Clamore a Nuoro per il caso di una giovane di 24 anni, che, però, ha le sembianze di una di cinque, rifiutata dall’asilo che frequenta dal 2006. La “bambina” non sente, non vede e non parla. E’ maggiorenne per l’anagrafe ma in realtà una bambina. Due anni fa, respinta da tutte le scuole, fu accolta in una scuola materna religiosa e la frequenza è stata una svolta positiva nel suo dramma. Da qualche settimana si sono chiuse le porte della scuola dove “non ci sarebbero spazi adatti alle sue esigenze”.
A questo punto che dire? Spero che il ministro Gelmini si accorga dell’accaduto ed intervenga. Ora non può dire di non sapere, visto che il caso rischiava di passare inosservato, e quindi l’ho riportato. Come tanti altri. Purtroppo.




ottobre 16th, 2008 alle 09:48
L’Italia del menefreghismo!
Scandaloso,”non ci sarebbero spazi adatti alle sue esigenze”
Mi chiedo quali possano essere le esigenze alla quale non si possa far fronte!
forse una maestra che si dedichi solo a lei?E qui la vedo dura che la Sign Gelmini intervenga..visto che lei usa la legge del “Taglione” :B
Buona mattinata Graz
ottobre 16th, 2008 alle 09:50
Errata corrige:
Sign.ra
ottobre 16th, 2008 alle 09:52
@A.C.F.Clarentia : hai pienamente ragione, il maestro a lei non lo danno.
ottobre 16th, 2008 alle 11:36
:G piove governo ladro … quando arriveremo ad attribuire alla Gelmini la responsaabilità delle merendine scadute!!!
Sono d’accordo invece che ci si deve occupare del caso in questione in maniera seria ed efficiente.. è mio parere che l’immondizia non ritirata sotto casa abbia responsabilità diverse da quelle del ministro dell’ ambiente..così nel caso della ragazza il Provveditorato ha l’obbligo di intervenire e se non lo fa è da denunciare…
non strumentalizziamo anche questi casi per i quali c’è invece bisogno di interventi seri e non tesi a sparlare di questo o quel governo…perchè altrimenti dovremmo far cenno alle Responsabilità del Ministro Berlinguer per tutti i ragazzi ignoranti d’ Italia
ottobre 16th, 2008 alle 11:46
@gino : non ho dato la colpa a lei, ho chiesto solo di intervenire, in quanto ministro dell’istruzione.
ottobre 28th, 2008 alle 21:05
che vergogna molti bambini portatori di handicap costretti a rimanere a casa gelmini vergognaaaaaaaaaaaaaaaaaaa e dimissioni con scuse in ginocchio.
ottobre 30th, 2008 alle 17:44
Sono un’insegnante di scuola dell’infanzia, con abilitazione anche per la scuola primaria, insegno da 35 anni e mi sento veramente umiliata da tutte le dichiarazioni che bollano gli insegnanti e gli studenti come persone che non capiscono nulla!!! Sia il ministro che il presidente del consiglio vogliono farci credere alle favole, ma questo decreto ha solo lo scopo di tagliare ed annullare la scuola pubblica. Che qualcosa deve essere cambiato e deve essere migliorato è giusto, ma nessuno si deve permettere di offendere. gli insegnanti, gli studenti e le famiglie capiscono e se protestano bisogna ascoltarli, la scuola la fanno loro che ci sono dentro tutti i giorni e non un avvocato e nemmeno un ricco sfondato… loro non sanno e non vogliono sapere!!! E’ veramente vergognoso quello che stà accadendo
novembre 6th, 2008 alle 22:33
Rimango sempre più sbalordita da ciò che leggo… Ma il ministro questi commenti li legge o vive in un mondo tutto suo?
novembre 8th, 2008 alle 00:08
ma gelmini si nasconde sempre?disdice tutti gli impegni ladraaaaaaaaaa rubi i soldi del popolo e crei solo rotture di palle a tutti bambini,genitori e insegnanti conigliaaaaaaaaaa esci allo scoperto che ti diamo la caccia!!!!
gennaio 21st, 2009 alle 18:26
MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E NON SOLO
Alla cortese attenzione dell’onorevole Mariastella Gelmini
e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio
Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008
Illustrissimo Sig. Ministro,
sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità.
Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni.
Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell’informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell’area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell’imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell’enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».
Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di “sdoganare” le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all’uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.
L’inserimento e l’inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall’altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.
Gli studenti universitari con disabilità hanno bisogno di servizi, e non di questi biglietti da visita ingenui, e anche fuorvianti.
Infine, vale la pena ricordare che il termine diversamente abile non ha nessun rigore scientifico, né alcuna valenza sul piano legislativo ed è intraducibile in altre lingue. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 22/5/2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, suggerisce di usare il termine “persone disabili” o “persone con disabilità”.Mi auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare questa mia lettera come un semplice esercizio di pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla come un piccolo contributo sulla strada da percorrere per la piena promozione dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità e per la creazione delle condizioni perché possano essere se stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo più autenticamente noi stessi.
Napoli 19/01/2009
Carmine Rizzo