, La stanza intelligente: che cosa rappresenta questa stanza?
Il titolo è mutuato da un saggio di David Weinberger dell’editrice Codice in cui l’autore parla della super coscienza collettiva ai tempi di internet. Sostanzialmente, nel testo si sostiene come, anche nell’informazione, la somma dei singoli dia un risultato maggiore rispetto al numero effettivo. Quando lavoravo al disco mi è tornato in mente questo libro, di cui semplicemente ho mantenuto il concetto di stanza intelligente come ultimo barlume di spazio in cui chiudersi e raccogliere le proprie cose. Questo è un mondo estremamente veloce, arrogante, invasivo e per certi versi faticoso da vivere; ognuno deve avere la capacità di ritagliarsi un pezzo di vita col prossimo o dentro se stesso. Questa stanza, all’inizio del percorso, è pulita, come subito dopo un trasloco, e a mano a mano si riempie, sempre con il bisogno di aria per non diventare stantia. Mi pareva un titolo bellissimo per un disco che vuole raccontare qualcosa e, poi, fortunatamente ognuno può interpretare i testi con la propria sensibilità.

boosta

Come sono nati i pezzi dell’album?
Doveva essere inizialmente un disco doppio, ma mi è stato caldamente sconsigliato e ho dovuto levare una decina di pezzi, ma non è detto che non possa uscirne un secondo. Tutte le tracce di questo album sono nate nel periodo di scrittura, tranne La conversazione di noi due, un riff che mi piaceva tantissimo, ma non aveva trovato spazio in altri progetti. Era un chiodo fisso e me lo sono andato a ripescare da vecchi hard disk perché lo volevo assolutamente mettere e lo volevo cantare con Enrico Ruggeri. Era il brano perfetto.

Sono passati vent’anni dal debutto alla tastiera con i Subsonica: quanto è cresciuto Davide insieme a Boosta?
Davide, con Boosta, è cambiato tanto e probabilmente c’è anche stato uno scollamento a un certo punto. Non sono mai stati perfettamente coincidenti e proprio questo ha permesso quell’oscillazione che ha creato movimento e curiosità. Ho avuto – e ho – il privilegio di fare musica, vivendo della mia passione e negli anni mi sono tolto qualche soddisfazione. Non cambieremo il mondo con le nostre canzoni ma la curiosità mi ha consentito di avere qualcosa da raccontante. Davide e Boosta hanno viaggiato in parallelo per un certo periodo, ma a 40 anni è logico che non si ha più l’ingenuità dei 22 e ho sentito l’esigenza come di un test di metà percorso con cui ho preso fiato. Per rigenerare una realtà come la nostra è anche giusto che ciascuno possa fare le proprie cose per poter poi tornare a farne altre insieme. Mi sono preso adesso quello spazio perché avevo voglia di raccontare dei pezzi con la mia voce.

In questo progetto da solista che cosa hai portato dei Subsonica e cosa, invece, hai lasciato?
Essendo i Subsonica una band, diciamo, non formale, ogni volta che scriviamo è un lavoro collettivo per cui è necessario venirsi incontro, come in un balletto per cui a volte ci si pesta i piedi ma altre volte si vince la gara. In questo album, dopo aver suonato tantissime tastiere, l’unica cosa che non volevo fare era elettronica: non volevo assolutamente usare sequencer, sintetizzatori o synth, ma avevo voglia di suonare. Ho suonato tutti gli strumenti e nel mio piccolo studio mi sono sentito un po’ come un artigiano che, con la tuta sporca, colora il suo disco. Non ho fatto calcoli particolari: era quello che mi sentivo dentro e sono molto contento del risultato. È un disco onesto.

Per l’album hai scelto una grafica estremamente curata, con un booklet che è una tavola illustrata: ci racconti l’idea dell’artwork?
Ho cercato di fare un disco come lo si faceva una volta, da ascoltare e guardare. Le foto sono di Giovanni Gastel mentre ho lavorato per la parte di grafica con Valeria Montemagni, un’amica architetto e illustratrice che realizza libri pop-up a mano.  All’interno dell’album abbiamo messo una tavola sintomatologica del mal d’amore amaro che racconta come si trasforma il corpo umano quando soffre.  Non ho cercato di mettere insieme una playlist o dei singoli, ma ho voluto creare un filo logico con le canzoni per dare dita a un album da ascoltare, credo, in poltrona, magari leggendone i crediti. Oggi, credo, diamo troppo per scontato la musica, ma è così che mi piacerebbe trovare tutti i dischi del mondo: guardandone la copertina, scoprendone la storia e leggendone i testi.

Un album da solista ma con tante collaborazioni: con quale criterio le hai scelte?
Ci sono tanti ospiti perché, quando organizzi una festa, puoi invitare chi vuoi. Ho chiamato alcuni amici a cantare con me e tutti si sono messi pienamente a disposizione. Ho cercato, da produttore, voci che mi piacessero, anche lontane dal mio mondo ma che immaginavo avrebbero reso come poi è successo. Non sono un cantante, sono un artista – con la a minuscola, per carità – e uso quello che vedo per metterlo nel lavoro che faccio. Sono molto felice che tutti quelli che ho chiamato siano venuti e abbiamo collaborato con grande leggerezza. In fondo, facciamo solo musica: è qualcosa di meraviglioso con cui ci divertiamo e giochiamo, ma è anche la forma di accesso più semplice alla letteratura. È una forma d’arte imprescindibile, perché si potrà non leggere libri ma non si può non avere una colonna sonora nella propria vita. La musica ha sempre avuto le parole che spesso noi uomini non abbiamo, è da Nobel di per sé.

Hai già in mente con quale tipo di show presentare questo lavoro?
Non so ancora se andrò in tour e, se lo farò, non sarà lungo e  i piacerebbe esibirmi in una situazione intima. Magari anche con una formazione non tradizionale, per dare spazio, non dico a uno storytelling, ma comunque a due ore di live che vadano al di là della sola musica per sfogarsi.

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Nell’attesa, l’artista presenta dal vivo La stanza intelligente in occasione di alcune date instore nelle Feltrinelli delle principali città italiane. Queste le date: 3 novembre a Milano (Piazza Piemonte, 2), 4 novembre a Torino (Stazione di Porta Nuova), 7 novembre a Bologna (Piazza Ravegnana 1) e 8 novembre a Roma (Via Appia Nuova, 427).

Questa la tracklist dell’album:  1. 1993, 2. Mezzo uomo (feat. Cosmo), 3. Sulla strada (feat. Nek), 4. La stanza intelligente, 5. Santa Kaos (feat. Giuliano Palma), 6. Come la neve (feat. Luca Carboni), 7. Ad altezza uomo (feat .Briga), 8. Noi (feat. Malika Ayane), 9. Il mio compleanno (feat. Raf), 10. La conversazione di noi due (feat. Enrico Ruggeri), 11. All’altare (feat. Marco Mengoni), 12. Quello che vuoi (feat. Diodato), 13. Tutto bene.

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